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Ritorno alle economie locali
di Daniele Marini - Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
INTERVENTO
Le notizie descrivono ogni giorno di più la situazione di un'economia entrata precipitosamente in un vertice di difficoltà: previsioni di crescita progressivamente rivisitate verso il basso, aumento delle richieste di cassa integrazione, andamento dell'occupazione negativo. E nel vortice gira la testa, si fatica a comprendere che cosa sta accadendo. Soprattutto come (e quando) se ne esce. Nessuno è in grado, allo stato, di fare previsioni con un minimo di certezza. Ma ciò di cui c'è maggiormente bisogno è recuperare fiducia, stabilità nei comportamenti e un'azione pubblica dotata di obiettivi chiari.
Le rappresentazioni della crisi, i modi in cui essa viene descritta, sono importanti da considerare, perché da queste dipende l'azione degli investitori stranieri, degli operatori economici e delle famiglie. A maggior ragione in una fase così tumultuosa sono indispensabili monitoraggi continuativi sui diversi territori, perché la crisi letta solo dal centro entra in una logica tutta di confronto e scambio politico. Perdendo il contatto con la realtà e le diverse intensità dei problemi dello sviluppo locale. Tutto sfuma in una mediazione politica legata al consenso immediato, mentre si abbassa il tasso di pragmatismo necessario a risolvere le questioni e a realizzare una progettualità di lungo periodo. Così assistiamo ad annunci di interventi che durano un paio di giorni, per poi cadere nel silenzio. O a proposte e contrapposizioni utili alla polemica, ma poco calibrate sulla realtà.
Tutto ciò disorienta e rimanda l'immagine di un Paese il cui incedere è incerto, incapace di pensarsi in grande e di guardare al suo futuro. Mentre fra le poche cose sicure c'è che alla fine di questo tunnel il paesaggio economico sarà assai diverso. Dovremo essere pronti a ripartire con il piede giusto, avendo posto le basi per risanare il debito pubblico, avviato un ammodernamento della pubblica amministrazione, ristrutturato adeguatamente il sistema produttivo, realizzato gli investimenti necessari nella crescita del capitale umano. I fondamenti di questi interventi devono però essere gettati adesso, perché il tempo e la velocità di realizzazione sono i fattori cruciali per vincere la sfida della competizione globale. Soprattutto perché oggi il nostro sistema produttivo costituito da un capitalismo diffuso, dalle Pmi e dai suoi lavoratori, oltre agli effetti della crisi, sta pagando i ritardi delle riforme mai realizzate. Pur ricordando il vincolo posto dall'enorme debito pubblico, tuttavia è necessario giocare su due tasti.
Da un lato, nel brevissimo termine, c'è la questione dell'estensione degli ammortizzatori sociali ai lavoratori delle piccole imprese. È forte e diffusa la preoccupazione di molti imprenditori di disperdere il capitale umano e professionale costruito negli anni, di mettere in difficoltà intere famiglie. Di vedere inasprito rapidamente il rapporto con il territorio nel quale sono cresciuti. Perché la maggioranza delle Pmi ha un rapporto di reciprocità con l'area di insediamento produttivo, con i lavoratori. Poiché la crisi sarà selettiva, più che salvaguardare il "posto fisico" del lavoro, va tutelata la sua "occupabilità", la spendibilità delle professionalità. Sarebbe riduttivo fermarsi alla dimensione economica. Va costruito un sistema di tutele che accompagnino i lavoratori colpiti da disoccupazione in percorsi di riqualificazione, di formazione continua, di acquisizione di nuove competenze utili alla ricerca di nuovi impieghi.
Dall'altro lato, occorre operare nel lungo termine realizzando quelle riforme strutturali, stabili nel tempo, che costituiscono la direzione che l'Italia vuole intraprendere. Rischiando, in modo condiviso con le parti sociali, l'elaborazione di un pensiero non conformista (per mutuare la definizione di Innocenzo Cipolletta, Il Sole 24 Ore, 17 febraio 2009).
Liberalizzazioni, semplificazione burocratica, riforma del welfare e delle pensioni sono i capisaldi su cui costruire l'Italia del futuro prossimo. Rinviare ancora per timori legati al consenso sarebbe deleterio e ci consegnerebbe a una crescita declinante. Così come all'epoca dell'ultimo grande sogno nazionale, l'ingresso nella moneta unica, la popolazione comprese il senso della sfida, altrettanto oggi c'è la consapevolezza diffusa della difficoltà del momento. Sarebbe il modo più efficace per intravedere nella crisi una grande opportunità di sviluppo da non lasciarsi sfuggire.
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