Aldo Moro, pedagogo della democrazia

di Antonietta Scaringi, Auser Giovani
Sabato 8 Maggio si è tenuto alla Feltrinelli di Caserta l’incontro di presentazione del libro di Corrado Guerzoni sulla figura di Aldo Moro.
La sala della Feltrinelli, gremita di gente, ha ospitato il ricordo di Moro, l’uomo, il politico, lo statista ucciso il 9 maggio 1978 “ dalla folle stupidità dei criminali brigatisti” come scrive l’ autore stesso.

L’evento organizzato dalla Rete Etica di Valori e da AISLo sugli anni di piombo è stato eccezionale per la forte partecipazione e per l’alto valore morale, culturale delle testimonianze. E’ stata una occasione per ricordare il 32° anniversario del barbaro attentato alla vita di Aldo Moro e della sua scorta, uno dei momenti più bui e tragici della nostra storia contemporanea.

Sulla base del volume dedicato allo statista barese (definito un “pedagogo della democrazia”), scritto da Corrado Guerzoni “Aldo Moro” – Editore Sellerio, è stata ricostruita la sua vita politica e culturale , fino agli ultimi giorni terribili del rapimento e dell’assassinio per mano delle Brigate Rosse. Per oltre 2 ore un pubblico folto ed attento ha ascoltato le testimonianze dell’on. Paolo Broccoli e del sottosegretario Elio Rosati – molto vicino a Moro, con un intervento pieno di passione e tensione morale e politica. Una vera e propria lezione di vita e di formazione etica.

Il dibattito è stato introdotto da Pasquale Iorio nel contesto degli eventi culturali della rassegna “Etica dei libri”, che ha fatto diventare la Feltrinelli una delle “piazze del sapere” della città di Caserta (tra le poche attive insieme alla Officina Ofca). Il dibattito è stato arricchito dai contributi di Felicio Corvese (storico) e Lucia Esposito (Esponente del PD), che hanno fatto riferimento alla necessità di riprendere i valori fondanti della nostra storia democratica e costituzionale, anche con richiami all’attualità come la lotta per la legalità e per affermare valori di cittadinanza e di partecipazione attiva .

Il libro di Guerzoni racconta , dopo 30 anni, la vita di Moro, i suoi studi, l’ingresso in politica e il suo percorso istituzionale.
Aldo Moro credeva nella dimensione pura della politica. La politica come un processo, un divenire, come qualcosa che consiste “ nell’antivedere la realtà lavorando in essa”.

La solidità umana, morale oltre che politica di Moro, il rispetto profondo per i valori fondanti della Costituzione ovvero la dignità del lavoro, il riconoscimento pieno della Resistenza al nord e sud del Paese, il senso dell’Unita di Italia; la sua lucida preveggenza politica, la modernità della politica estera, l’apertura a sinistra con la strategia dell’attenzione: tutto questo e molto altro ha fatto di Aldo Moro un personaggio “scomodo” (e ricordo a me stessa un altro personaggio “ scomodo” come Peppino Impastato ucciso dalla mafia a Cinisi lo stesso giorno del ritrovamento del cadavere di Moro).

L’on. Elio Rosati, parafrasando Max Weber, ha detto che Moro ha vissuto per la politica e non di politica ed è senza dubbio così: il senso di vuoto della politica attuale, l’assenza di una progettualità di medio-lungo termine che traghetti il Paese oltre; la speranza negata soprattutto alle giovani generazioni del Sud fanno pensare invece che molti degli attuali uomini politici “ si accontentano” di vivere di politica.

E allora Moro, forse, doveva morire come scrive Guerzoni nel suo libro: “ Lui , accusato di vigliaccheria, morirà per la viltà altrui, per la debolezza di uno Stato incapace di compiere il suo primario dovere che è quello di proteggere e salvare i propri cittadini; morirà per il tragico opportunismo del sistema politico deciso ad andare oltre lui, senza di lui come se egli non fosse mai esistito”.

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