I Centri per le Nuove Opportunità

di Pasquale Iorio, Vice Presidente AISLo

Visita di studio in Portogallo

Dal 23 al 28 febbraio 2010 una delegazione della Regione Campania – guidata dal Pier Luigi Lo Presti e Rita Crisci, dirigenti del settore istruzione ed EDA, composta da esperti del mondo della scuola, dell’università e del lavoro – si è recata a Lisbona per una visita di studio e di approfondimento del sistema portoghese di apprendimento permanente.

Il programma è stato molto intenso con incontri nelle sedi governative, nelle scuole e nei centri di formazione professionale, con particolare attenzione alla più rilevante innovazione adottata negli ultimi anni con la nascita della Agenzia Nazionale per le Qualifiche e della rete dei Centri per le Nuove Opportunità.

Grazie ad importanti accordi con il mondo delle imprese e dei sindacati (sfociati nella nuova normativa della Legge N 370 del 2008) è apparso evidente come sia stato intrapreso – e si va rafforzando sulla base delle esperienze già fatte – un nuovo sistema integrato dell’educazione e della formazione, con una fitta rete di relazioni ed attività diffuse sul territorio, nello stesso tempo efficace e flessibile, per far diffondere e crescere le opportunità di apprendimento lungo tutto il corso della vita.

Dalle cose che abbiamo visto ed udito è risultato evidente che in pochi anni in questo Paese è stata realizzata una vera e propria “rivoluzione copernicana” sia nei contenuti che per gli strumenti messi in campo a livello nazionale e locale, con il pieno coinvolgimento degli attori sociali ed istituzionali. Basta pensare che fino al 2001 il Portogallo era in una posizione ancora più di retroguardia in Europa (rispetto alla stessa Italia) con alti tassi di popolazione a bassa scolarizzazione, di giovani drop out, di persone a rischio di emarginazione ed esclusione sociale (analfabetismo di ritorno).

Da questa consapevolezza è scattata una sfida culturale, di vero e proprio riscatto civile, che ha visto unite tutte le forse sociali, il mondo della scuola e della ricerca, delle imprese e del volontariato. A ben vedere, si può dire che qui gli obiettivi proposti dalla “strategia di Lisbona” per costruire la società della conoscenza in Europa sono stati assunti con coerenza e determinazione a tutti i livelli, a partire dal Governo nazionale. Non a caso una delle scelte più radicali ed innovative in Portogallo è stata quella di elevare la soglia dell’obbligo formativo da 14 a 16 anni (con investimenti notevoli anche in una fase di crisi economica).

Nella prima giornata abbiamo avuto incontri molto intensi e stimolanti nella sede dell’Agenzia Nazionale per le Qualifiche - il vero centro motore ed anima propulsiva per la promozione e programmazione di tutto il sistema – e nel Centro Nuove Opportunità di una scuola tecnica di eccellenza a livello europeo (l’istituto industriale “Marchese di Pombal”) nel quartiere storico di Belem – a cui sono seguite altre due visite interessanti: al centro Tecnoforma di educazione e formazione per adulti nel comune di Almada ed al centro di formazione professionale Cityforma (gestito dalle organizzazioni sindacali).

Da subito abbiamo potuto conoscere nei dettagli e toccare con mano come funziona il nuovo sistema di riconoscimento, di validazione e certificazione delle conoscenze e delle competenze acquisite dalle persone adulte (con età superiore a 18 anni), non solo nei percorsi formali di istruzione e formazione professionale, ma anche nelle attività non formali ricavate dalle esperienze di vita e familiari, nel mondo del lavoro e del terzo settore. E’ emerso un sistema che per molti versi è molto vicino a quello francese per rigore ed efficacia nelle procedure e per gli strumenti utilizzati; ma nello stesso tempo meno burocratico, più snello e flessibile, capace di coinvolgere i partecipanti di tutte le età. Non a caso ogni persona adulta si sente più motivata, più spinta a rimettersi in gioco, anche per riprogettare la propria vita per intraprendere nuove esperienze umane e lavorative.

A completare il quadro sono state le informazioni offerte dal Centro della più grande impresa di distribuzione (la Jeronimus Martin, attiva anche in Polonia) e dal quello di validazione dell’Università Cattolica Portoghese. In queste realtà abbiamo verificato che la chiave di volta del loro sistema si fonda su efficaci metodologie e strumenti capaci di monitorare il processo in ogni fase, con ricerche ed analisi sui dati qualitativi delle attività didattiche svolte nei vari centri distribuiti in tutto il territorio nazionale.

Nello stesso tempo è stato avviato un lavoro di studio e di ricerca sugli aspetti quantitativi, sui dati e sulle caratteristiche anagrafiche, sociali dei partecipanti per una analisi sempre aggiornata dei reali fabbisogni formativi e delle esigenze emergenti nel mercato del lavoro, sulla efficacia e sui risultati conseguiti, sul grado di gradimento rispetto alle aspettative dei partecipanti. Ed infine vanno segnalate delle misure di orientamento ed accompagnamento, in particolar modo per i giovani, che si affacciano al mercato del lavoro.

Si tratta di una esperienza unica in Europa per il governo delle politiche educative, con un modello originale rispetto agli altri paesi europei di apprendimento permanente e di coesione sociale.

Basta vedere alcuni dati significativi per comprendere il salto in avanti:

  • Oggi oltre un milione di persone adulte partecipa ogni anno ad attività di educazione e formazione nei Centri (con una percentuale che supera il 10% della popolazione, oramai vicina all’obiettivo indicato dalle direttive europee); mentre in Italia non abbiamo ancora raggiunto la metà dell’obiettivo, con una quota intorno al 5%.
  • Dal 2005 ad oggi vi è stato un notevole investimento, non solo delle risorse finanziare nazionali ma soprattutto di quelle del FSE, che hanno consentito di passare da alcune decine agli attuali 500 Centri attivi in tutte le regioni del Portogallo; mentre da noi il Governo Berlusconi ha smantellato alcune delle esperienze più interessanti come quelle delle scuole serali e dei CTP per l’EDA.
  • Un altro dato che segna una forte differenza rispetto alla nostra realtà è dato dall’Agenzia Nazionale, che ha definito un sistema di qualifiche (finora ne sono riconosciute e certificaste 245 distribuite in 39 aree di competenze), sulla base di criteri e di standard omogenei, riconoscibili ed esigibili in ogni parte del paese, dalle regioni industriali del Nord fino a quelle più agricole o a vocazione turistica del sud e delle isole.

    Dopo aver studiato e conosciuto anche altre importanti realtà nazionali e regionali europee – come quelle di Gotenborg in Svezia, di Helsinki in Finlandia, della Andalusia in Spagna e di Parigi in Francia – ritorniamo da questa esperienza in Portogallo con una forte convinzione, ma anche con un suggerimento da offrire al prossimo governo regionale e degli enti locali in Campania: si può prendere esempio dalla buona pratica portoghese – un paese dalla dimensione abitativa di poco superiore a quella campana – per superare i ritardi ancora pesanti, le difficoltà e le resistenze nella costruzione di un vero ed efficace sistema integrato dell’educazione e formazione continua. In questo modo si possono rilanciare gli obiettivi delle Linee Guida Regionali per l’EDA (una delle poche esperienze avanzate in Italia, insieme con quella dei Circoli di Studio in Toscana) e dei progetti “scuole aperte” per diffondere la cultura della legalità e della cittadinanza.
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