I cittadini e la sicurezza

di Romeo Renis, Segretario SILP CGIL Marche

La sicurezza dei cittadini – il controllo delle città, la tranquillità quotidiana, il vivere sicuri ed in armonia con il proprio territorio non è un problema nuovo o contemporaneo, è un problema antico, anzi antichissimo; da quando il re, il sovrano, in cambio del monopolio nell’impiego della forza, della tassazione e di altre prerogative
di sovranità, offriva ai propri sudditi protezione dai nemici esterni alle mura della città e «giustizia sociale interna».
Si tratta quindi, di problemi antichi, i quali naturalmente assumono oggi connotazioni differenti e per certi versi innovative.
Infatti, «negli ultimi anni, il tema della sicurezza ha assunto presso tutta l’opinione pubblica italiana e sicuramente anche europea un’importanza tale da condizionare in alcuni casi anche la convivenza civile. La paura, che caratterizzava il nostro paese nell’immediato dopoguerra e che sembrava affievolita, ha ripreso vigore, alimentata
anche da una crescente criminalità diffusa e da una velocissima dinamicità sociale.

Oggi la paura, e quindi la sensazione di insicurezza, grazie all’intrecciarsi di una molteplicità di fattori, alcuni dei quali si autoalimentano in una spirale strumentalizzata ed ansiogena, ha assunto le caratteristiche di una perenne emergenza. I cittadini sono sempre più disorientati, confusi, bombardati da informazioni discordanti, da posizioni politiche spesso ideologiche, spaventati da una criminalità sempre in agguato.

Il problema sicurezza, così come viene presentato, rischia tuttavia di essere lontano dalla realtà; per certi versi esso appare confuso e strumentale. Per fronteggiarlo, vengono sovente utilizzati strumenti irrazionali, frettolosi e di impatto immediato, che magari influiscono sulla sfera emotiva individuale dei cittadini, che possono forse attenuare la paura ed alleviare la preoccupazione ma non incidono minimamente sulle cause in modo strutturale e duraturo.

Per rispondere quindi al bisogno securitario da parte dei cittadini, la politica, a volte la stessa che ha utilizzato strumentalmente il senso di insicurezza dei cittadini, è costretta a fare proposte e trovare soluzioni sempre più caratterizzate da una forte connotazione rassicurante indipendentemente dalla verifica dei risultati o dall’efficacia
della scelta. Insomma, proposte e soluzioni lontane da una concezione reale, lucida, meditata, leale, di uno dei mali più complessi di tutte le società contemporanee… l’insicurezza sociale.

La sicurezza dei cittadini è un problema complesso, articolato e sensibile che richiede risposte complesse ed altrettanto articolate atte ad integrare, alle tradizionali ed insostituibili forme di controllo assicurato dalle forze di polizia, magistratura, polizia locale (controllo sociale formale), le nuove forme di controllo sociale integrato-partecipativo,
rappresentate dalle autonomie locali, dalle associazioni, dal sindacato, dalla solidarietà e dalla legalità.

Alla base del presente volume vi è l’idea che il problema della sicurezza si possa efficacemente affrontare solo se quelli che si definiscono generalmente i fondamentali della sicurezza e, cioè gli strumenti di controllo formale (forze di polizia, magistratura) e quelli del controllo informale (solidarietà, volontariato, educazione per la crescita della cultura della legalità, rappresentanze sociali) si sviluppano in modo coordinato, integrato e soprattutto complementare, creando valore aggiunto gli uni per gli altri.

Infatti, partendo dalla caratteristica della complementarità e dell’affievolirsi dei rapporti di solidarietà e quindi dei vincoli che caratterizzano il controllo informale, le aspettative verso il controllo formale crescono vertiginosamente. Di contro, se l’apparato addetto alla sicurezza che riceve questa domanda non funziona a sufficienza e non risulta quindi corrispondente alle sempre più pressanti richieste dei cittadini, c’è il rischio che le preoccupazioni e le paure creino un vero e proprio corto circuito securitario che si tramuta in sfiducia e malcontento.

Funzionale a questa prospettiva di fondo risulta quindi una analisi della struttura delle forze di polizia e dell’apparato addetto alla sicurezza del nostro paese. Tale analisi sarà quindi tesa a fornire un supporto empirico alle seguenti conclusioni:

  • che l’apparato addetto alla sicurezza, pur encomiabile per i risultati ottenuti nel recente passato, terrorismo, criminalità organizzata ecc. necessita ora di una «indilazionabile manutenzione» affinché sia corrispondente alle nuove esigenze dei cittadini e alle mutate e nuove dinamiche nazionali e internazionali;
  • che l’insicurezza dei cittadini non è legata solo all’aumento dei reati o ad una maggiore presenza numerica delle forze di polizia;
  • che la sicurezza dei cittadini, essendo un problema complesso ed articolato, non può essere un compito delle sole forze di polizia ma va necessariamente integrato dal nuovo ruolo delle autonomie locali, del sindacato, delle rappresentanze sociali, della solidarietà in un’ottica di «nuova prevenzione» di «prossimità», di «partenariato» e soprattutto di una ritrovata e forte «cultura della legalità»
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