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Tempo di responsabilità per tutti

di Robert Zoellick, Presidente Banca Mondiale (Traduzione di Fabio Galimberti) - Il Sole 24 Ore
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Gli storici hanno diviso la storia dell'Occidente in epoche che rappresentano i valori culturali, economici e politici del tempo. E dunque abbiamo il Medioevo, il Rinascimento, la Riforma e l'Illuminismo. Come sarà definita la prima metà del XXI secolo? Sarà l'era del Rovesciamento, con i Paesi che ripiegheranno su soluzioni nazionali, protetti dietro ai confini nazionali, portandosi dietro i loro ricordi di prosperità? Sarà l'era dell'Intolleranza, con immigrati e stranieri additati come i responsabili dell'aumento della disoccupazione? O sarà semplicemente l'era del Declino? Può e deve essere l'era della Responsabilità, come giustamente ha sottolineato il Presidente Barack Obama. Perché questo sia l'esito serviranno atteggiamenti nuovi e politiche cooperative, negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

Quali caratteristiche dovrà avere questa era della Responsabilità?
Innanzitutto, essere un'epoca di globalizzazione responsabile, dove inclusività e sostenibilità abbiano la precedenza sull'arricchimento di pochi, e questo significa concentrarsi su una crescita che includa opportunità per i poveri, sviluppo tecnologico, microfinanza e prestiti a piccoli imprenditori, accordi commerciali che vadano a beneficio di entrambe le parti e livelli di aiuti sufficienti per centrare gli obiettivi di sviluppo del millennio. I primi passi sono il completamento del round negoziale sugli scambi internazionali di Doha e un rinnovato impegno a erogare gli aiuti promessi.

In secondo luogo, dovrà essere un'era di gestione responsabile dell'ambiente globale. Un accordo sui cambiamenti climatici al vertice di dicembre a Copenhagen, che tagli le emissioni di anidride carbonica usando le nuove tecnologie, potrebbe aprire la strada.

In terzo luogo, dovrà essere un'era di responsabilità finanziaria, sia a livello individuale che a livello di sistema. Il punto di partenza dovrebbe essere un accordo al G-20 londinese, il vertice che riunirà le principali economie, per una cooperazione tra i Governi verso un'espansione della spesa pubblica nel quadro di una disciplina di bilancio. Servirebbe un accordo anche su un piano che riapra i mercati del credito e affronti il problema dei crediti inesigibili, in maniera da consentire la ricapitalizzazione delle banche e allontanare lo spettro del protezionismo.

In quarto luogo, dovrà essere un'era di multilateralismo responsabile, che vedrebbe Paesi e istituzioni cercare soluzioni pratiche a problemi interdipendenti. Per fare qualche esempio, uno sforzo per raggiungere delle intese sulle forniture di cibo per ragioni umanitarie, sul prezzo dell'energia o sull'introduzione di tasse mirate a incoraggiare gli investimenti in fonti energetiche pulite e il risparmio energetico.

In quinto luogo, dovrà essere un'era di partecipazione responsabile: prendere parte all'economia internazionale non porterà con sé solo benefici, ma anche responsabilità. I vecchi club dei Grandi (G-8 o 20) lascerebbero il posto a un gruppo allargato, ben radicato nelle realtà economiche correnti. Questo gruppo sarebbe chiamato ad agire, non soltanto a discutere.

La nostra era della Responsabilità dovrà essere globale, non soltanto occidentale. Sarà la risposta che daremo alla crisi nei prossimi mesi a decidere la rotta. Come primo passo, i Paesi sviluppati dovrebbero destinare lo 0,7% dei loro piani di stimolo all'economia a un Fondo di vulnerabilità a sostegno della gente più bisognosa nei Paesi in via di sviluppo. La Banca mondiale potrebbe gestire la distribuzione dei soldi, insieme alle Nazioni Unite e alle banche regionali per lo sviluppo. Potremmo usare i meccanismi esistenti per erogare i fondi in modo veloce e flessibile, accompagnandoli con operazioni di monitoraggio e tutela per garantire che il denaro venga speso bene. I Paesi poveri necessitano di tre interventi: programmi di assistenza sociale per aiutare a limitare l'impatto della recessione sui poveri; investimenti in infrastrutture per gettare le basi della produttività e della crescita e al contempo far lavorare la gente; finanziamenti per piccole e medie imprese per creare occupazione. I donatori possono tarare i loro contributi al Fondo di vulnerabilità in modo da conciliarli con i loro interessi.

Questo approccio ha funzionato bene nel caso del sostegno garantito recentemente da Germania e Giappone alla ricapitalizzazione, promossa dalla Banca mondiale, delle banche dei Paesi poveri, e nel caso della decisione di garantire finanziamenti provvisori per progetti infrastrutturali fattibili che negli ultimi tempi non riescono più a trovare i fondi.Si tratta di un piano realizzabile. Il traguardo fissato dall'Onu per gli aiuti è dello 0,7%di un'economia.Stabilire come obbiettivo l'erogazione dello 0,7% del piano di stimoli all'economia di ogni Paese sviluppato rappresenta solo una minuscola frazione delle centinaia di miliardi destinati ai salvataggi delle banche, ma potrebbe fare una grande differenza per quelle centinaia di milioni di persone chesono vittime di una crisi di cui non portano responsabilità. Soprattutto, darebbe il segnale che è il mondo che sceglie di delimitare la crisi, non il contrario. Azione internazionale o politiche che mirano a proteggere il proprio orticello a discapito degli altri? Era della Responsabilità o era del Rovesciamento? La scelta è chiara.
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