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Una marcia in più con la formazione

di Sergio Carbone* - Finanza&Mercati
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.


"Investite sulla conoscenza, investite sull’eccellenza", questo è il monito che il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, rivolgeva al mondo economico a un anno dal suo insediamento per spiegare quali sono gli elementi che frenano la crescita del Paese. "Finora è emerso che l’elemento che spiega di più la lentezza della crescita e l’incapacità di organizzare in modo efficiente i processi produttivi è il ritardo di conoscenza accumulato negli anni". I dati statistici rilevati sono ancora più preoccupanti se analizzati facendo distinzione tra quelli del Centro-Nord e quelli del Sud, poiché per il Meridione il ritardo nella conoscenza e nell’istruzione risulta più marcato.

D’altro canto, le rilevazioni a livello europeo chiariscono la situazione in maniera oggettiva: la partecipazione degli adulti alle attività formative, per la fascia d’età dei 25-64enni italiani coinvolti in attività di apprendimento permanente, ha raggiunto nel 2008 il 6,3% contro una media europea del 9,6%. Certo il tema è piuttosto sfaccettato e complesso e in questo periodo di congiuntura difficile la leva finanziaria tende a essere per le imprese il disincentivo principale a investire in formazione.

Tuttavia, proprio in tema di risorse, sono ancora in pochi a conoscere il canale dei Fondi Interprofessionali, istituiti per legge nel 2001 proprio per attivare un canale di accesso che facilitasse le imprese nel reperimento di risorse da investire in formazione. Secondo l’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), a fine 2008 erano oltre 1,6 miliardi le risorse transitate nel sistema dei Fondi Interprofessionali con un livello di coinvolgimento delle imprese crescente, che nel 2009 ha segnato un +8,1%.

I Fondi Interprofessionali sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni datoriali e sindacali con specifici accordi che finanziano piani formativi. Il meccanismo di finanziamento si fonda sul versamento volontario da parte delle imprese di una quota di contributi all’Inps che vengono destinati a un Fondo indicato dall’impresa stessa. Fondi analoghi sono presenti in altri Paesi europei da alcuni decenni e in Italia ne sono stati finora costituiti 18. Tra i maggiori: Fondimpresa (Confindustria), Fba (Abi e Ania) e For.Te. (Confcommercio, Confetra, altri settori).

Vi sono Fondi che hanno assegnato buona parte delle risorse a loro disposizione, come Fondi che ne hanno assegnate in misura inferiore. Tra le ragioni di utilizzo asimmetrico, in primis il fatto che la relativa novità dei Fondi li rende ancora poco conosciuti alla platea delle grandi imprese e delle Pmi, paradossalmente anche di quelle che vi hanno già aderito. Alcuni Fondi, poi, non sono ancora attrezzati per sopperire alla mancanza di strutture di formazione interne alle imprese, soprattutto in quelle piccole, che da sole non riescono né a effettuare l’analisi del fabbisogno formativo né ad attivare il processo di richiesta, gestione e rendicontazione delle risorse il cui impiego è peraltro assoggettato alla vigilanza da parte del ministero del Lavoro. Non è poi ancora del tutto chiaro che i Fondi Interprofessionali differiscono in maniera sostanziale dai classici canali di finanziamento della formazione di tipo pubblicistico e che il loro funzionamento è più in linea con le esigenze organizzative e gestionali delle imprese.

Si tratta di un canale di finanziamento della formazione continua a tutt’oggi poco noto alle imprese, nonostante la normativa istitutiva risalga al 2001 ed i Fondi per primi costituiti operino da più di sei anni. Occorre tuttavia sottolineare che l’attuale congiuntura economica rende il ricorso ai Fondi Interprofessionali strategicamente rilevante. In periodi come questo, infatti, in cui le risorse finanziare a disposizione delle imprese si comprimono, la formazione rientra tra gli investimenti con il rischio maggiore di venire ridotti o cancellati. Ma è proprio durante i periodi di crisi che vanno mantenuti, se non potenziati, per affrontare con successo i cambiamenti che la crisi porta con se e guidare il rilancio post-crisi. D’altro canto, i Fondi Interprofessionali sono nati come punto di sintesi tra l’esigenza di aumentare la competitività delle imprese e favorire il mantenimento dell’occupabilità dei lavoratori.


* Responsabile Area Fondi Interprofessionali e Certificazioni di Irsa
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