Governo locale e politiche attive di sviluppo territoriale. Esperienze, progetti, strumenti a confronto, per passare dal dire al fare

1° Incontro internazionale di Studio
Agregento, 18 e 19 Febbraio 2000

Relazione introduttiva
a cura di Stefano Mollica, Presidente AISLo

UNA RETE DI PARTNER PER L'INNOVAZIONE: SCAMBI E COOPERAZIONE FRA PROTAGONISTI ED ESPERIENZE ECCELLENTI

FOCUS
(L’IDEA E I PROTAGONISTI)



1. L’idea di fondo è quella di aprire un dibattito nel paese per valutare l’appropriatezza e l’efficacia di esperienze, progetti e strumenti che si vanno sperimentando a supporto dello sviluppo territoriale attraverso politiche e azioni pubbliche locali, soprattutto in tema di economia e occupazione. Coinvolgendo come “protagonisti” in primo luogo coloro che hanno responsabilità e competenza per agire, sia in Italia sia in Europa. Un dibattito concreto sui casi e sulle soluzioni di successo, fra “protagonisti” che operano sul campo su progetti diversi, per porre basi di cooperazione e di scambi fra esperienze eccellenti.


2. La questione centrale del governo locale in tema di politiche attive di sviluppo territoriale è l’eccessiva distanza che ancora intercorre fra il “dire” e il “fare”, fra l’indirizzo e il governo effettivo.
Le scelte della politica sono spesso serie e impegnate, ma fanno fatica ad avviare azioni concrete e a produrre risultati visibili e significativi. Responsabilità, partecipazione e concertazione di tutti gli attori sociali e istituzionali sono ancora timide, incerte e sperimentali.

Il problema del governo locale dello sviluppo non è solo un problema meridionale: dal canto suo il centro-nord ha il problema di fronteggiare le grandi turbolenze causate dalla globalizzazione dei mercati e dalle sfide competitive poste dall’innovazione di prodotto e dalle nuove tecnologie. Dappertutto, anche dove sviluppo economico e occupazione non sono un problema e le politiche pubbliche sono evolute, si pone l’esigenza di rileggere i processi della politica, di ridisegnare il ruolo del privato economico e d’impresa, di ridefinire il ruolo del governo e delle amministrazioni locali nella concertazione delle politiche pubbliche e delle iniziative, pubbliche e private, sulle risorse, sui progetti e sulle azioni di sviluppo territoriale.


3. Il tema delle politiche attive di sviluppo territoriale è nuovo e complesso. Per avviare su di esso un vero lavoro di elaborazione progettiamo di realizzare una “collana” di incontri di studio fortemente ancorati ad esperienze e progetti in atto, in cui si mettano a confronto casi e azioni concrete e in cui si individuino modalità per trasferire buone soluzioni in altre realtà, magari “imparando ad imitare” fattori e condizioni che ne hanno determinato il successo. Incontri di lavoro fra protagonisti del fare necessario, e non convegni-passerella rituali.

Usiamo il termine “collana” proprio perché pensiamo ad eventi che sono fra di loro legati da un doppio filo conduttore: i) allargare la visibilità e quindi l’impatto di progetti di innovazione che si stanno realizzando sul territorio per l’azione positiva delle pubbliche amministrazioni, e ii) affrontare il tema del governo locale dello sviluppo in una chiave pragmatica e operativa, guardando cioè alle implicazioni organizzative, professionali e tecnologiche che esso comporta quando si cerca di attuare le politiche tramite servizi e azioni di cambiamento.

Lo scopo dell’iniziativa che qui proponiamo è, in definitiva, di sperimentare metodi, processi e modalità pratiche di trasferimento dell’innovazione da un territorio all’altro in materia di politiche attive di sviluppo locale e di soluzioni istituzionali e organizzative che possono renderle attuabili.


4. Attraverso incontri di studio e di lavoro si intendono realizzare due obiettivi specifici.

Il primo è certamente contribuire a progettare condizioni e strumenti perché le politiche di sviluppo locale siano non solo enunciate ma si realizzino, individuando così modalità concrete di possibile ri-orientamento delle azioni degli attori sociali e istituzionali interessati: come passare dal dire al fare, dalle intenzioni alle realizzazioni, dalle parole agli impegni. Si può? Con quali strumenti? Con quali ruoli? Con quali costi? Con quali possibilità di successo?

Il secondo è quello di stimolare progettare e avviare un “Club di partner per l’innovazione nelle amministrazioni e nelle politiche locali”, cui partecipano persone fisiche impegnate, per ruolo o professione, nella definizione e realizzazione di politiche attive di sviluppo territoriale, per progettare e gestire sinergie, servizi di cooperazione, trasferimento di innovazione.

Una rete di “protagonisti” della politica, delle imprese, delle amministrazioni, delle professioni, delle istituzioni, delle associazioni di attori sociali, che operano a livello locale affrontando ogni giorno la terribile “sfida del fare”. Essi condividono la convinzione che imitazione, confronto e cooperazione siano veicoli per rafforzare e generalizzare il cambiamento.

Una rete organizzativa governata e con supporto di tecnologie avanzate, che possa diventare domani una infrastruttura di competenze a sostegno di servizi e politiche di sviluppo. Un circuito ampio, non burocratico né rituale, di persone che operano nel pubblico e nel privato, nella politica, nelle imprese e nelle istituzioni, per realizzare “contaminazione virtuosa” per il cambiamento dell’amministrazione e per la competitività e lo sviluppo del paese.

Il “Club” opera per fare in modo che istituzioni pubbliche, attori sociali e comunità scientifico-professionale dei diversi territori stabiliscano modi, forme e risorse per lavorare insieme e:

  • condurre analisi e monitoraggio dei programmi di sviluppo locale a partire dalle loro realizzazioni;
  • trasferire esperienze da un territorio ad un altro;
  • utilizzare in comune soluzioni già sperimentate;
  • focalizzare e sostenere progetti, iniziative, impegni, servizi e contribuire a superare politiche che siano solo dichiarate e non strumentate.

SCENARIO
(RIFERIMENTI, IPOTESI E LOGICHE, PER DARE SENSO AL PROGETTO)



1. La società post-fordista, il valore e il peso dell’informazione e delle nuove tecnologie, la globalizzazione dei mercati e dell’economia hanno in tempi recentissimi modificato in modo drammatico significato e valore della competitività come strumento di sviluppo economico e condizione di vitalità delle imprese.

2. La competitività -è ormai tesi largamente accettata e diffusa- non si fa più a livello di impresa ma a livello di sistema economico, produttivo e sociale del territorio. In taluni comparti -si dice- non si può più competere se non a livello di sistema-paese; in altri a livello di sistema-area, o distretto o filiera o comprensorio o regione.

3. Sulla capacità delle imprese di sopravvivere e vincere su mercati di riferimento sempre più planetari e integrati in ogni senso, influiscono in modo determinante fattori fino ad ieri poco considerati, quali: la capacità, cultura e competenza delle persone che stanno sul mercato del lavoro, la qualità e il costo dei servizi pubblici, il sistema delle infrastrutture materiali e immateriali, le capacità e le politiche della pubblica amministrazione, l’integrazione e la flessibilità dei cicli produttivi e della struttura delle imprese, la flessibilità del mercato del lavoro, la disponibilità e possibilità di accesso al credito, il valore e la dislocazione del terziario avanzato a supporto dell’innovazione dei mercati e dei prodotti, eccetera.

4. L’economia del territorio si intreccia sempre più con la politica che sul territorio fanno i soggetti e gli attori economici e sociali tutti. In tale quadro diviene sempre più importante, talvolta risolutiva, l’azione di regolazione e di servizio della pubblica amministrazione.

5. Il Governo, l’azione politica di livello più alto e la legislazione statale che ne è seguita hanno definito di recente un ruolo primario delle autonomie e del governo locale nella definizione e nella strumentazione di politiche attive di sviluppo dei rispettivi territori.

6. Per politiche attive di sviluppo intendiamo l’insieme di misure che, individuati bisogni di rafforzamento delle capacità-potenzialità-vitalità di uno specifico sistema economico e produttivo territoriale, tendono a darvi risposta concreta e attiva attraverso progetti, iniziative e servizi messi in opera per effetto di una appropriata azione pubblica (non necessariamente, quindi, per effetto di gestione diretta della pubblica amministrazione) a supporto e integrazione dell’azione di tutti i soggetti istituzionali, sociali ed economici che sul territorio operano. Le politiche attive di sviluppo hanno quindi per oggetto l’integrazione di obbiettivi e iniziative al servizio dello sviluppo; hanno per soggetti tutti coloro –individui, istituzioni, comunità- che ne sono insieme promotori e destinatari.

7. A diversi livelli nel paese si sono mossi passi interessanti in tema di politiche attive di sviluppo, alcuni davvero significativi da prendere a riferimento. Nell’ultimo quadriennio, l’azione di Governo nella materia si è caratterizzata per la messa a fuoco di strumenti e processi nuovi (vedi ad es. i Patti Territoriali, la concertazione come prassi di progettualità e partecipazione politica e sociale, il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione, Sviluppo Italia, ecc.). Finanziamenti nazionali ed europei sono stati destinati al miglioramento della capacità delle Amministrazioni pubbliche ad occuparsi di sviluppo e alla sperimentazione e monitoraggio su temi cruciali per le politiche territoriali.

E’ iniziato, sebbene timidamente, il processo di decentramento istituzionale di funzioni statali alle regioni e agli Enti Locali; a questi ultimi la legge ha assegnato la funzione istituzionale dello sviluppo del territorio. Governo, imprenditori e sindacati utilizzano il metodo della concertazione per definire politiche, strategie e iniziative con ricadute sia generali sia locali. Maturano orientamenti per affrontare in una chiave nuova il tema del rapporto nord-sud e del rapporto pubblico-privato, con forte coinvolgimento delle parti sociali e in particolare degli imprenditori sulle strategie possibili per il mezzogiorno del paese. La politica “alta” è attenta e impegnata sui temi dello sviluppo territoriale..

8. “Aria e ambiente” politico e anche dovizia di risorse sembrano –e sono in realtà- favorevoli ad una esplosione di esperienze e di iniziative. Ma le esperienze e iniziative che producono azioni e realizzazioni a livello locale sono nei fatti poche di numero, e soprattutto difficili per qualità ed efficacia. Si è prodotto molto dibattito, molta politica “del dire”, molti incontri, qualche esperienza eccellente, ma in generale difficoltà di realizzazione e soprattutto grande fatica per la confusione di soggetti, ruoli, esperienze, strumenti, conoscenze, competenze.

9. Due fenomeni fra di loro correlati colpiscono in particolare, per le gravi difficoltà che denunciano.
Una grande difficoltà, anzitutto, a realizzare alcune azioni e servizi di innovazione già da tempo previsti dalle leggi o comunque basilari per qualsiasi politica attiva di sviluppo. Si pensi -ad esempio e per gran parte degli enti locali nel paese- alla difficoltà di start-up degli sportelli unici per le imprese, agli scarsi investimenti-soluzioni tecnologiche per i front-office, alla difficile integrazione delle reti tecnologiche e dei servizi pubblici sul territorio.

Un secondo, più grave, fenomeno è la difficoltà che si rileva sia nei programmi che nelle concrete iniziative di molte situazioni locali ad avere una visione (e quindi una strategia) integrata dei temi dello sviluppo territoriale. Ambiente, risorse naturali, pianificazione territoriale, infrastrutture, sistema produttivo, risorse culturali, persone e qualità delle risorse professionali, sistema sociale, qualità della vita, servizi pubblici per il cittadino e servizi alla persona, sono tutte dimensioni del contesto territoriale che per produrre progetti e azioni di sviluppo richiedono non solo politiche ma anche servizi integrati.

10. In sintesi, si verifica una grande contraddizione.
Il tema del governo locale dello sviluppo è cruciale per il futuro dell’economia e dell’occupazione del paese. La politica e le istituzioni vi sono fortemente impegnate. Sono disponibili, e lo saranno in misura ancora maggiore nel prossimo futuro, risorse finanziarie adeguate. Le amministrazioni pubbliche, con le imprese e i sindacati dei lavoratori, sono impegnate sulla concertazione di programmi, progetti azioni.
Tuttavia politiche, progetti e investimenti stentano a partire e i soggetti interessati (tutti, non solo le amministrazioni locali) fanno fatica a elaborare e decidere. I risultati sono insufficienti, costosi, difficili da valutare. Le capacità di lavoro comune e di cooperazione fra istituzioni e fra attori dello sviluppo sono ancora insufficienti e non consentono sinergie e supporto reciproco.

11. Per affrontare in modo appropriato questa (apparente) contraddizione, occorre darsi una ipotesi di merito sulle ragioni delle difficoltà.
La nostra ipotesi è che il problema vero non sta nella difficoltà delle amministrazioni, degli attori economici, dei soggetti sociali di produrre e proporre politiche e azioni di sviluppo appropriate alla specificità dei territori e dei relativi governi locali. Certamente esistono difficoltà e lentezze ma la sostanza del problema, secondo noi, non è qui.

Il problema sta nel fatto che le pubbliche amministrazioni non sono ancora pienamente adeguate alla complessità del compito e al livello della sfida.
In particolare la riforma delle pubbliche amministrazioni procede lentamente (o forse non procede più) proprio nelle dimensioni che più influiscono sul governo dello sviluppo a livello territoriale: il decentramento e l’applicazione del principio di sussidiarietà sono ancora insufficienti; esistono troppe “burocrazie sovraordinate” che rifuggono da qualsiasi integrazione virtuosa dei processi decisionali; l’elaborazione delle politiche e la gestione del consenso avvengono mediante processi obsoleti e ormai inappropriati alla novità dei bisogni e delle sfide sul tappeto; la ricerca di innovazione nei modelli, nei ruoli e nei processi operativi della pubblica amministrazione si scontra con troppe incrostazioni dei poteri e delle competenze.

Il problema vero sta nella mancata (o lentissima) riforma dell’amministrazione e in tutte le implicazioni istituzionali, politiche e tecnico-professionali che ciò comporta.


12. La nostra ipotesi è che politiche attive di sviluppo del territorio elaborate e realizzate a livello e nell’autonomia del governo locale trovano difficoltà ad essere concretamente strumentate e realizzate perché è assolutamente insufficiente l’azione delle pubbliche amministrazioni in:

  • innovazione e riforma organizzativa che porti a realizzare un vero e proprio nuovo modello di amministrazione, coerente con un ruolo “leggero ma attivo” dei soggetti pubblici locali nel governo dell’economia e delle tecnologie, dell’uso e sviluppo delle risorse umane, per il conseguimento della impiegabilità e dell’occupazione;
  • azioni di sviluppo delle competenze, delle nuove professionalità e del ruolo degli operatori pubblici, per rafforzare la capacità, l’identità e il ruolo della pubblica amministrazione e dei suoi addetti nel servizio del governo dello sviluppo;
  • ricerca e sviluppo di modelli di impresa e di sistemi di competenze e professionalità, perché le imprese del territorio stiano sul “business” con organizzazioni snelle, che operano in rete e valorizzano il sistema-territorio, che hanno strategie e uomini capaci di trasformare la globalizzazione dei mercati in opportunità;
  • infrastrutture e sistemi tecnologici, sia come strumenti per l’erogazione di servizi pubblici a supporto di progetti e azioni di sviluppo, sia come architetture indispensabili per l’apertura di nuove attività e nuovi business;
  • metodi sperimentati e condivisi di partecipazione e concertazione sui contenuti e sui percorsi dei cambiamenti che è necessario introdurre nel funzionamento delle istituzioni del governo locale e nei soggetti economici e sociali sul territorio.

 

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