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Sud, un nuovo ruolo con il Banco
di Sergio Governale, Il Denaro
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Il Mezzogiorno deve diventare il caposaldo dell'Europa nel Mediterraneo. Il Banco di Napoli farà di tutto affinché il Sud si ritagli questo nuovo ruolo. Lo assicura il presidente Enzo Giustino, spiegando che guardare al Sud come avamposto dell'Europa nel Mediterraneo non è una scelta, ma una necessità: è l'unica via per crescere. Giustino annuncia così il suo programma promozionale dell'istituto nelle quattro regioni meridionali in cui opera, dove la banca incontrerà su base continuativa istituzioni e parti sociali e produttive per informarle, tra l'altro, delle imponenti strutture del gruppo Intesa Sanpaolo, a disposizione del territorio non solo per dare credito, ma per offrire assistenza ai progetti delle Pmi e l'accesso ai fondi europei.
Come ha vissuto i suoi primi giorni da presidente del Banco di Napoli?
Innanzitutto sono stato particolarmente sorpreso a essere chiamato per questo incarico. Ho passato questi primi giorni a impostare un programma per capire come questa struttura possa essere messa a disposizione del territorio.
Come ha trovato l'istituto a distanza di 29 anni, quando si è congedato da consigliere di amministrazione?
Ho trovato un clima assolutamente nuovo. Il Banco prima era governato dalla politica. Ora la politica non c'entra nulla e questa è la cosa più importante. Anche la nomina dell'attuale consiglio, con l'inserimento di numerosi imprenditori meridionali, ne è un esempio.
Si può affermare che oggi l'istituto è più autonomo rispetto al recente passato?
E' stata restituita l'autonomia in termini territoriali, amministrativi e di gestione finanziaria. E' stato restituito il suo logo. Fa parte di un grande gruppo, uno dei primi dieci del mondo. La mia impressione è che questa autonomia abbia un grande valore per noi meridionali. Dobbiamo utilizzare la struttura e la forza di questo gruppo per raggiungere gli obiettivi che il Sud si vuole dare.
Quali sono questi obiettivi?
Avere un ruolo centrale nel Mediterraneo. Vorrei poter approfondire con le imprese nel prossimo futuro tre punti di riferimento: l'Europa, il Mediterraneo e il Sud. L'obiettivo è quello di fare del Sud il caposaldo dell'Europa nel Mediterraneo.
Come può la banca essere utile in questa direzione?
C'è stato di recente un accordo tra dodici banche che operano nel Mediterraneo, tra cui Intesa Sanpaolo, unica banca italiana, attiva in Egitto e Albania e molto presente in Marocco. Agiremo affinché il Sud sia il perno nel Mediterraneo. E' l'unico modo per far sì che il Sud abbia un suo ruolo, una sua funzione all'interno non solo del Paese, ma dell'Europa. Guardare al Sud come avamposto per l'Europa e con l'Europa del Mediterraneo non è una scelta, ma una necessità. Vogliamo strumentalizzare il gruppo Intesa Sanpaolo e le sue strutture. Noi meridionali dobbiamo avere il coraggio di farlo.
Come nasce questo programma promozionale?
Ho preso spunto dal codice etico di Intesa Sanpaolo. Sono previsti due capitoli: il sostegno allo sviluppo e la promozione delle economie locali e il radicamento sui territori. Il nostro programma promozionale è in perfetta sintonia con queste indicazioni. Ed è coerente con questa aspirazione diffusa secondo cui il Banco di Napoli debba riassumere questa sua funzione di punto di riferimento culturale per le problematiche inerenti lo sviluppo.
Come si attuerà questo programma?
Con colloqui nelle quattro regioni in cui opera il Banco di Napoli con le istituzioni e, soprattutto, con il sistema industriale e produttivo. Non sarà previsto alcun comitato locale. Si attiveranno direttamente i componenti del nostro consiglio di amministrazione per incontrare i referenti dei vari territori. Avremo contatti continui e costanti.
Concretamente, come può il Mezzogiorno recuperare competitività?
La competitività territoriale è la premessa per attrarre investimenti. La Campania ha un primato: la logistica e i trasporti. Non serve un territorio che sia solo attrezzato per trasferire merci. Bisogna far attecchire sul territorio nuove imprese. Promuoveremo quest'idea, poi seguiranno azioni concrete con le nostre strutture, che seguiranno le Pmi non solo dal lato del credito, ma del sostegno dei progetti con un'assistenza completa.
Attrazione degli investimenti e delle persone:?a Napoli però la gente non vuole venire, siano giocatori di pallone o manager. Esiste una tassa Napoli? E' d'accordo con Lettieri e De Laurentiis?
No. Non voglio però entrare in polemica. Napoli ha molte carenze. Se non ci poniamo nella direzione di attenuare o eliminare le carenze, le cose non cambieranno. Credo che queste dichiarazioni non aiutino.
Esiste però uno stallo e le istituzioni non possono non essere responsabili. Voi come istituto di credito che cosa potete fare?
La banca non può sostituirsi alle istituzioni e non può fare beneficenza. Noi però ci mettiamo gli strumenti. Qualche risultato possiamo ottenerlo. In questo senso qualche ragione Lettieri e De Laurentiis ce l'hanno. Quello che posso dire è che faremo pressioni sulle istituzioni e sulla società, che pure ha le sue colpe con la cultura della dipendenza. Saremo interlocutori culturali ed esecutori operativi. Noi abbiamo interesse a investire qui. Dobbiamo fare i nostri interessi, che sono gli stessi di quelli del territorio.
Ieri imprenditore oggi banchiere: è cambiato il suo punto di vista sul rapporto tra banche e imprese?
Come ho già detto, non esiste più un legame con la politica. Prima il sistema bancario era per l'80 per cento nelle mani della politica. Oggi si ragiona all'interno delle banche come all'interno delle imprese.
E' quindi possibile adesso migliorare il loro dialogo?
Secondo me sì. Un tempo si parlava di oneri impropri, così definitivi da Saraceno, in termini di partecipazioni statali e di banche in mano pubblica. Prima c'era una cultura della dipendenza. Oggi non c'è più e questo deve accrescere la responsabilità di noi meridionali. La crisi oggi può essere vissuta dal Mezzogiorno come un'opportunità.
Siamo in piena crisi economica: ci sono segnali di inversione?
Quello che veniva trascurato prima non viene trascurato adesso. Secondo la mia mentalità imprenditoriale tutto questo potrebbe aiutare a uscire dalla crisi.
Due giorni fa l'Osservatorio regionale coordinato dal prefetto Pansa ha esordito dicendo che le Pmi sono le più penalizzate nell'accesso al credito: che cosa risponde?
L'impresa non è tanto importante per quello che è, ma quello che può diventare. La banca deve aiutare l'impresa a diventare quello che può diventare. Su questa strada la mia esperienza dice che il Banco è su questa strada già da tempo.
Come giudica l'idea di Tremonti di creare una banca del Mezzogiorno?
Già tanti anni fa quando Tremonti non era ministro del Tesoro gli ho risposto con alcuni articoli dicendo che con il ritorno delle competenze e del logo al Banco di Napoli la questione sarebbe stata risolta. Il progetto di Tremonti si fonda poi sulla partecipazione pubblica. Questo sarebbe un ritorno al passato.
Che cosa caratterizzerà il triennio di Giustino rispetto a quello di Vincenzo Pontolillo (ex presidente, ndr)?
Credo di aver dato testimonianza nel tempo di avere delle idee e una visione particolare dello sviluppo del Mezzogiorno. Cercherò quantomeno di avvicinarmi alle mie intenzioni.
*Settantasettenne, imprenditore napoletano, Enzo Giustino ritorna al Banco di Napoli dopo 29 anni, diventandone presidente. Nel 1980 si congeda da via Toledo come consigliere di amministrazione.
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