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Rinnovabili, intesa alla Ue fino al 2014
Italia Oggi
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Il Consiglio dei ministri Ue dell'energia ha raggiunto ieri a Bruxelles l'accordo politico sulla direttiva per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, pilastro del pacchetto Ue su clima ed energia. Chiave dell'accordo il compromesso che ha permesso di sciogliere l'ultimo nodo rimasto nel negoziato fra Consiglio Ue, Europarlamento, stati membri, sulla direttiva. Il compromesso accoglie la domanda dell'Italia di inserire la clausola di revisione al 2014, che secondo quanto ha spiegato il ministro degli esteri Franco Frattini, "dovrebbe riesaminare nel 2014 il funzionamento delle misure del pacchetto clima, alla luce dell'eventuale accordo, o mancato accordo, per la riduzione dello Co2 da parte dei paesi maggiori responsabili delle emissioni di gas serra, e in particolare Usa, Cina e India".
La Commissione Ue presenterà un rapporto nel 2014 proponendo gli "adattamenti appropriati del regime di cooperazione previsto" nella direttiva, allo scopo di migliorare l'efficacia per il conseguimento dell'obiettivo del 20%. La revisione, non mette in causa gli obiettivi del 2020 (né quello Ue del 20% del consumo energetico finale coperto dalle rinnovabili, né quelli nazionali, come il 14% per l'Italia), e non sottrae agli stati membri il controllo sui propri sistemi di incentivazione delle fonti rinnovabili.
Il chiarimento sulla questione dei meccanismi di sostegno degli stati membri al loro settore nazionale delle rinnovabili era fondamentale per poter ottenere l'approvazione di alcuni paesi, come la Germania e la Spagna, che hanno sviluppato le proprie fonti verdi proprio grazie all'efficacia di questo sostegno. La Germania temeva che l'energia da fonti rinnovabili prodotta nel proprio territorio, e sostenuta con il sistema delle tariffe fisse (feed in), potesse diventare oggetto dello shopping degli altri stati membri, nell'ambito della cooperazione prevista dalla direttiva. Se fosse passata la prima versione della clausola di revisione, in sostanza, c'era il rischio che le imprese di un paese indietro rispetto al proprio obiettivo nazionale (e con incentivi inefficaci per la produzione di energia rinnovabile) potessero mettersi in regola acquistando elettricità verde in Germania, prodotta con il sostegno pubblico tedesco. Ora, il Consiglio Ue e la presidenza di turno francese del consiglio dovranno fare accettare all'Europarlamento il testo di compromesso approvato dai ministri.
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