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Voi che siete stati forestieri
di Giuliano Cazzola* - Gazzetta del Sud
Gli articoli presenti nella sezione "Rassegna Stampa" sono stati selezioni e ripresi dai principali quotidiani nazionali, riviste e riviste specializzate per un aggiornamento costante sul dibattito in corso. Gli articoli, inoltre, sono riportati sul sito per la loro pertinenza con le attività/tematiche trattate dall'Associazione.
Così dice il Signore: "Non molesterai il forestiero né lo opprimerai perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto" (dal Libro dell'Esodo). Una nazione che per almeno due secoli ha costretto milioni di suoi figli a disperdersi attraverso gli oceani per raggiungere e dissodare tutti i continenti della Terra dovrebbe considerare con rispetto e lungimiranza la manifestazione che le organizzazioni dei lavoratori stranieri hanno promosso pur nell'indifferenza delle grandi confederazioni sindacali.
Gli immigrati hanno voluto dimostrare che il loro lavoro è indispensabile al nostro benessere, al funzionamento dei servizi, allo svolgimento delle attività produttive. Certo, nessuno si aspettava che il Paese fosse paralizzato in conseguenza della loro astensione dal lavoro. Eppure, oggi ci sentiamo di affermare, come il sommo Goethe all'indomani della battaglia di Valmy: «"Signori, abbiamo assistito alla nascita di una nuova era".
Gli stranieri, soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, sono una componente strutturale del mercato del lavoro, sfiorando ormai – mediamente – il 20 per cento della manodopera occupata: vi è da anni uno scarto di almeno 100 mila unità tra chi esce dal mercato del lavoro per andare in pensione e chi entra.
Gli immigrati non rubano il lavoro a nessuno persino nel Mezzogiorno, poiché sono occupati in prevalenza in occasioni di lavoro che gli italiani – anche i più diseredati – rifiutano. Interi settori dell'economia (l'agricoltura, il turismo, le costruzioni, i servizi alla persona, alcuni comparti manifatturieri) fanno fronte alle loro esigenze soltanto grazie al lavoro degli stranieri.
Chi lavora da anni nelle nostre fabbriche, parla la nostra lingua, vive nelle nostre città e manda i suoi figli nelle nostre scuole ha acquistato un know how professionale e sociale che sarebbe un delitto contro l'economia e il corretto vivere civile disperdere. Intanto, anche nell'anno orribile appena trascorso, è continuato a crescere il numero dei lavoratori stranieri, compensando in parte la diminuzione di quelli italiani.
Ecco perché, fino a quando soffierà forte il vento della crisi, è importante consentire a un lavoratore straniero, regolarmente impiegato, di avere a disposizione il tempo e l'opportunità di cercare un nuovo lavoro o di aspettare che l'economia riparta, avvalendosi, se ne ha diritto, della tutela fornita dagli ammortizzatori sociali.
* Vicepresidente Commissione Lavoro della Camera
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