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Fare integrazione tra istruzione e formazione continua
di
Pasquale Iorio
, AISLo
Sul sito della Regione Campania, ho letto il programma di una importante iniziativa organizzata dalla Facoltà di Sociologia della Federico II su un tema di grande attualità: ”La regionalizzazione dei sistemi di istruzione e di formazione”.
L’evento assume una particolare attualità alla luce dei recenti provvedimenti assunti dal Governo nazionale in materia di istruzione, con l’abbassamento a 15 anni dell’obbligo scolastico, che è un atto grave e ci porta ad un ulteriore arretramento rispetto agli altri paesi europei.
Nello stesso tempo questa iniziativa consente di poter approfondire alcune normative emanate di recente dalla Regione Campania in materia di formazione e politiche attive del lavoro. In particolare va rilevata la norma (approvata a fine anno), che definisce i criteri e gli standard per il riconoscimento delle competenze, non solo nei percorsi formali di istruzione e di formazione professionale, ma anche per la validazione delle conoscenze e dei saperi contestuali conseguiti nelle attività educative del mondo del lavoro, delle imprese, del volontariato e del terzo settore.
In questo modo la nostra regione comincia a recuperare un ritardo non più sostenibile e si allinea alle realtà più avanzate non solo a livello nazionale ma anche europeo. Da questo punto di vista l’incontro di Napoli dell’8-9 febbraio pv consentirà uno scambio di buone pratiche, grazie agli interventi di esperti del mondo universitario e delle altre istituzioni presenti.
Per franchezza devo rilevare un solo aspetto critico in un quadro di alta qualità istituzionale e professionale dell’evento: la completa assenza di contributi da parte del mondo sociale, delle imprese e del volontariato.
A mio modo di vedere non è possibile ignorare queste realtà se si vuole costruire un processo di integrazione tra percorsi di istruzione, di formazione e politiche attive del lavoro. Tra l’altro negli anni scorsi abbiamo lavorato per tentare di creare un ponte tra questi mondi: in particolare con la costruzione di un protocollo – rimasto inattuato – tra assessore regionale al lavoro con le forze sociali e produttive, anche attraverso il pieno coinvolgimento degli enti bilaterali.
In verità in altre regioni si stanno realizzando importanti accordi per integrare i sistemi di offerta formativa, sulla base di analisi dei fabbisogni formativi emergenti e delle priorità nei settori produttivi ritenuti strategici per lo sviluppo locale. A tal fine si stanno aprendo anche canali di collaborazione per un uso integrato e per programmare piani concertati di formazione continua, anche grazie all’utilizzo dei fondi paritetici interprofessionali, sia per sostenere processi di innovazione e di riorganizzazione produttiva, industriale (come nel caso della Fiat e delle piccole imprese) sia per affrontare le drammatiche situazioni di crisi e di ristrutturazione per consentire un sostegno al reddito dei lavoratori (coesione sociale) ma ancor più per rafforzare le loro conoscenze e competenze.
Per questi motivi trovo incomprensibile l’assenza di contributi da parte delle forze sociali (sindacati ed organizzazioni datoriali, oltre che degli enti bilaterali regionali e dei fondi paritetici). Invito a riflettere gli organizzatori perché sono ancora in tempo a recuperare questa dimenticanza, con il coinvolgimento dei principali attori sociali sul territorio campano e nazionale (CGIL-CISL-UIL e Confindustria).
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