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Sud, la tentazione di ricominciare sempre daccapo

Il Sole 24 Ore
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No. Di un'altra stagione per capire cosa ha funzionato e cosa no, partendo dalla constatazione che il divario Nord- Sud non si è ridotto nonostante la pioggia di interventi arrivati nel corso di decenni, non c'è bisogno.
Nel senso che non è ricominciando ogni volta quasi daccapo nell'istruttoria della crisi che si risolvono problemi arcinoti.

È già accaduto, sotto governi di ogni colore, nella Prima e nella Seconda repubblica. Quanti piani, a vario titolo (straordinari, nazionali, regionali, "Marshall") sono stati promessi per il Mezzogiorno? Quante parole e quanti incontri istituzionali e con le parti sociali sono stati spesi per dettagliare l'ordine dei problemi?

Si comprende che il ministro per gli Affari regionali Raffele Fitto (intervista di Giorgio Santilli sul Sole 24 Ore di venerdì 11 giugno), al quale è stata assegnata dal presidente del Consiglio Berlusconi la nuova delega per avviare un piano per il Sud e accelerare la spesa dei fondi europei e del Fas (Fondo aree sottoutilizzate), voglia giocare la sua partita, personale e politica. Sappiamo anche che il campo è accidentato. Un piano- Sud era stato affidato al ministero dello Sviluppo economico retto fino a poche settimane da Claudio Scajola, ma in realtà a tenere in mano il gioco (come per l'uso diverso dei Fas in chiave anticrisi ) è stato il ministero dell'Economia guidato da Giulio Tremonti. Infine, va considerato il caso politico siciliano, dove il governatore Raffaele Lombardo, ex alleato di ferro del Pdl nazionale, e Gianfranco Micciché (Pdl siciliano "autonomo") si sono collocati su sponde politiche diverse da quelle governative.

Insomma, il dossier sul tavolo di Fitto non è di quelli facili. E il ministro vuole approfondire. Però, da qui a dare l'impressione che si ricomincia tutto daccapo, francamente, ce ne corre. Ecco infatti profilarsi il monitoraggio del Fas "per capire che cosa non ha funzionato e da che livello di spesa reale partiamo" (compreso l'esame del Fas 2000-2006, quello del 2007-2013 non è praticamente mai scattato). Seguirà entro fine luglio la convocazione delle parti sociali. Partiranno gli incontri con le regioni. "Dobbiamo verificare - ha spiegato Fitto - se è vero quello che ho letto e visto da certi documenti, che la percentuale di spesa è stata inferiore al 50%, perché se è così l'errore da non fare è continuare su quella strada, come pure si è tentato di fare".

Sui limiti della programmazione 2000-2006 è fiorita da tempo una vasta letteratura. Di volta in volta, analisi puntuali della Banca d'Italia, della Confindustria, della Svimez, degli stessi tecnici governativi ( per esempio lo studio del Dipartimento politiche e sviluppo del febbraio 2008) hanno messo in luce la frammentazione degli interventi, la scarsa competenza e la bassa capacità decisionale delle regioni. Quanto al ciclo 2007-2013, all'inizio il Sud disponeva di 100 miliardi di euro dei quali 47 tra fondi strutturali e cofinanziamento nazionale e oltre 53 relativi al Fas. Alla fine del 2009 i fondi strutturali risultavano assegnati a progetti per circa il il 40% del totale mentre le spese certificate ammontavano al 6% del totale, il che dimostra un avvio lentissimo.

Almeno nel campo della conoscenza dei problemi non siamo all'anno zero. Sappiamo già cosa non ha funzionato: si attendono solo le correzioni.
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