Il bisogno di resistere

a cura di Teresa Maggio, Direzione AISLo
Il foglio bianco prende corpo attraverso l’urlo che macchia di inchiostro la sua superficie.
Il racconto che scorre nel libro di Pasquale ha ricevuto il soffio vitale ed è diventato creatura consapevole: ora esiste. Si, esattamente come il soffio che ha reso vivo e consapevole l’uomo.
Le persone raccontate sono al nostro fianco, camminano con noi. Possiamo vederle, parlare con loro, farci raccontare le loro storie. Ci commuovono, ci fanno piangere e sorridere. Sono VIVE.

Mi sono chiesta come mai questi racconti di vite, che direttamente o indirettamente molti di noi conoscevano, hanno sbalordito, sorpreso e creato energia nuova in tutti coloro che li hanno letti.
Vedere, ascoltare, e sentire il coraggio di quel vivere quotidiano lontano dai nostri occhi, ha squarciato il velo della indifferenza.
Tutti assieme, uno dopo l’altro, in un ordine a noi ignoto, urlano il bisogno di essere riconosciuti, urlano il diritto ad una vita, urlano la loro solitudine, la loro emarginazione.
Urlano il bisogno di resistere.
E’ l’urlo di una umanità privata della propria cittadinanza.
Una umanità senza patria, che raccoglie con generosità ogni uomo che sulla faccia di questa terra non ha voce.
E’ un’umanità che possiamo riconoscere dalle letture dei quotidiano che raccontano il mondo fra quelle righe non scritte: cinesi che si suicidano, carne resa schiava in nome dello sviluppo del proprio paese; popoli e generazioni ridotte alla fame e alla disperazione dalle guerre; il ritorno a forme di lavoro prive di ogni tutela e diritti in nome di quel misterioso concetto che è la competitività, usato come scudo e applicato in modo ignorante e strumentale.

Il racconto di Pasquale è un antidoto contro la solitudine e l’isolamento che nel degrado e nell’emarginazione culturale e sociale trova il suo humus.
Rende dignità e valore ad esperienze umane drammatiche e virtuose che non hanno la forza necessaria per uscire dall’isolamento.
Senza il racconto rimarrebbero schiacciate in un contesto soffocante, oppressivo e senza speranza, e tutti noi saremmo privati di quella energia che nasce dalla consapevolezza di non essere soli che non tutto è perduto. Senza non saremmo in grado di percepire che esiste la cittadinanza senza patria altrettanto vera e sentita; quella della…….libertà, giustizia e fratellanza……..quella della orgogliosa dignità del vivere.
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