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Uno sviluppo a misura d'uomo
Il Sole 24 Ore
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
L'impronta ecologica e le possibilità di consumo e produzione del Pianeta
Si parla sempre più sovente di fonti alternative e di sviluppo a queste legato, ma bisogna chiedersi quali sono attualmente le possibilità di sviluppo della società garantendo come conditio sine qua non l'ecocompatibilità. La commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'Onu definisce lo sviluppo sostenibile "quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie". Il tema centrale per il nostro presente e futuro è infatti come riuscire a vivere su questo nostro pianeta con un numero di esseri umani che ha già superato i 6 miliardi senza distruggere i sistemi naturali da cui traiamo le risorse per vivere, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza oltrepassare la loro capacità di supportare gli scarti ed i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive.
Questi problemi possono essere risolti solo con una vera e propria “Rivoluzione culturale” rispetto ai nostri modi obsoleti di concepire i sistemi economici, quelli sociali e quelli naturali. Dovremo essere capaci di passare da una società in cui il benessere e la salute economica sono misurati in termini di crescita della produzione e dei consumi materiali ad una società in cui si sia capaci di vivere meglio consumando molto meno. Soprattutto nei paesi ricchi dovremmo quindi ridurre la nostra “impronta ecologica”.
L'impronta ecologica è un metodo di misurazione che indica quanto territorio biologicamente produttivo viene utilizzato da un individuo, una famiglia,una città, una regione un Paese o l'intera umanità per produrre le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti che genera. Il metodo è stato elaborato nella prima metà degli anni ‘90 dall'ecologo William Rees della British Columbia University e poi approfondito, applicato e largamente diffuso a livello internazionale da un suo allievo, Mathis Wackernagel, oggi direttore dell'Ecological Footprint Network, il centro più autorevole e riconosciuto a livello internazionale. I
l metodo consente di attribuire, sulla base dei dati statistici di ogni paese e delle organizzazioni internazionali, un'impronta ecologica di un certo numero di ettari globali pro capite come consumo di territorio biologicamente produttivo. Il discorso prende quindi la fisionomia di ricerca globale e interessa tutti i paesi. Nel nostro piccolo, da privati cittadini, possiamo contribuire ad un piccolo risanamento attraverso accorgimenti importanti, come quello di costruire una casa a basso consumo senza dispersioni, producendo autonomamente energia elettrica attraverso il fotovoltaico o il piccolo eolico, eliminando vecchie lampadine che consumano ormai decisamente troppo o scegliendo elettrodomestici di ultima generazione. Le grandi decisioni spettano alle organizzazioni mondiali che di questo si occupano, in loro è riposto il futuro del pianeta. Noi possiamo contribuire con la forza delle idee, manifestando l'interesse e la voglia per il passaggio culturale cui andiamo incontro. I primi passi sono già stati fatti ora non resta che “svecchiare” le ormai obsolete abitudini, un esempio chiaro è quello dell' “usa e getta”, e scegliere le soluzioni più moderne ed eco compatibili.
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