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Regioni, adesso gli accordi di reciprocità: ma alle buone intenzioni

di Osvaldo Cammarota - Il Denaro
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


Con gli accordi di reciprocità la Regione Campania si propone di attuare la strategia di sviluppo fondata sui Sistemi territoriali indicati nel Ptr approvato dal Consiglio Regionale.
Le parole chiave sono Partenariato, Concertazione, Integrazione, Concentrazione, le stesse che ispirano da sempre le politiche comunitarie di coesione. La novità sembra essere una maggiore propensione al decentramento, ovvero alla applicazione di questi principi a una dimensione più prossima al territorio, secondo criteri di sussidiarietà.
Ai Comuni e a loro forme associate è dato un ruolo propositivo -e, forse, anche attuativo- nell'ambito degli obiettivi fissati dalla programmazione unitaria regionale-europea.

Queste buone intenzioni non sono totalmente nuove. L'ultimo ventennio è lastricato di sperimentazioni simili, volute dalla Commissione europea, dallo Stato e dalla stessa Regione.
Per brevità basti richiamare i Gal, i Patti Territoriali (nazionali ed europei), i Contratti d'Area, i Prusst, i Pit, … . non si può dire che si parta da zero, ma le valutazioni controverse che si hanno sui risultati di queste esperienze hanno generato atti amministrativi che, da soli, non assicurano il raggiungimento dei risultati attesi con il nuovo strumento.

Su questo punto le lezioni apprese dai precedenti periodi di programmazione possono servire a non replicare errori che, talvolta, hanno generato risultati persino opposti a quelli sperati. Sulla base della "Recuenta dei Pto" (il rendiconto di dieci anni di attività svolta dai dieci Patti comunitari per l'Occupazione – di prossima pubblicazione), è possibile individuare le criticità e i fattori di successo di questi progetti complessi.

Il successo è solitamente determinato dalla certezza di risorse, tempi e procedure di attuazione; dalla qualità del Partenariato e della Concertazione locale; dall'affidabilità del soggetto gestore; dall'effettiva rispondenza delle azioni alla "domanda di sviluppo" localmente rilevata e dalla loro coerenza con gli obiettivi della programmazione sovra locale.
Nel caso degli AdR, dunque, i risultati saranno commisurati alla qualità dei programmi e al rigore con cui saranno valutati i fattori di successo nella loro pluralità e convergenza.

Nell'immediato segnaliamo due questioni che ci sembrano essenziali per un buon avvio del processo di attuazione: dare maggiore certezza e coerenza di utilizzo delle fonti finanziarie; dare indirizzi più definiti sulle procedure per l'elaborazione del "Progetto Portante".

Limitativo e incoerente legare il destino di questi programmi esclusivamente alle sorti (incerte) dei Fondi per le aree sottoutilizzate, poiché i fondi comunitari sono destinati agli stessi obiettivi indicati nei documenti di programmazione unitaria 2007-2013.

Quanto al "progetto portante" sarebbe utile considerare tale l'intero Programma di Sviluppo Locale, sapendo che la competitività di un Sistema Territoriale non è data automaticamente da una "grande opera" ma piuttosto dall'"opera grande" di far convergere e integrare: la funzionalità delle infrastrutture; la qualità urbana e ambientale; la qualità dei servizi, l'adeguamento delle imprese e del capitale umano.

Infine auspicabile che il processo di attuazione sia salvaguardato da astratte conflittualità politiche. Sarebbe imperdonabile se le volontà espresse unitariamente dal Consiglio regionale, dallo Stato e dalla Commissione europea non trovassero adeguata assonanza nei comportamenti delle forze politiche locali.
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