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Talenti in migrazione
di Ludovica Manusardi Carlesi - Nova24, Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Entro il 2050 la popolazione crescerà di 2,5 miliardi di persone, quasi tutte nel Sud del mondo, con un aumento dei flussi migratori. Fenomeno accompagnato dalla migrazione dei talenti, tanto che sarà – assieme all'energia – uno dei due temi del G8 della Scienza in corso a Roma, all'Accademia dei Lincei.
Al convegno – organizzato d'intesa con il ministero degli Affari esteri e il ministero dei Beni culturali – parteciperanno, oltre agli otto Paesi sviluppati, anche Cina, India, Messico, Brasile e Africa.«Il fatto è – sostiene Mohamed Hassan, rappresentante delle Accademie dell'Africa – che un terzo degli scienziati africani vive oggi nei Paesi sviluppati. Ed è proprio l'Africa il continente più problematico visto che conta 50 scienziati per milione di abitanti a fronte di 5mila in Giappone, 4mila in Usa, ma anche 630 in Cina e 150 in India; e che solo un africano su cento ha accesso a internet».
La fuga dei cervelli dai Paesi meno sviluppati ha un indubbio vantaggio economico per i Paesi ospitanti, ben lieti di incrementare la loro forza lavoro e lo sviluppo interno grazie ai nuovi arrivati; e un comportamento ambiguo dei Paesi di origine che da un lato temono l'impoverimento intellettuale, e dall'altro favoriscono l'emigrazione, fonte insostituibile di arricchimento grazie alle rimesse.
Per far fronte al fenomeno i Paesi dell'Africa propongono un aumento degli aiuti attraverso le agenzie esistenti – African Millennium Iniziative for Science e Technology e Banca Mondiale – per dotarsi di infrastrutture adeguate, per aumentare la creazione in loco di università e centri di eccellenza per la ricerca scientifica, e un sostegno a quelle accademie che si distinguono per risultati basati sul merito. Infine rendere più semplice la circolazione dei ricercatori africani anche con l'acquisizione di attrezzature e mezzi adatti per poter seguire le iniziative scientifiche internazionali.
«L'Unione Europea pensa di minimizzare le perdite di talenti promuovendo la circular migration – dice Massimo Livi Bacci, docente di demografia all'Università di Firenze –, un soggiorno seguito poi dal rientro dei giovani emigrati, ma il sistema non dà grandi risultati dal momento che chi si trova bene nel Paese di arrivo non vuole tornare a casa».Un'alternativa, sostiene Alberto Quadrio Curzio docente di Economica politica all'Università Cattolica di Milano, consiste «nel favorire la formazione dei giovani nelle uni-versità dell'Onu, frequentate da docenti internazionali e da studenti locali, come quella attiva in Algeria, e aumentare la presenza di studenti provenienti dalle nazioni in via di sviluppo presso gli United World Colleges, serie di colleges di formazione preuniversitaria sparsi in tutto il mondo cui si accede per concorso; infine stipulare forme di accordi bilaterali tra diverse università per far rientrare poi i laureati nei Paesi d'origine».
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