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L'Osservatorio della Competitività Urbana e Territoriale
Associazionismo e giustizia sociale
di
Renato Natale
,
Medico e Presidente Associazione J. E. Masslo
Legalità, complesso di norme che regolano il complesso il vivere comune. Ma la legalità non deve essere per forza sempre rispettata. La legalità può essere quella quella di uno Stato non democratico, come le leggi razziali di Mussolini; o può far riferimento a norme che benché decise da legittimi rappresentanti popolari, non sono per questo sempre condivisibili; vedasi la proposta della Lega che prevede da parte dei medici la denuncia degli irregolari o clandestini, che si rivolgono ai servizi sanitari; in questo caso la disobbedienza civile può essere una scelta giusta.
Regole e norme, anche se non scritte, sono sempre presenti in qualsiasi gruppo umano; nello stesso momento in cui due persone si mettono insieme stabiliscono delle norme che servono a regolare i rapporti; questo è quanto avviene anche in gruppi criminali. Mafia e Camorra hanno, anzi, regole molto rigide al loro interno e, quando quelle pubbliche e statali sono svuotate o sono estranee al contesto sociale di riferimento, prendono il soppravvento e diventano norme e regole dell’intera comunità.
Ogni complesso normativo si basa su principi fondamentali; quelli della criminalità organizzata, come quelli delle società primitive, sono basati essenzialmente sulla legge del più forte, del denaro come unico Dio e del potere come unico fine e sono dettati dal Capo, anche se, comunque, rispondono sempre ad una complessa contrattazione fra governanti e governati . Quelli delle società moderne, democratiche, dovrebbero essere ispirate a principi di democrazia e di rispetto della dignità umana, così come esposta nella carta universale dei diritti umani (*) ed essere basate sul consenso dei cittadini democraticamente espresso.
Purtroppo non sempre questo avviene, per cui la legalità a volte nella coscienza di molti può avere una accezione negativa, come obbligo a comportamenti e/o pratiche che contrastano con i principi fondamentali sopra descritti , o , quanto meno, con la coscienza del singolo individuo (vedi caso Englaro, o la norma sui clandestini di cui prima) . Più che di legalità forse bisognerebbe parlare di Giustizia (**).
Ma la Legalità non sempre è stata assunta come fine per cui battersi; atteggiamenti di giustificazionismo e di tolleranza nei confronti di fenomeni di illegalità diffusa hanno caratterizzato molti decenni della nostra storia repubblicana. Nel lungo periodo del dopoguerra la società italiana è stata dominata da due culture quella Cattolica e quella di origine marxista, che erano accomunate dall’”attesa messianica” di un nuovo Mondo, per cui le leggi e le norme della Repubblica, erano provvisori e dunque non erano un valore assoluto; il loro rispetto non era fra gli obiettivi fondamentali; per questo spesso si è assistito ad atteggiamenti di giustificazionismo sociologico e/o di tolleranza nei confronti di fenomeni considerati, in fin dei conti, sopportabili nella nostra società in particolare nel mezzogiorno, ove, addirittura, una certa illegalità diffusa e di massa, veniva considerata come funzionale al mantenimento di pace sociale.
Purtroppo non ci si rendeva conto che l’illegalità di massa è il terreno di coltura di quella mafiosa; è in quegli atteggiamenti che la criminalità organizzata trova la sua forza e la sua crescita. Nel corso degli anni ottanta abbiamo visto operare una trasformazione di questi atteggiamenti culturali, per cui la legalità è diventata, almeno a parole, un valore sempre più condiviso e fondamentale. Ciò è stato causato dal fatto che in alcuni contesti (Sud) la parola Legalità,(espressione di uno Stato Democratico basato sulla Costituzione Repubblicana) nonostante tutti i limiti presenti in questo concetto, così come espressi sopra, è andata affermandosi sempre più come valore alternativo a quello di mafia a camorra; e questo è avvenuto via via che si prendeva sempre più coscienza dei pericoli e del senso profondamente vessatorio e penalizzane nei confronti della popolazione che avevano le mafie, diventate potentissime nel corso degli anni; lottare per la legalità, affermare i principi del rispetto delle leggi, educare i giovani a questo rispetto, è divenuto sinonimo di lotta alla criminalità organizzata, di lotta al complesso di norme non scritte che regolano le comunità mafiose, basate sul predominio violento di pochi e sullo sfruttamento e l’oppressione dei più.
La legge in questi contesti viene vista, dunque, come difesa del popolo dall’arroganza e dal predominio di mafiosi. E’ Legge giusta, a prescindere da ogni altra considerazione, per il solo fatto che è stata decisa nel contesto democratico e popolare, in contrapposizione a quella, pur presente in queste società , decisa invece dai clan.
Nell’immediato dopoguerra la lotta alla Mafia fu prerogativa del Sindacato, che organizzò braccianti e contadini per liberarsi dal predominio degli agrari; vi fu una vera e propria guerra civile, che portò alla morte di centinaia di militanti sindacali fino alla strage di Portella della Ginestra. Successivamente e per molti anni le organizzazioni criminali hanno potuto prosperare nella sottovalutazione e disinteresse, laddove non vera e propria collusione e omertà, un po’ di tutte le componenti della società italiana, che ne hanno sottovalutato il pericolo e la potenza, solo scrittori e analisti continuarono a denunciare .
Negli anni 80 si avvia una nuova stagione, che vede coinvolti in prima fila una parte della Chiesa, vedasi i Gesuiti a Palermo, i vescovi Campani (con uno straordinario documento approvato dalla Conferenza Episcopale Campana) ed infine lo stesso Pontefice (storico il suo discorso ad Agrigento). Al seguito della Chiesa e di alcune forze politiche meridionali, la bandiera della lotta alle mafie è sempre più presa in mano da associazioni, volontariato e organizzazioni varie che crescono sul territorio nazionale e locale ( Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie, ne è l’esempio più eclatante), che guidano manifestazioni e battaglie di denuncia e di contrasto, pagando di persona .
Ma la lotta alla criminalità non è solo denuncia, è anche azione più lenta e meno visibile di costruzione di una Comunità alternativa a quella mafiosa e camorristica, un’azione svolta nei presidi educativi, fra la gente, e nei luoghi di ritrovo, azione a favore della legalità, ma soprattutto di un legalità “ Giusta” .
Il volontariato, proprio mentre svolge funzioni e azioni proprie, nei campi della cultura e/o dei servizi, o in difesa dell’ambiente, spesso in sostituzione dello Stato e a favore delle parti più deboli della società, afferma valori alternativi a quelli criminali, valori quali la solidarietà e la democrazia, come principi fondanti una società e una legalità giusta. In alcuni territori del Sud, la criminalità Organizzata è nata e si è sviluppata perché le comunità locali vedevano nello Stato più un oppressore che non un amico, ma anche perché i rapporti interpersonali erano spesso regolati da comportamenti tipici di gruppi ristretti, all’interno dei quali si esprimeva una solidarietà ma che aveva atteggiamenti conflittuali e rivaleggianti verso l’esterno. Gruppi familiari, o piccole comunità locali, erano i modi di organizzarsi di una società, sotto molti aspetti, primitiva.
Tali comportamenti sono stati assunti dalle organizzazioni criminali, spesso su base familistica, e sono stati governati dalle stesse organizzazioni, che sono divenute nel corso degli anni sempre più i veri governanti dei territori. Le organizzazioni del volontariato o della promozione sociale, sono i luoghi ove gruppi e comunità assumono a modello comportamenti e rapporti reciproci diametralmente opposti a quelli propri delle mafie. La solidarietà innanzitutto, ma anche lo sviluppo di forme più o meno esplicite di democrazia, valori e comportamenti che spesso riescono ad aiutare giovani e meno giovani a sfuggire al canto delle sirene di un arricchimento facile, del potere e del senso di sicurezza nel far parte di un gruppo, anche se criminale.
In alcune realtà del mezzogiorno e, per quanto ci riguarda, della Provincia di Caserta, negli ultimi dieci anni abbiamo avuto un notevole sviluppo dell’associazionismo, spesso andato di pari passo con una perdita, sempre più diffusa nella società, di fiducia nella politica come strumento di cambiamento. Voglia di protagonismo, in risposta a nuovi e vecchi bisogni, spesso a seguito di uno svuotamento dei servizi pubblici (conseguenza anche di continui tagli alla spesa pubblica con ricadute soprattutto sul sociale) hanno spinto molti ad impegnare una parte del proprio tempo a favore dei più deboli. Spesso ciò è avvenuto senza porsi la domanda del rapporto e dell’effetto che queste iniziative potessero avere sugli assetti di comunità dominate da culture e organizzazioni criminali. Solo negli ultimi anni ciò sta avvenendo , con sempre maggiore coscienza dell’efficacia delle proprie azioni solidali e di cittadinanza attiva, nel contrastare la camorra , ma soprattutto nel costruire una comunità alternativa.
Nel vocabolario Zingarelli la parola Comunità viene così definita “gruppo sociale la cui caratteristica fondamentale è un grado medio di coesione realizzata in base alle comuni origini, interessi pratici e idee dei componenti"; le comunità mafiose sono quelle che fanno riferimento forte alle origini familistiche, i cui interessi comuni sono la permanenza di posizioni di potere socio economico, e in cui le idee e/o valori dominanti sono quelli dell’arricchimento, del dominio del più forte sul più debole, della violenza come strumento di definizione dei conflitti interpersonali e sociali.
L’associazionismo e il volontariato sono basati su principi diametralmente opposti, i valori comuni sono valori di solidarietà, di condivisione, di democrazia. E’ per questo che, anche se non esplicitato nello statuto, nella mission, nei fatti chi svolge queste attività sta dando un notevole contributo alla costruzione di Comunità alternative.
In futuro saranno proprio le associazioni liberamente sorte e sviluppate, a dare il contributo maggiore alla realizzazione di quei cambiamenti fondamentali per costruire una società più giusta e libera dal fardello criminale. Ancora più vero è questo se si considera la crisi profonda della politica nel mezzogiorno e non solo; credo che il mondo dell’associazionismo e del volontariato siano la palestra in cui si stanno formando i gruppi dirigenti di domani, così come è avvenuto nel periodo fascista; garantire e favorire la crescita di gruppi, e organizzazioni di volontariato è la speranza per il domani.
(*) Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo; ( Dal preambolo della Dichiarazione Universale dei diritti umani)
(*)
Rosaria Trovato
su “ Perché la legalità” dal sottotitolo molto invogliante: Eichmann e Socrate: obbedire o
non obbedire a una legge ingiusta: "Sembra quindi di dover concludere che l'importante non sia
tanto obbedire alla legge, quanto piuttosto saper discriminare se la legge sia giusta, e osservare solo quelle leggi che sono giuste".
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