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L'Osservatorio della Competitività Urbana e Territoriale
Cittadinanza attiva e coesione sociale
di
Maria Guidotti
, Presidente, Istituto Italiano Donazione
La seconda parte del saggio sarà pubblicata nella Newlsetter di Luglio.
Il bellissimo libro di Pasquale Iorio non è solo una preziosa testimonianza di un Sud che resiste, ma anche, e a mio parere soprattutto l’efficace dimostrazione della concreta e reale capacità delle donne e degli uomini del Sud di essere protagonisti della propria vita, di progettare alternative legali e solidali di sviluppo.
Non parole ma fatti, è quello di cui c’è bisogno: collegare la denuncia, la lotta contro le mafie ad esiti concreti , successi che siano da sprone e da esempio per l’intera collettività. Sono questioni di attualità scottante, in cui è più che mai necessario che emergano lo sdegno e l’indignazione per i tanti scempi che in questo paese si stanno succedendo.
E una realtà che ci deve inquietare, perché non solo non crea gli antidoti alla cultura mafiosa, ma al contrario la alimenta, crea un humus favorevole.
Più si mettono in discussione e si negano i diritti e il lavoro, tanto più “il favore” diventa l’alternativa e si viene risucchiati dai tentacoli dell’illegalità.
Viviamo una stagione sociale, politica ed economica inquietante, con un generale restringimento degli spazi di democrazia e legalità, la corruzione e l’illegalità sono sempre più pervasive dell’economia, della politica, della società.
Inquietante è il fondamentalismo mercantile che non riconosce altra legge che quella del profitto e in particolare del facile (se non illecito) profitto, inquietante è la vocazione del governo a prevaricare sul Parlamento e sulla Magistratura.
La pretesa di impunità del ceto politico dell’attuale maggioranza che pretende di legittimare con il consenso elettorale ricevuto azioni inequivocabilmente legate a interessi solo privati e di parte. Il voto designa le forze, di maggioranza e di minoranza, cui i cittadini affidano la propria rappresentanza la tutela dell’interesse pubblico. Il voto popolare non legittima, né può legittimare alcuno ad esercitare funzioni legislative e di governo nell’interesse proprio o addirittura in evidente danno dell’interesse generale del Paese. Azioni di tal genere sono in sé illegittime e sanzionabili dall’ordinamento, dalle forze sociali e politiche, dal dibattito pubblico, senza che debba essere atteso un nuovo pronunciamento elettorale, inquietanti sono lo stato e le prospettive del controllo dell’informazione e i valori e i modelli di vita diffusi dai mezzi di comunicazione di massa, che plagiano gli strati culturalmente più passivi e indifesi della popolazione.
Inquietante è l’attacco che questo governo sta portando, d’intesa con Confindustria, al mondo del lavoro e ai suoi diritti, basti pensare all’istituzione dell’arbitrato, nonché a servizi fondamentali, come la scuola, la sanità, l’assistenza,
inquietante è il ritardo nel delineare un’alternativa al neo-liberismo in crisi, che per questo sempre più genera mostri e rischi per le persone anche se la crisi esplosa nel 2008 ha chiaramente sancito il fallimento delle istituzioni finanziarie e del neoliberismo come degenerazione del liberalismo.
Le teorie neo-liberiste hanno assunto un’aurea quasi sacrale, unica via per lo sviluppo, altare sul quale sacrificare i diritti del lavoro, sociali, la depredazione dell’ambiente e il mercato considerato l’unico allocatore giusto e imparziale delle risorse e dei servizi.
E’ parte di questa ideologia anche lo svuotamento della democrazia e delle sue sedi e modalità di espressione e di esercizio, a partire dalla marginalizzazione dei corpi sociali intermedi.
Al neoliberismo non servono cittadini consapevoli ma depoliticizzati e dominati dall’apatia e dal cinismo, sono necessari consumatori, anche a costo di “inventarli”: la diffusione del consumo a debito, da una parte come forma estrema di distorsione degli strumenti finanziari e dall’altra come nuova forma di dipendenza.
In certi casi “ciò che si conta” non può diventare più importante di “ciò che conta”. Inoltre non possiamo derubricare dalle nostre riflessioni che l’effetto delle privatizzazioni è la deresponsabilizzazione delle istituzioni, in questi casi, rispetto allo sviluppo sociale ed umano, un abbandono dei cittadini, che diventano consumatori/utenti di servizi in competizione sul mercato; monadi, liberi ma soli, che si accollano ogni rischio, fuori da ogni condizioni solidaristica : sopravvive chi ha più strumenti, culturali, reddituali, relazionali, e così si innesca la distruzione del legame sociale.
Un equo sistema fiscale a sostegno di un welfare universalistico è il patto solidale costitutivo di ogni società veramente democratica, il sentirsi parte di una comunità, esprime la volontà di “stare insieme” , i romani la chiamavano “affectio societatis”.
Viviamo in una società sempre più spaventata del futuro, in cui i legami sociali sono sempre più deboli e quindi più fragile la sua coesione: crescono l’individualismo e l’antagonismo laddove servirebbero relazioni e solidarietà.
In una situazione così delicata e complessa sarebbe necessaria una grande unità di tutte le organizzazioni sociali, delle istituzioni per un nuovo progetto di sviluppo, nel testo di Iorio è messo chiaramente in luce come questo sia possibile anche in situazioni drammatiche come quelle dei territori i cui si parla, ma il nostro governo ha preferito dividere le forze sociali, scegliere politiche unilaterali, escludendo anche il Parlamento, ha imboccato, con il libro bianco sul welfare una strada decisamente di stampo filantropico-assistenziale, in radicale contraddizione anche con i principi della nostra Carta Costituzionale.
Il libro bianco nega la cittadinanza sociale e quindi l’universalità dei diritti, non a caso per l’apertura dell’anno europea di lotta alla povertà, il ministro Sacconi ha dichiarato che …”il più efficace strumento di lotta alla povertà è il dono…”
Un’affermazione che dimostra solo la volontà di mettere in discussione gli stessi principi costituzionali alla base del nostro sistema di welfare, mentre è ampiamente dimostrato che le cosiddette “economie dello Stato sociale” hanno un tasso di occupazione più elevato, grazie alle maggiori possibilità delle donne e degli immigrati,di entrare , e restare, nel mercato del lavoro, alla valorizzazione nell’ambito dei servizi pubblici, soprattutto domiciliari, di anziani, disoccupati, persone con disabilità ecc.
Si tratta di dotare ogni mente degli strumenti per sostenere la battaglia vitale della lucidità, per promuovere una conoscenza capace di cogliere i problemi globali e generali e in essi iscrivere le conoscenze locali e parziali e anche attraverso questo attrezzarsi a contrastare la diffusione dell’ illegalità, della corruzione, delle mafie.
Si tratta di operare per riprogettare una cittadinanza che a fianco dei diritti elabori anche un’etica del dovere, del rendere conto come parte essenziale di legami sociali che non possono prescindere da trasparenza e giustizia. Fenomeni quali la differenziazione sociale, il pluralismo culturale, la personalizzazione dei bisogni, se da un lato, spingono verso richieste di maggiore libertà, dall’altro ripropongono una nuova declinazione di principi di fondo e irrinunciabili, quali INTERESSE PUBBLICO e BENI COMUNI, in altre parole come garantire ai cittadini di poter perseguire i loro obiettivi in coerenza con beni sociali più ampi, come ridefinire un appropriato equilibrio tra libertà personali ed esigenze generali , tra responsabilità individuale e collettiva.
Deve prendere forma l’idea di una nuova comunità locale, intesa non come un “organismo sociale”, ma come una rete, complessa e interattiva, di relazioni solidali e di valorizzazione e ampliamento di beni comuni come precondizioni di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale.
Le esperienze del Sud che resistono debbono diventare l’elemento costitutivo di questo processo, la dimostrazione che un’alternativa al poter e mafioso non solo è possibile, ma è già agita da tante persone e da tanti soggetti organizzati, anche sostenuti dalle istituzioni pubbliche, dalle imprese ecc.
Occorre quindi, e in un certo modo preliminarmente, il recupero pieno e la valorizzazione. in un’ottica integrata e sinergica delle risorse della “cittadinanza attiva” e del valore del lavoro, che non può non rimanere condizione centrale, anche se non esclusiva, di identità sociale, e che oggi sta rapidamente perdendo il suo ruolo e la sua funzione.
Libri come quelli di Pasquale Iorio ci sollecitano, ci mettono di fronte alle nostre responsabilità, ma anche alle nostre possibilità di agire.
Agire per essere cosa? Per essere dei nuovi Davide come dice Ginsborg parlando del futuro dell’associazionismo,ma è una metafora che può valere per tutti.
I cittadini, purtroppo oggi, vivono in maniera sempre più distaccata la propria appartenenza alla cosa pubblica, si sentano più “clienti” dello Stato che parte di esso. Direttamente o indirettamente ciascuno di noi deve contribuire a costruire una società in cui la solidarietà non sia un atto eroico o “caritatevole” di pochi eletti, ma impegno responsabile di ognuno anche per evitare il rischio del cronicizzarsi di forme passivizzanti di solidarietà verso i diseredati e i fragili.
L’associazionismo, il volontariato, ma il terzo settore nel suo complesso, devono avere capacità di analisi degli accadimenti sociali, politici, economici e avere una propria idea di società e di sviluppo cui informare la propria azione.
E’ necessario un coinvolgimento ancora più forte e profondo perché attraverso l’impegno, si contribuisca a favorire la diffusione del potere anziché la sua concentrazione, si incoraggino i] dibattito e l’autonomia di giudizio anziché il conformismo e l’obbedienza, si costruiscano vincoli di solidarietà orizzontali anziché vincoli di subordinazione verticale, si agisca con a consapevolezza della titolarità di diritti e di responsabilità anziché aria ricerca della raccomandazione e del piacere, si contribuisca insomma a formare una società di cittadini.
L’associazionismo, in quanto espressione particolare e qualificata di esercizio della cittadinanza,deve farsi INTENZIONALMENTE carico della complessità sociale, per la riqualificazione dei servizi e più in generale per il rinsaldamento delle relazioni che nascono dalle persone.
Essere cittadini/e deve significare AGIRE ATTIVAMENTE ED INTENZIONALMENTE SULLE CONDIZIONI DELLA PROPRIA ESISTENZA.
Questi sono potenti antidoti al potere e soprattutto alla cultura mafiosa, come viene efficacemente dimostrata dalla narrazione di esperienze emblematiche, ma non isolate, ripetibili, moltiplicabili, con l’impegno collettivo.
Per conseguire questi obiettivi è indispensabile anche una forte innovazione dell’intervento pubblico, perché possa effettivamente promuovere l’espansione dell’impegno e della responsabilità individuale e sociale, nell’ambito di un sistema integrato di interventi finalizzati al perseguimento del ‘bene comune” e alla tutela e affermazione dei diritti.
E’ per questo che il terzo settore deve rivendicare un aumento della capacità e qualità progettuale delle istituzioni pubbliche e non un loro ritrarsi.
Dobbiamo avere chiara la percezione che dalla collocazione del terzo settore e dal suo ruolo dipende una parte del generale clima ideale e culturale del Paese. E’ da noi componente importante della società civile che deve essere tenacemente sostenuto e praticato il binomio inscindibile libertà/responsabilità, altrimenti la libertà si distorce in autorizzazione alla cura illimitata dei propri particolari interessi, anche a costo di dissipare beni permanenti e collettivi che assicurano il futuro.
Noi dobbiamo rappresentare un ambito di rapporto sociale che si colloca prima e fuori dei rapporti di potere pubblico, ma si elevano al di sopra di meri interessi particolari, e per questo possiamo porre domande disinteressate ma stringenti.
Dobbiamo essere, per citare ancora Ginsborg “una società civilizzata”, cioè il luogo di coloro che sanno alzare lo sguardo dalla propria convenienza individuale e/o sanno e vogliono organizzarsi, dobbiamo essere costituenti della società che partecipa, che vince la passività e l’indifferenza per i problemi comuni. La sola partecipazione agli appuntamenti elettorali potrebbe diventare, a consegna al ceto politico, la delega per eccellenza.
Dobbiamo rappresentare il dissenso e l’alternativa allo svuotamento di valori imposti dal consumismo, attivi nel proporre ed elaborare valori e punti di vista diversi da quelli dominanti.
Il terzo settore deve contrastare l’espandersi di una logica individualista e di mercato, che tende a rompere la trama dei rapporti e delle obbligazioni che sono alla base di una società solidale: obbligazioni viste come punitive per i cosiddetti meritevoli”, cioè per quelli che nella competizione sociale hanno vinto e perciò si sono dimostrati i più forti.
e non incidono più sui comportamenti individuali, non fanno più parte delle condizioni dello sviluppo.
Non a caso Pasquale Iorio si interessa e scrive anche di impresa sociale, cioè di uno strumento, che potrebbe coniugare, meglio di altri, sviluppo con valori etici, solidarietà, inclusione, ma anche per realizzare questo è necessario fare scelte coerenti e non imboccare le scorciatoie dell’opacità dei ruoli e delle funzioni.
La trasparenza, la possibilità di partecipare, la consapevolezza del diritto sono gli strumenti più efficaci per isolare la cultura e l’azione della mafia, e come in molti, hanno sottolineato, ha un enorme valore anche la scelta di privilegiare il rapporto con i giovani, con la scuola nella presentazione del libro, per farne occasione di discussione e di sensibilizzazione, se vogliamo impegnarci e credere in un futuro migliore è da lì che dobbiamo partire, l’investimento è sulle nuove generazioni a cui è necessario fornire ESEMPI, non solo speranze non sostenute da chiarezza di prospettive ed esperienze concrete.
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