I giovani e la politica

di Cristina Rizzelli, Professionista AISLo
Un recente e preoccupante sondaggio dell'ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione), commissionato dal Ministero della Gioventù ci rivela che solo 1 giovane su 3 esprime fiducia nei confronti della politica e che nel 58% del campione intervistato (già maggiorenni, quindi elettori) prevalgono sentimenti di rabbia, diffidenza, disgusto e noia.

Il Ministro Giorgia Melloni, alla luce di questi sconfortanti risultati, auspica “una corrispondenza dell'elettorato attivo e passivo”, tentando così “di risolvere il problema della rappresentanza e della partecipazione giovanile” (1) . Tutto molto bello. Ma il problema è più profondo e meno legato di quanto si pensi ad una crisi di rappresentanza giovanile.

Probabilmente molti dei ragazzi non sanno neppure di cosa stia parlando il Ministro quanto parla di elettorato attivo, passivo e di rappresentanza. E forse molti non sanno neppure chi è il Ministro Melloni.
La disaffezione non è neppure il frutto di una generazione con una crisi di valori. Si tratta, molto semplicemente, di una generazione che è a corto di strumenti.

E' infatti innegabile che l'interesse e la partecipazione scaturiscano dalla conoscenza e dalla comprensione dei fatti. Ma gli stessi giovani ammettono di fare fatica a capire un telegiornale o a leggere un quotidiano senza perdere il filo.
Perché? Perché sono a corto di elementi essenziali di educazione civica, di storia, di diritto, di economia.
Quindi, viene naturale perdere di interesse, non crearsi una coscienza politica, non ricercare una rappresentanza adeguata al proprio sistema di valori, non informarsi adeguatamente, non partecipare, non andare a votare.

Una volta nelle famiglie si parlava di politica. Qualcuno a scuola spiegava cos'è il parlamento, quale ruolo ricopre, come nasce una legge, che cosa fa un ministero. Oggi la debolissima ora settimanale di educazione civica è quasi scomparsa e sono pochi i professori ancora appassionati (sempre di meno) che spiegano agli studenti le istituzioni del nostro Stato. Sono pochi le madri e i padri non disillusi che ritengono importante la trasmissione dei valori della Politica (con la P maiuscola) ai figli.

E allora compi i 18 anni, ti consegnano la scheda elettorale e questo bellissimo diritto non senti che ti riguarda. Spesso ti rifugi nel qualunquismo, altre volte in estremismi che da sempre hanno fascino e presa sull'ignoranza della massa e che creano quell'appartenenza e uniformità in cui da giovani si sente tanto il bisogno.

E allora, caro Ministro Melloni, se davvero vuole che i giovani diventino elettori e attori del Paese, se davvero vuole che i sentimenti di rabbia, diffidenza, disgusto e noia si trasformino in più positivi e costruttivi sentimenti di passione, impegno, partecipazione, ai ragazzi la Politica e le Istituzioni vanno spiegate. Con semplicità, così come sono e dovrebbero essere per tutti. Al di là dei politici del momento, dei nomi, dei partiti, dei neologismi complessi.

I giovani imparano in fretta, ma vanno forniti loro strumenti adeguati. E allora solo così saranno davvero in grado di essere protagonisti di questa Repubblica, con tutto l’entusiasmo e il futuro di cui sono naturalmente portatori.


(1) Corriere della Sera, 14 aprile 2010

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