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Sud, fuga di laureati al Nord: un fenomeno che dilaga

di Nicola Campoli - Il Denaro
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


L'altro giorno, mentre ero intento a leggere alcune pagine dell'ultimo ed interessante libro di L. Bianchi e G.Provenzano: "Ma il cielo è sempre più su?" edito da Castelvecchi, ho ricevuto una telefonata inaspettata da una giovanissima cugina di mia moglie. La stessa si è da pochi mesi laureata in Ingegneria gestionale a Napoli ed è in procinto di partire per il Nord Italia, accettando un contratto di stage per tre mesi, in un'importante realtà aziendale con sede a Milano.
Mi ha confessato di aver inviato, nei mesi scorsi, diversi curriculum vitae, come fanno molti ragazzi alle prese con il post laurea, seguendo gli annunci sui siti dedicati e sui più importanti quotidiani a tiratura nazionale.

Purtroppo, e aggiungo io inevitabilmente, le uniche risposte le sono pervenute solo da un sistema imprenditoriale, localizzato nelle regioni settentrionali. Pertanto, se vuoi iniziare a mettere un piede nel già difficile e complicato mondo del lavoro, non hai altra occasione che emigrare. Certo, per un giovane che non ha molte possibilità di sostegno familiare, stabilizzarsi a Milano, con meno di 750,00 euro mensili, rappresenta una gran prova di ingegneria contabile, molto più degli esami che hai dovuto superare nel corso del percorso universitario.
Purtroppo, come dicevo poco anzi e come scrivono gli stessi autori nella loro nota di accompagnamento al testo: "per chi rimane a Sud, l'alternativa è secca: mala occupazione o nessuna".

E' perfettamente vero che negli ultimi dieci anni è stato sottoscritto: "un patto sociale e culturale che nega un ruolo ai giovani nell'economia e nella società meridionale". Il libro affronta egregiamente argomentando, altresì arricchite da altrettanti dati, le difficoltà che riscontrano i tanti giovani professionalizzati del Sud Italia che si affacciano sul mondo del lavoro. Lo sconforto in molti casi prende e prende davvero tanto, vista la ristrettezza delle possibilità su cui poter contare.

E' reiterata, già da troppo tempo, la fatica a trovare lavoro in loco. A tal riguardo, i laureati meridionali che secondo i dati del Rapporto Svimez 2009 a tre anni dal raggiungimento del traguardo, si dichiarano occupati in un'azienda del Centro-Nord sono ben il 41,5 per cento. Un dato maggiore rispetto al 2004 e ancora più preoccupante, visto che è di dieci punti percentuali maggiore rispetto al 2001. Ciò è la conseguenza di un sistema produttivo che si è andato affievolendo nell'ultimo ventennio nelle regioni meridionali, condannando il Mezzogiorno al momento, e da più tempo, a mero fornitore di risorse professionalizzate per il resto del Paese. La crisi economica nazionale ed internazionale, infatti, non sta facendo altro che aggravare problematiche che l'Italia si porta dietro già da diversi anni. Oggi è quasi impossibile ignorarle, nascondendole dietro un confronto pubblico, ahimè, impegnato in altre conversazioni.

A partire fin dal 2006, quindi, molto prima dell'inizio della crisi 2008, il tasso di occupazione giovanile nel Sud Italia si attestava a molto meno del 25.5 per cento, mentre la media dei Paesi dell'Unione europea a quindici era del 40 per cento. Questi elementi sono ancora più gravi se si considera che, fin dal 2000, l'Italia è di gran lunga il Paese europeo che spende di meno per il welfare dei suoi cittadini più giovani. Abbiamo, allora, raggiunto il colmo. Infatti, quando un'intera generazione, o più di una, è mortificata a questi livelli, si tratta in fin dei conti di giocare con il futuro stesso della nazione. Il fondo del barile è raschiato.

Tutti debbono impegnarsi, dal più piccolo al più grande dei nostri amministratori pubblici, affinché "si possa mettere a frutto quello straordinario patrimonio umano che rappresenta la vera ricchezza" del Mezzogiorno d'Italia. Il libro riesce a ben centrare il tema della criticità occupazionale in capo ai giovani del Sud che, però, necessita di essere affrontata con maggiore decisione da chi di dovere, in modo che "il cielo … può essere sempre più a Sud". Insomma, prendendo a prestito le parole pronunciate un po' di tempo fa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano: "ciò di cui abbiamo più bisogno oggi in Italia è guardare al futuro delle nuove generazioni, con serietà e impegno".
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