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Si parla di Mezzogiorno solo per sottolineare i guasti della politica.
E' dovere civile, culturale e democratico denunciare il prolungato ed inquietante silenzio delle istituzioni, delle forze politiche e sociali, dei parlamentari ma anche delle Assemblee elettive, sul Mezzogiorno. Si parla del Sud, solo per sottolineare i guasti della politica, il malaffare dell'intreccio torbido tra economia e politica, la bruciante pervasività della criminalità organizzata. Poco spazio e poche voci autorevoli si fanno sentire per rivendicare l'assoluta emergenza meridionale e la necessità di aprire, anche e soprattutto in tempi così bui per l'economia nazionale, uno spazio che parli del futuro del Sud e delle giovani generazioni, di milioni di ragazze e ragazzi meridionali. E' penoso ed inammissibile, in particolare, il silenzio e la subalternità, con rare eccezioni, dei parlamentari, delle forze politiche e culturali del Mezzogiorno anche in rapporto ai ripetuti "scippi" del governo, dalle risorse U.E., alle infrastrutture, agli enti locali. Il fuoco vivo dell'impegno e della proposta è acceso soltanto e purtroppo, senza la necessaria continuità, da alcune istituzioni, da enti e centri nazionali, dall'associazionismo.
Dalla Regione Basilicata viene un segnale forte ed impegnativo che va sottolineato. E' questo il senso ed i contenuti del Convegno, svolto a Matera, promosso dalla Regione Basilicata, dal CNEL e con il supporto della Lega delle Autonomie Locali e delle Associazioni degli Enti Locali, per discutere il tema "Lo sviluppo del territorio meridionale nella competizione globale – Distretti, infrastrutture e ruolo delle città e dei Piccoli Comuni". Un confronto impegnativo che riafferma la attenzione della Regione Basilicata, del CNEL e delle Associazioni al rapporto tra Città e aree rurali per lo sviluppo. Una analisi attuale che porta più avanti la riflessione e gli obiettivi del "Manifesto di Matera" di qualche anno fa, una piattaforma innovativa per una strategia dello sviluppo delle aree interne e dei Comuni minori. Le relazioni di Bubbico, di Vanni, per il CNEL, i contributi di Sindaci e Amministratori, di Angelo Ziccardi, anima pulsante della iniziativa, hanno fatto il punto sul "che fare".
E' stato sottolineato che la recessione che colpisce i paesi industrializzati non sarà neutrale riguardo alla dimensione dei divari centronord-sud. Al contrario, qualora non siano attivati specifici interventi di politica economica, i differenziali nello sviluppo, che negli ultimi anni sono leggermente migliorati, potrebbero peggiorare. Per uscire dalla crisi è necessaria una ripresa strutturale basata sulla crescita dell'intero Paese e pertanto non può essere ignorata la necessità di strutturare un nuovo percorso per lo sviluppo del Mezzogiorno.
E' questo il punto politico centrale. Infatti, le opportunità per la crescita del Sud Italia dipendono in larga parte dall'utilizzo delle risorse per le politiche di sviluppo regionale articolate principalmente nei fondi comunitari e quelli nazionali, così come risulta dalla struttura finanziaria del Quadro Comunitario di Sostegno che prevede, nel periodo 2007-2013, un totale di 124,7 miliardi di euro di cui 28,7 miliardi di euro sono rappresentati dal contributo comunitario dei fondi strutturali (programmati con i Programmi Operativi Nazionali e Regionali), 31,6 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale e 64,4 miliardi di euro dei Fondi per le Aree Sottoutilizzate (FAS).
Questo programma è stato definito quando la crisi finanziaria mondiale non si era ancora manifestata in tutta la sua virulenza. In una fase in cui sono necessarie risorse per investimenti in grado di invertire le tendenze recessive, risulta utile e necessario anzitutto confermare in pieno il quadro finanziario per consentire l'attuazione di politiche strutturali in grado di suscitare effetti anticiclici. Una crisi che non può essere affrontata né in termini regionali né in termini nazionali. Sono indispensabili decisioni da assumere a livello di Unione Europea e forme di cooperazione rafforzata tra i paesi dell'euro-zona nonché forme stringenti di vigilanza sugli intermediari finanziari e un nuovo aggiornato ruolo della Banca Centrale Europea. L'analisi sulle strategie nazionali è stringente.
E' necessario ripensare il Mezzogiorno d'Italia nel contesto mediterraneo, definendo una visione comune delle regioni meridionali, con una linea che non renda marginali le zone interne che sono di fatto il principale elemento territoriale di interconnessione territoriale tra la costa tirrenica e adriatica e costituiscono l'entroterra delle vie di comunicazione con il sud del Mediterraneo. Direttrici obbligate e da realizzare per connettere il Sud. Ripensare al Mezzogiorno non più come ad una somma di Regioni ognuna di per sé marginale rispetto alle aree del Centro e del Nord Italia.
E' necessario che il Sud Italia sia inquadrato nel contesto Mediterraneo e proposto come una base logistica in grado di intercettare i flussi di merci e di saperi che partono dal Far East e mettono in competizione il bacino del Mediterraneo con le tradizionali rotte del Nord Europa. Per questo obiettivo fondamentale è indispensabile strutturare una strategia comune delle regioni del Mezzogiorno e del Governo centrale con scelte condivise per un riequilibrio territoriale nel Sud Italia, decongestionando le aree costiere e sviluppando un sistema di connessioni e di corridoi plurimodali. Le priorità sono il rafforzamento dei maggiori poli portuali, ferroviari ed aeroportuali ma anche la realizzazione di una adeguata, articolata ed efficiente rete connettiva trasportistica e logistica che colleghi questi nodi. Il Sud deve puntare per il suo sviluppo su reti materiali ed immateriali.
In questa prospettiva è necessario superare gli equilibri territoriali fondati sulle tradizionali dinamiche esistenti tra le aree urbane meridionali forti e l'entroterra strutturalmente fragile. Urge avviare un processo di aggregazione di territori e di organizzazione di servizi comuni. E' evidente che occorre creare una massa critica per ottenere servizi di livello paragonabile a quello delle altre aree del paese. Di fronte a queste dinamiche profonde occorre predisporre un nuovo quadro del governo del territorio in grado di determinare una inversione di tendenza andando ad incidere sulle dimensioni ottimali che possano garantire prospettive adeguate per la qualità della vita dei cittadini. E' la premessa per un futuro che attacchi il fenomeno dello spopolamento delle aree interne. E' necessario costruire un nuovo scenario nel quale la qualità della vita e opportunità di lavoro qualificato nelle zone svantaggiate raggiunga un livello positivo.
Per perseguire questo obiettivo, le Regioni debbono ridisegnare il quadro della governance dei territori subregionali procedendo al riordino degli enti locali e delle funzioni intermedie e ad un riassetto del sistema sanitario regionale. Una linea di rafforzamento degli enti locali è necessaria anche per conseguire un ulteriore obiettivo: trasferire sul territorio locale una parte consistente delle decisioni sull'utilizzo dei fondi europei del ciclo di programmazione 2007-2013. Per far questo sono necessarie strutture attrezzate e fortemente interconnesse per superare burocrazie, limiti ed errori dei precedenti cicli di programmazione.
E' da mettere al centro della programmazione 2007-2013 l'"identità competitiva" del territorio meridionale se si intende avere davvero una opportunità di sviluppo nelle dinamiche della globalizzazione.Per le regioni meridionali, bisognerà agire, sulla base dei programmi di sviluppo regionale ed utilizzando in modo ottimale le risorse comunitarie, nazionali e regionali per riequilibrare le difficoltà nel campo infrastrutturale e per definire in modo chiaro e facilmente comunicabile la qualità ed i punti di forza dei territori. Il Convegno ha ribadito l'indirizzo del "Manifesto di Matera" del 2003 riguardante lo sviluppo dei vasti territori dei piccoli comuni con il decisivo contributo delle politiche programmatiche delle città nei loro contesti territoriali. La valorizzazione del 70% dei territori di competenza dei piccoli comuni, specie con l'utilizzazione e l'attuazione dei piani strategici di sviluppo rurale, è condizione indispensabile per lo sviluppo sostenibile di tutti i territori delle città e dei Comuni rurali, per la difesa del suolo e dell'ambiente, per il rafforzamento demografico delle località delle zone interne e montane.
E' la linea dello stesso Parlamento europeo con la risoluzione sulla situazione e le prospettive dell'agricoltura nelle zone di alta e media montagna. In questo quadro hanno un ruolo fondamentale le associazioni imprenditoriali, professionali, sindacali e cooperative. Dovrebbero operare, d'intesa con le amministrazioni pubbliche come effettivi soggetti di promozione in grado di proporre politiche attive del lavoro e delle professioni focalizzando l'attenzione sull'innovazione, la qualificazione delle produzioni e sulle iniziative imprenditoriali dei giovani e delle donne e sulla costituzione delle reti di impresa. Si tratta di una funzione fondamentale per la costituzione dei distretti rurali, agro-alimentari, di settore merceologico e dei distretti produttivi.
Un contributo ulteriore nel dibattito meridionalistico sarà dato dalla consulta meridionale del CNEL, recentemente attivata, che si propone come un organo di accompagnamento di queste operazioni e di monitoraggio e scambio di esperienze del centro nord e del Mezzogiorno e all'interno dell'Italia meridionale. In sintesi, è possibile individuare alcuni interventi ed azioni che, specie nella recessione possano sostenere le regioni meridionali.
- Mantenere la ripartizione regionale prevista per le politiche di sviluppo regionali sia per l'obiettivo convergenza che per quello della competitività, anche relativamente alle risorse FAS che sono oggi più a rischio di riallocazione sia settoriale che geografica.
- Anticipare, in accordo con la Commissione Europea, la ripartizione annuale delle risorse disponibili nei sette anni di programmazione rimodulando e semplificando le procedure. E' da perseguire l'ambizioso obiettivo di aumentare la quota degli investimenti attivabili nel corso del 2009 e 2010, anni questi per i quali è prevista la maggiore contrazione della domanda aggregata, arrivando a spendere nel 2009 il 40% di tutte le risorse disponibili e nel 2010 prevedendo una spesa pari al 70%. Si tratta di puntare alla realizzazione di tutte le opere e gli interventi il cui stato di avanzamento sia compatibile con un'anticipazione dei tempi di realizzazione.
- Utilizzare, in accordo con la Commissione Europea, gli accantonamenti e le riserve di programmazione sia per la reintroduzione di meccanismi premianti, che per le nuove iniziative indirizzate a finanziare la priorità VII individuata nell'ambito del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 "Competitività sistemi produttivi e occupazione". In tal modo sarà possibile sostenere le piccole e medie imprese manifatturiere del Mezzogiorno ad inserirsi nelle nuove reti di impresa.