Apprendere per innovare
di Pasquale Iorio*
Questo Quaderno di AISLo – che fa parte di una collana editoriale della nostra associazione, a cui si affiancano una Rassegna stampa settimanale ed una Newsletter mensile sulle tematiche dello sviluppo locale – è nato dalla rielaborazione dei ricchi materiali e contributi offerti in occasione della presentazione del libro di Andrea Ranieri: “I luoghi del sapere” Editore Donzelli.
Gli incontri si sono tenuti nelle Università di Bari (marzo 2006), di Milano (maggio 2006) e nella sala conferenze del quotidiano economico “Il Denaro” (maggio 2006) a Napoli.
Per far risaltare lo spessore e la qualità degli interventi – stimolati dal saggio di Ranieri – li abbiamo raccolti per aree tematiche, in base alle competenze e professionalità dei vari relatori.
Il libro di Andrea Ranieri ci invita ad un approccio critico alle tematiche tanto attuali della “società della conoscenza”, senza ritualismi e frasi fatte (come quelle che distinguevano gli studiosi tra “integrati” o “apocalittici”).
Una consolidata esperienza sindacale e politica lo ha portato a confrontare e verificare sul campo le sue sterminate letture e le ricerche, frutto di uno spirito oltremodo “curioso” e “creativo” nonché di una vita “nomade” da un capo all’altro del nostro Paese.
Devo confessare che mentre leggevo i vari capitoli ho provato una intensa emozione, che mi ha fatto rivivere l’e-sperienza vissuta in quello straordinario “laboratorio” di elaborazione e di scambio di buone pratiche che è stata la “Federazione Formazione e Ricerca “ della CGIL. In quel “luogo del sapere” Andrea – insieme con altri straordinari ed originali dirigenti sindacali (nazionali e regionali) – è stato protagonista instancabile. Così come avviene nel libro, il dibattito veniva animato con citazioni dotte ma anche con la narrazione di storie e di esperienze vissute (come quella dei produttori di vino di Zola Predosa, che avevano intitolato un loro convegno “Meno Internet, più Cabernet”, oppure della lavoratrice tessile di Biella).
Il libro fa emergere con chiarezza i limiti e i ritardi culturali che hanno finora segnato le scelte di politica economica e sociale del nostro Paese, soprattutto nella fase del governo di centro-destra, che hanno accentuato il divario rispetto al resto dell’Europa in materia di formazione e ricerca, con un basso livello medio di istruzione della popolazione e ridotto ad una condizione di “colonia tecnologica”, con un sistema industriale ormai in “frantumi” (Luciano Gallino).
Da noi spesso la priorità del sapere viene molto “predicata” ma poco “praticata” (anche tra le forze del mondo del lavoro e della produzione, a parti re dai modelli contrattuali che oggi sono chiamati a fare i conti con la novità dei fondi paritetici). In questa fase politica di transizione il testo di Ranieri può essere letto anche come un vero e proprio “manifesto” per il programma di un nuovo governo in cui le politiche della scuola, della formazione, della ricerca e dell’u-niversità siano individuate come priorità vere per rendere il sistema produttivo più competitivo e per far diventare il territorio una risorsa “attrattiva” per uno sviluppo locale fondato sulla qualità e sull’innovazione (come è emerso negli incontri internazionali organizzati da AISLo, Associazione Italiana Incontri e Studi sullo Sviluppo Locale, nel castello federiciano di Barletta).
In tal senso, alcuni dei personaggi chiave del testo di Ranieri sottolineano la stretta relazione tra innovazione e formazione permanente, di apprendimento per tutto il corso della vita “come un nuovo diritto di cittadinanza delle persone” (da sancire a livello nazionale con una legge quadro, così come hanno già fatto alcune importanti regioni).
Il modo migliore per esprimere lo spessore culturale (vorrei dire la sua “modernità, anche se forse questa definizione non piacerà molto all’autore) di questo prezioso saggio sta nella seguente frase “Il sapere è della stessa natura della libertà, così come l’ha definita Amartya Sen: riesce ad essere il più potente mezzo per lo sviluppo delle persone, delle impresse, dei territori solo se viene assunto come il fine dello sviluppo stesso”.
* Direttore Redazione AISLo