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Ricerca, ai distretti 300 milioni
di Marzio Bartoloni - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Fondi pubblici per finanziare un piano nazionale delle aree tecnologiche
Riprendere in pugno il timone dei distretti tecnologici per aiutare le imprese, grandi e piccole, a tirare fuori la testa dalla palude dellacrisi grazie a massicce dosi di ricerca e innovazione.
Il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Maria Stella Gelmini, è pronta a scommettere tutto sui 34 poli della ricerca e dell'hi-tech che dal 2001 hanno conquistato l'Italia a colpi di alleanza tra Regioni, atenei, centri di ricerca pubblici e privati e imprese, con le Pmi spesso in prima fila.
In cantiere l'avvio del primo «Programma nazionale sui distretti tecnologici» per fissare priorità e strategie, per fare squadra senza sprecare più risorse e con l'obiettivo di mobi-litare fino a un miliardo in tre anni: il Miur metterà di suo sul piatto dai 200 ai 300 milioni nel triennio attingendo dal Far (il Fondo per l'agevolazione alla ricerca). Il resto arriverà dagli altri partner pubblici e privati: come le Regioni, gli altri enti locali, banche e fondazioni e le imprese.
Ma per ripartire, dopo il torpore degli ultimi anni, la Gelmini si dice pronta a fare piazza pulita di tutto quello che non funziona: niente più fai-da-te, iniziative spot e frammentarie. Basta anche con la confusione con i distretti industriali. Il ministero farà da regista e controllore, tagliando se necessario i "rami secchi", per convincere il mondo dell'industria e anche i capitali della finanza a investire e allearsi con distretti tecnologici che funzionano davvero.
Il confronto con le Regioni ei rappresentanti dei distretti tecnologici c'è già stato nei giorni scorsi: sul terreno i nodi da affrontare per rilanciare questi "cluster" italiani della ricerca. A cominciare dalla governance: l'idea è infatti di stabilizzare i distretti esistenti, scegliendo la forma giuridica più adatta per fare chiarezza e mettere ordine alla confusione attuale. Dove accanto a fondazioni e societàconsortili ci sono distretti basati su semplici accordi. Il nuovo programma nazionale si baserà sui piani pluriennali – veri e propri business plan – che ogni distretto tecnologico dovrà definire e che dovrà incassare il consenso del ministero in modo da individuare subito le strategie più efficaci.
Nascerà, infine, un «Comitato di gestione » dove potranno partecipare ministeri e Regioni – coordinato dal Miur – con il compito di stabilire gli interventi e monitorare l'andamento e i risultati dei distretti. La valutazione, promettono dal ministero, sarà cruciale e avverrà ogni anno per verificare le performance dei vari "poli" e poter così più facilmente scrivere il programma nazionale del triennio successivo.
Il ritorno dei distretti tecnologici tra i protagonisti dell'innovazione made in Italy è confermato anche dal fatto che il nuovo Programma nazionale della ricerca 2008-2010 – che vedrà la luce nei prossimi mesi – si ispirerà proprio al funzionamento di questi poli. A patto che si muovano sempre più – spiegano dal Miur – pensando "glocal". E cioè «secondo dinamiche internazionali », ma assicurando allo stesso tempo «l'impatto delle tecnologie sui territori».
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