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Sui distretti intesa Governo-Regioni

di Paolo Bricco - Il Sole 24 Ore
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«Dal 2005 la legislazione italiana sta mettendo ordine nel tema dei distretti e delle reti di impresa. Il prossimo passo sarà coordinare il piano nazionale con le singole normative regionali, che hanno profili e gradi di efficienza estremamente diseguali». Domenico Palmieri, presidente dell'Associazione italiana della produzione, sottolinea il graduale miglioramento degli strumenti di politica economica.
Un processo innescatosi con la legge 266/2005, recepita nella Finanziaria 2006, che stabilisce alcune novità, predisposte dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti su suggerimento di un comitato di tecnici guidato dall'economista Marco Fortis: per esempio, la prospettiva di preparare un bilancio consolidato di distretto e la possibilità di emettere titoli di debito.

Il tutto, in una ottica di superamento di una visione esclusivamente industrialista del distretto, con l'inclusione anche delle società commerciali e di servizio. A causa della crisi del Governo Berlusconi, però, i decreti attuativi non hanno mai visto la luce.

Il passo successivo, discontinuo rispetto all'impostazione tremontiana, introduce un elemento interessante: in «Industria 2015» il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, utilizza il concetto di rete di imprese quale evoluzione dei distretti. Una rete che può essere transterritoriale e transmerceologica. Inoltre, Bersani ribadisce l'archiviazione della vecchia logica dei contributi a pioggia, legando i soldi a progetti e a settori specifici.

In qualche maniera, l'impostazione voluta da Claudio Scajola, titolare dello Sviluppo economico, e da Giulio Tremonti, ago della bilancia negli equilibri di governo anche sulle partite relative all'economia reale, fa la sintesi e ricompone tutto questo processo bipartisan.

Il decreto legge 112/2008 definisce la categoria della rete di impresa e di filiera come entità giuridica simile a quella dei distretti. «Si tratta - dice Palmieri - di una evoluzione giuridica non da poco, che fotografa bene il cambiamento dell'economia reale del nostro Paese, caratterizzato da rapporti fra imprese che superano la mera territorialità».

Ora la palla è in mano ai tecnici, in particolare quelli del dicastero di Scajola, che dovrebbero definire i decreti di attuazione. Certo, il passaggio successivo sarà quello di coordinare il livello nazionale con quello regionale che, al di là di alcuni casi virtuosi, spesso ha utilizzato la categoria di distretto come strumento per fare piovere sulle imprese denaro pubblico.
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