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Uno sguardo oltre la crisi
di Laura Pennacchi - Il Manifesto
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
La fase dell'evoluzione economica globale chiede che ci interroghiamo maggiormente - ora che le difficoltà della Grecia sembrano far traballare perfino un'unificazione monetaria europea troppo modellata sulle sole esigenze della Germania - sulla sconvolgente novità della crisi in atto. Essa, ben lungi dall'essere un incidente di percorso, è crisi strutturale, quindi pone in atto cambiamenti epocali, imponenti processi di ristrutturazione, una nuova Great Transformation simile a quella che studiò Karl Polaniy negli anni a cavallo fra le due guerre mondiali, tale da richiedere un analogo sforzo di produzione di pensiero, di categorie, di idee, di cui un campo di esemplificazione immenso è quello ambientale. In particolare, la crisi mondiale non è solo finanziaria e non è solo regolatoria. La più grave recessione del dopoguerra, che per la prima volta dalla «grande depressione» degli anni '30 nel 2009 ha portato il Pil mondiale a un incremento negativo, manifesta che la crisi costituisce l'esaurimento - e il fallimento - di un intero modello di sviluppo, quello che va sotto il nome di «neoliberismo». Di tale modello l'esplosione delle diseguaglianze non è né un appendice né un epifenomeno ma un elemento strutturale.
Il modello di sviluppo prevalso negli ultimi decenni ha come sua componente intrinseca l'alterazione della distribuzione del reddito e l'accentuazione delle diseguaglianze proprio perché è costituito da una miscela fatta di spirito «probusiness», salari stagnanti e scarso welfare pubblico, deregolazione spinta (e cattiva regolazione), leva dei tassi di interesse, innovazione finanziaria selvaggia, economia e cultura del debito. La superfetazione della finanza ha modificato la natura della finanza stessa, mentre ha distorto profondamente l'economia reale. I problemi oggi sono immensi e riguardano sia l'inefficienza economica, sia l'ingiustizia sociale con l'esplosione della disoccupazione, sia la sostenibilità ambientale. Questi stessi problemi ci dicono, però, che una crisi di questo genere può essere anche una grande occasione per un nuovo modello di sviluppo. Quello che è richiesto è che una parola come «programmazione» torni ad essere una parola-chiave.
Del resto, la crisi economico-finanziaria riporta in auge un massiccio intervento pubblico, praticato, però, soprattutto per salvare banche e intermediari finanziari. Occorre radicalmente ripensare il rapporto pubblico-privato «nella» crisi, «dopo» la crisi. Non si può rimanere stretti tra la Scilla di un «neoliberismo di risulta» e la Cariddi di un «neostatalismo decisionista-autoritario», orientato ancora una volta non al bene comune ma all'affermazione dello spirito probusiness. Molte altre vie possono essere esplorate. A partire dal porsi domande che sembravano superate: siamo di fronte a un'eclisse dello stato-nazione o a un suo grande ritorno? Le disparità e l'opulenza che sono state generate sono giustificate? Quale impatto hanno su salari e consumi mercati del lavoro precarizzati? E un nuovo intervento pubblico può essere modellato dall'orientamento ai «beni comuni»? Se una regolazione rinnovata e più stringente è necessaria ma non sufficiente, la riflessione su un nuovo intervento pubblico non solo «regolatorio» non può non partire dalla domanda su quali potranno essere le sorgenti per lo sviluppo futuro: la qualità, l'innovazione, la giustizia sociale, la rivoluzione verde.
Infatti, l'attuale fase della crisi economico-finanziaria mostra la necessità non tanto di rilanciare una domanda di beni tradizionali e maturi, quanto di intervenire su un'offerta segnata da eccessi di capacità produttiva - in Europa pari in alcuni settori al 70 per cento della capacità installata - e, al contempo, stimolare una domanda di beni nuovi, legati ai bisogni sociali, alla conoscenza, all'ambiente, alle energie rinnovabili. La crisi economico-finanziaria, costituendo non un incidente di percorso ma la rimessa in discussione di un intero modello di sviluppo che con la crisi deflagra, attizza il fuoco sotto problematiche che covano da tempo un potenziale esplosivo, dalla crescita delle diseguaglianze agli squilibri territoriali, al depauperamento del capitale sociale e dei patrimoni infrastrutturali, alla dequalificazione dei sistemi educativi e delle strutture di welfare, al riscaldamento climatico e alle questioni ambientali generali.
L'obiettivo di rilanciare la crescita per fuoriuscire dalla crisi è, in realtà, duplice: a) sostenere la crescita in situazioni di fortissimo stress dei bilanci pubblici; b) cambiare la struttura stessa della crescita in corso d'opera. In entrambi i casi si pongono problemi sia di domanda sia di offerta, e per ambedue i tipi di problemi - i primi attinenti il cambiamento dei modelli di consumo, i secondi riguardanti le implicazioni in termini di trasformazioni tecnologiche - sono richieste misure non tradizionali. Green economy, beni sociali, «beni comuni» possono essere l'orizzonte strategico complessivo, i contenuti generali che sostanziano le singole politiche da adottare e verso cui veicolare l'innovazione, la ricerca scientifica, il progresso tecnologico.
Green economy significa trasformare in mezzi con cui promuovere la crescita la riduzione dell'inquinamento e dell'emissione di gas nocivi, la lotta agli sprechi e all'uso inefficiente e ingiusto delle risorse naturali, il mantenimento della biodiversità, la riduzione della dipendenza energetica dai fossili e il rafforzamento delle fonti alternative. Beni sociali e «beni comuni» significano fare di spazi urbani, salute, intrattenimento, cura di sé, stimolo intellettuale e creatività, contatti e relazioni, benessere familiare, i campi di valorizzazione di una cospicua forza-lavoro crescentemente qualificata, il cui apporto può rivelarsi fondamentale per lo sviluppo e per la crescita.
I modi di estrinsecazione possono essere vari, dalle reti alla ristrutturazione urbanistica delle città, dalle infrastrutture alla riqualificazione del territorio, dai bisogni emergenti - attinenti all'infanzia, l'adolescenza, la non autosufficienza - al rilancio del welfare state.
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