Contrattazione sociale territoriale per formare le competenze

a cura di Fabrizio Dacrema, Responsabile del Dipartimento Formazione e Ricerca della CGIL

Nell’ambito della campagna nazionale sulla contrattazione sociale la Cgil (Dipartimento Formazione e Ricerca) e la Flc propongono alcune iniziative di contrattazione sociale sui temi della formazione. Nel documento “Il welfare contro la crisi, e oltre” questi temi erano già presenti sia pur in termini estremamente sintetici. Con queste note aggiuntive intendiamo ampliare e approfondire le questioni in gioco e fornire anche concreti spunti di intervento. Inoltre le proposte della CGIL contenute nel “Programma per la conoscenza” trovano ampio spazio di sviluppo attraverso le politiche territoriali sulla formazione e la ricerca in considerazione delle prerogative attribuite dalla riforma del Titolo V della Costituzione alle Regioni, agli Enti Locali e all’autonomia delle Istituzioni Formative. Un’azione vertenziale territoriale assume poi particolare rilevanza in questa fase decisiva di contrasto delle politiche del governo per dare continuità alla mobilitazione e per realizzare ampie alleanze politiche e sociali attorno all’obiettivo di contrastare le scelte del governo, lottare contro l’indebolimento e la dequalificazione della scuola pubblica prodotto dai tagli, cercare di ottenere risultati per ampliare e migliorare l’offerta formativa. Vi sono, infatti, alcuni temi che, sia nell’immediato presente che in una prospettiva temporale più distesa, possono essere affrontati anche e soprattutto a livello territoriale. I tavoli di confronto e negoziazione vedono come interlocutori l’Amministrazione Scolastica Regionale e Provinciale, le Regioni e gli Enti Locali.

Tempo pieno, tempo prolungato, rientri pomeridiani, compresenze
Con i nuovi regolamenti per la prima volta nella scuola obbligatoria il tempo scuola arretra, la riduzione degli organici e delle compresenze impedirà a molte classi della scuola primaria di mantenere l’offerta formativa di trenta ore settimanali e/o di confermare i rientri pomeridiani perché non ci saranno le disponibilità di personale docente e ausiliario per coprire la mensa scolastica. Anche nella scuola secondaria di primo grado il tempo scuola arretra, tutti i modelli di tempo normale con orari superiori alle 30 ore settimanali non saranno più possibili e il tempo prolungato sarà pesantemente ridotto a causa dei nuovi vincoli da rispettare per autorizzarlo (garantire il funzionamento di un corso intero ed esistenza di strutture e servizi per almeno due o tre rientri pomeridiani). La riduzione del tempo scuola nella scuola di base non risponde alle esigenze di offrire a tutti maggiori opportunità di successo scolastico né alle esigenze familiari e sociali. La diffusione del tempo pieno e prolungato e in generali di modelli scolastici con tempi lunghi e distesi ha ridotto la dispersione nella scuola di base e ha potenziato le capacità di decondizionamento sociale della scuola. L’effetto del tempo lungo è particolarmente importante per quei ragazzi che provengono da famiglie meno scolarizzate e che pertanto corrono maggiori rischi di insuccessi scolastici. Diverse ricerche lo dimostrano: il tempo scuola nel primo ciclo dell’istruzione è un fattore fondamentale per ridurre la disuguaglianze dei punti di partenza e per realizzare una maggiore inclusione scolastica. Il tempo scuola lungo risponde, inoltre, ad una esigenza sociale connessa all’occupazione, agli orari e all’organizzazione del tempo della famiglia. In particolare la riduzione dell’orario scolastico nella scuola primaria può creare ulteriori difficoltà all’occupazione femminile, che vede l’Italia già agli ultimi posti nelle classifiche europee. L’attacco al lavoro femminile è, tra l’altro, anche realizzato direttamente con i tagli occupazionali nella scuola che riguarderanno soprattutto donne che rappresentano oltre l’80% degli insegnanti.

La riduzione del welfare scolastico si scontra anche con gli effetti della crisi economica e con il conseguente peggioramento delle condizioni di molte famiglie, il cui reddito, già colpito da cassa integrazione e licenziamenti, non può sostenere anche i costi derivanti dalla riduzione dell’offerta formativa pubblica e dal venir meno o dall’aumento dei costi di servizi scolastici. Un problema segnalato con forza anche da Enti Locali e Regioni in gravi difficoltà, a causa dei tagli subiti, ad intervenire per supplire lo Stato che arretra e scarica sulle autonomia locali i costi essenziali per mantenere la qualità delle scuole e dell’integrazione dei soggetti più deboli. La riduzione delle risorse si farà sentire in modo ancora più drammatico nel Mezzogiorno dove il tempo pieno è presente in percentuali molto basse e dove invece dovrebbe essere ampliato in modo consistente per combattere la dispersione e i bassi livelli di apprendimento. Alla riduzione del tempo scuola si aggiunge la cancellazione delle compresenze degli insegnanti, nella scuola primaria e la riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore settimanali nella scuola secondaria. Viene meno la principale risorsa per realizzare attività essenziali: recupero, percorsi individualizzati, attività di arricchimento, laboratori, uscite didattiche, formazione linguistica degli alunni stranieri, le attività alternative per chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica. Obiettivo del confronto è ottenere un piano per realizzare servizi e strutture in tutte quelle scuole dove il tempo lungo è necessario per rispondere alla domanda sociale e per un’offerta formativa rispondente al contesto socio-culturale. Sulla base di questo piano è possibile rivendicare la continuità delle esperienze di tempo prolungato e tempo lungo fino alla predisposizione dei servizi previsti nel piano. Inoltre, anche per i servizi mensa e trasporti vanno contrattate tariffe tali da rendere il servizio accessibile a tutti . Sempre in questa sede è opportuno cercare di creare un ampio schieramento in difesa delle compresenze con l’obiettivo di evitare l’interruzione di tutte quelle esperienze indispensabili per la qualità dell’offerta formativa (laboratori, classi aperte, percorsi di recupero, integrazione, intercultura, attività didattiche nel territorio, ecc.). Le attività da realizzare con le compresenze degli insegnanti devono essere progettate nell’ambito del piano dell’offerta formativa in modo da quantificare il fabbisogno orario di ogni scuola, la richiesta di risorse professionali aggiuntive deve essere condivisa con gli utenti, gli enti locali e le forze sociali del territorio in modo da creare un fronte comune a sostegno della rivendicazione

Edilizia scolastica, numero alunni per classe, qualità degli ambienti scolatici e sicurezza
In Conferenza Unificata stato regioni è stato raggiunto un accordo per un piano straordinario di interventi per l’edilizia scolastica che prevede l’integrazione di azioni straordinari e (fondi per infrastrutture, FAS, specifiche risorse Finanziaria Prodi) con il complesso interventi di Regioni e Enti Locali. È prevista la costituzione di gruppi di lavoro in ogni regione composti da rappresentanti dei provveditorati per le opere pubbliche, dall'ufficio scolastico regionale, dai dirigenti scolastici interessati, dall'Anci, dall'Uncem, dall'Upi, che nominano squadre tecniche con il compito di compilare un’anagrafe di tutte le scuole. Inoltre, il Regolamento su rete scolastica e organici rinvia di un anno l’innalzamento dei numeri massimi di alunni per classe in tutte le scuole che, per l’inadeguatezza edilizia, saranno comprese in un apposito piano ministeriale di riqualificazione. La definizione di piani di intervento sull’edilizia scolastica deve essere oggetto di specifici tavoli di confronto ai fini della rappresentazione delle esigenze sociali ed educative e dell’individuazione delle priorità. Inoltre, poiché sarà il Ministero a decidere quali scuole inserire nel piano, occorre attivare iniziative per far emergere lo stato reale dell’edilizia scolastica dei diversi territori e utilizzarlo per respingere l’aumento di alunni per classe. Obiettivo del confronto è ottenere un quadro territoriale dell’edilizia scolastica sulla base del quale rivendicare l’inclusione nel piano ministeriale di riqualificazione dell’edilizia scolastica tutte le scuole che non corrispondono ai parametri previsti dalle leggi vigenti e, di conseguenza, la loro esclusione dall’aumento del numero massimo di alunni per classe. La trattativa può essere sostenuta da specifiche diffide delle associazioni degli studenti, dei genitori e dai sindacati di categoria per evitare che siano aumentati gli alunni per classe in situazioni dove le condizioni dell’edilizia scolastica sono inadeguate. Sono disponibili presso le strutture nazionali materiali utili: modelli di diffida e griglie di rilevazione delle condizioni dell’edilizia scolastica.

Integrazione scolastica alunni non italiani
Il peggioramento della qualità dell’offerta formativa delle scuole causato dalla riduzione del tempo scuola, dalla cancellazione delle compresenze e dall’aumento degli alunni per classe ridurranno pesantemente le opportunità di integrazione dei soggetti più deboli. Per gli alunni non italiani, già oggi più colpiti dalla dispersione scolatica, aumenteranno ulteriormente le difficoltà: diminuiranno e in molti casi spariranno le risorse per l’apprendimento linguistico, l’insegnamento individualizzato e per l’educazione interculturale. Si delinea un quadro in cui la situazione potrebbe arretrare rispetto alle condizioni attuali in cui le scuole, pur con difficoltà e impegno spesso non riconosciuto, hanno realizzato un positivo modello di integrazione interculturale, capace di evitare discriminazioni e di valorizzare le diversità. Sono, a questo proposito, note le intenzioni del governo, dalle classi ponte alle prove alle prove di idoneità per l’accesso. La circolare sulle iscrizioni invita l’amministrazione scolastica ad una azione coordinata e integrata con gli enti locali per un’azione di programmazione territoriale che eviti il formarsi di scuole ghetto e realizzi percorsi di educazione interculturale. Obiettivi dell’apertura di tavoli territoriali sono la garanzia della formazione linguistica, l’attivazione di interventi di interventi di mediazione interculturale, la realizzazione di una programmazione territoriale che eviti la formazione di scuole ghettizzate, la costituzione di reti di scuole per la formazione interculturale. Nel sito della Flc è disponibile un documento contenente linee di piattaforma per l’inserimento degli alunni immigrati nella scuola italiana presentate il 3 marzo 2009 nel convegno “Stesso sangue, stessi diritti. Una scuola di tutti, per tutti”.

Rete scolastica
Il Regolamento sulla rete scolastica rinvia ad una intesa da raggiungere in Conferenza unificata entro il 15/06/09. in quella sede verranno stabiliti criteri e parametri per piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche e razionalizzazione di punti di erogazione con l’obiettivo di ottenere un risparmio di 85 milioni entro 20/11/2012. L’obiettivo del confronto territoriale ottenere è una rete scolastica funzionale alla qualificazione dell’offerta formativa: evitare la chiusura di istituzioni scolastiche o punti di erogazione in aree territoriali disagiate (montagna, piccole isole, …) dove la presenza scolastica assume la funzione di indispensabile presidio culturale, favorire l’aggregazione in rete e il coordinamento di enti locali e scuole per superare le situazioni di sottodimensionamento a favore di realtà scolastiche dotate di idonei servizi, migliori condizioni edilizie e di un’offerta formativa più ricca di opportunità per gli alunni. Il confronto deve, inoltre, porsi l’obiettivo di reinvestire tutte le risorse che si liberano dall’azione di razionalizzazione per rispondere alla domanda sociale (liste di attesa nella scuola dell’infanzia e nei servizi educativi per l’infanzia, istruzione degli adulti, tempo pieno e prolungato, rientri pomeridiani) e per qualificare l’offerta formativa (lotta alla dispersione scolastica, attività di recupero, laboratori, formazione linguistica migranti, progetti per l’educazione interculturale, orientamento, …).

Lotta alla dispersione e anagrafi degli studenti
Il quadro della strumentazione per contrastare la dispersione scolastica è decisamente carente: la maggioranza dei territori nella concreta impossibilità di individuare che evade l’obbligo scolastico e quello formativo. A questo si aggiunge una forte frammentazione dei servizi di orientamento, spesso non in grado di intervenire tempestivamente con colloqui, azioni recupero e orientamento, tutoraggi.
L’effettivo funzionamento delle anagrafi degli studenti, oltre a intercettare i giovani che evadono l’obbligo di istruzione e formativo, è indispensabile per raccogliere un flusso sufficiente di dati e informazioni sui percorsi scolastici e formativi al fine di conoscere il fenomeno della dispersione e pervenire alla tracciabilità dei percorsi. La circolare sulle iscrizioni impegna le Direzioni regionali ad operare in sinergia con Regioni ed Enti Locali per realizzare piani territoriali di prevenzione della dispersione scolastica. Il punto centrale è la costituzione e l’effettivo funzionamento delle anagrafi degli studenti al fine di realizzare un efficace monitoraggio dell’evasione dall’obbligo, anche attraverso il confronto con le anagrafi universali dei comuni e delle Asl, di intercettare gli alunni che evadono l’obbligo e di riorientarli alla ripresa degli studi, di raccogliere un flusso sufficiente di informazioni per programmare azioni di prevenzione della dispersione. Gli obiettivi principali del confronto sono:

  • avvio di un percorso che conduca alla costituzione di anagrafi degli studenti costantemente aggiornate, capaci di individuare i soggetti che evadono l’obbligo di istruzione e formazione attraverso l’inrocio dei dati con le anagrafi generali;
  • costituzione di osservatori sulla dispersione scolastica utilizzando i dati messi a disposizione dalle anagrafi degli studenti in modo da pervenire a veri e propri indicatori di previsione del rischio di dispersione sulla base dei quali programmare adeguate politiche di prevenzione;
  • realizzazione del coordinamento dei servizi di orientamento in modo da assicurare ai giovani che hanno abbandonato la scuola colloqui e azioni di orientamento, rimotivazione, accompagnamento;
  • attivazione di interventi di contrasto e prevenzione della dispersione;
  •  verifica sull’andamento dell’obbligo di istruzione e di favorire l’integrazione dei percorsi al posto della sola formazione professionale quale modalità di assolvimento dell’obbligo.

Nel sito della Cgil nell’area tematica Formazione e Ricerca è disponibili materiale utile su dispersione scolastica e anagrafi degli studenti all’interno della Newsletter n. 20 ottobre 2007.

Formazione permanente e educazione degli adulti
Nella società della conoscenza ,l’esigenza di una prospettiva dell’apprendimento permanente è essenziale.Si tratta , per i soggetti, di entrare nella logica dell’imparare in ogni momento e contesto di vita , sia esso formale ,informale e non formale .
Nell’ambito dell’educazione, dell’istruzione e della formazione degli adulti , la predisposizione di opportunità formative si ottiene solo attraverso l’integrazione delle azioni di sviluppo fra tutti i soggetti interessati (scuola , università,Regione ,EE.LL. e associazioni ) e sulla puntuale conoscenza dei bisogni e delle forme dell’apprendimento adulto. La decisione della Cgil di presentare una proposta di disegno di legge di iniziativa popolare sull’apprendimento permanente pone obiettivi che possono essere ottenuti nei territori attraverso la negoziazione sociale e che riguardano il coordinamento dell’offerta e la qualificazione dell’offerta, la sollecitazione e il sostegno della domanda, l’attivazione di servizi di supporto. In particolare si tratta di:

  • diffondere e implementare nei territori l’accordo tra Governo, Regioni e Parti Sociali del marzo 2006 al fine di realizzare un utilizzo integrato di tutte le risorse per la formazione permanente e una programmazione unitaria e coerente;
  • negoziare l’utilizzo delle risorse della formazione continua per la definizione di ammortizzatori sociali fondati su politiche attive del lavoro che mettano al centro la formazione;
  • potenziare e coordinare i servizi di orientamento;
  • ottenere azioni di coordinamento e integrazione tra servizi educativi, sociali e sanitari, già previsti dalla legge 238/00, per favorire l’emersione della domanda formativa debole o inespressa;
  • favorire l’incontro tra domanda e offerta formativa attraverso tutte le forme di potenziamento dell’informazione, a partire dalla realizzazione di Albi provinciali o territoriali dell’offerta formativa.

Il piano regionale dell’offerta d’istruzione e formazione e il suo dimensionamento deve prevedere anche l’istituzione di scuole per adulti . È necessario sollecitare l’attivazione di tavoli territoriali tra parti sociali e EELL ( previsti per altro dall’accordo del 2000) al fine di ampliare l’offerta formativa per gli adulti .Va previsto un monitoraggio ed un coordinamento di tutte le esperienze che consentono agli adulti, di arricchire e completare il proprio bagaglio di conoscenze e competenze. In particolare vanno favorite tutte le offerte che si rivolgono alle fasce sociali più deboli e che sono interessate a percorsi finalizzati al conseguimento dell’obbligo scolastico , ai percorsi di alfabetizzazione e alla certificazione (previsti nei CPIA) e che sono indispensabili per esercitare pienamente il diritto alla cittadinanza attiva. Obiettivo: aprire un tavolo di contrattazione (provinciale e regionale ) che preveda una omogenea pianificazione territoriale dell’offerta formativa per gli adulti partendo dalla verifica delle presenza di un’ adeguata rete di servizi (trasporti..) che permetta, ad un’utenza particolarmente debole, di raggiungere agevolmente le sedi in cui si eroga la formazione .Va inoltre verificata la possibilità di contrattare agevolazioni per trasporti e altri servizi.

Piani formativi territoriali: poli, its, ifts, istruzione tecnica e professionale, formazione professionale, apprendistato, formazione continua
In questa fase di crisi economica assumono un ruolo rilevante i tavoli territoriali per la definizione di patti formativi. I patti formativi dovrebbero partire dalla ricognizione delle esigenze espresse dal mondo imprenditoriale e dagli EE.LL , per costruire percorsi di istruzione e formazione aderenti alla vocazione produttiva territoriale in coerenza con i Piani Operativi Regionali ( POR ) a finanziamento (FSE) . Obiettivo : il tavolo deve definire il quadro dei piani territoriali e affrontare in modo sistematico gli aspetti legati al rapporto formazione e lavoro anche attraverso l'istituzione dei Poli di istruzione e formazione , dei corsi ITS e dei corsi IFTS .

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