Il confronto su formazione e certificazione delle competenze

di Roberto Pettenello, Formazione e Ricerca, Cgil
L'INTERVISTA

Dopo due anni di mancati confronti il ministro Sacconi ha incaricato il Prof. Tiraboschi di riconvocare il Tavolo tecnico sugli standards professionali, formativi e sulla certificazione delle competenze, costituito da Regioni e Province Autonome, parti sociali, MIUR e Ministero del Lavoro. E’ u n tema decisivo per rilanciare l’integrazione tra formazione e politiche attive del lavoro, di cui da decenni in Italia si discute senza esiti, per cui ci troviamo relegati agli ultimi posti rispetto agli altri paesi europei ed Ocse.
In merito abbiamo chiesto una valutazione a Roberto Pettenello, uno dei maggiori esperti in materia che partecipa al tavolo insieme ad una delegazione unitaria del sindacato confederale.

Egli ci ha subito precisato che nella riunione convocata in sede ministeriale il 23 settembre 2010, le tre organizzazioni si sono presentate con un documento unitario, in base a cui si è potuta verificare “una buona disponibilità delle parti sociali presenti e del Coordinamento delle Regioni a lavorare nei prossimi mesi per individuare procedure che consentano di far dialogare tra loro le modalità di descrizione delle competenze delle figure professionali definite dalle Regioni (finora in forme diverse e non comunicanti tra loro), dalle parti sociali, che stanno producendo - in appositi gruppi di lavoro settoriali- declaratorie condivise delle competenze per i settori meccanico, turismo, chimico, alimentare, del sistema moda, e dai percorsi di istruzione e formazione professionale”.

Nel corso del confronto in sede ministeriale, il Prof. Tiraboschi ha in parte dovuto cogliere questa disponibilità, che deriva da alcuni punti specifici delle "Linee Guida per la formazione nel 2010", siglato il 17 febbraio scorso, pur ribadendo che questo lavoro deve produrre esiti molto rapidi e chiarendo che il Ministro Sacconi, aderendo con scetticismo ai contenuti delle Linee Guida su questi temi, avrebbe preferito modalità molto più semplificate, affidando a livello di ciascuna impresa il compito di riconoscere e certificare le competenze dei lavoratori. Sia le organizzazioni imprenditoriali che le Regioni si sono impegnate a predisporre dei documenti, in base ai quali e unitamente alla nota sindacale, sarà riconvocato il Tavolo, in tempi brevi per finalmente affrontare e portare a soluzione il tema degli standard formativi e della certificazione delle competenze. 

Come ha sottolineato Pettenello: “E' evidente l'importanza di mantenere in questo percorso un metodo di lavoro più condiviso possibile tra parti sociali e tra queste e le Regioni, per evitare di dare spazio alla linea del Ministro, che più volte abbiamo stigmatizzato come movimento sindacale”. 

Nei passaggi più significativi del documento sindacale viene ribadito che “Cgil, Cisl e Uil hanno da sempre ritenuto fondamentale la costruzione di un sistema nazionale di standard minimi professionali, di standards formativi e criteri nazionali per il riconoscimento e la certificazione delle competenze. Alla base di questo impegno c’è il problema si superare il divario tra domanda e offerta di formazione, tra i fabbisogni del mondo del lavoro e le risposte della scuola, dell’università, della formazione professionale, della formazione continua e dell’educazione degli adulti”.

Va ricordato che già in un importante documento - sottoscritto nel 2003 tra parti sociali e Regioni e Province Autonome (“Standard nazionali di competenze e certificazione. Architettura di sistema e ruolo istituzionale delle Regioni”) - gli standard professionali e formativi e le modalità di certificazione definiti in ciascuna filiera (apprendistato, istruzione e formazione tecnica superiore, diritto dovere di istruzione e formazione, formazione professionale iniziale e continua, educazione degli adulti) si rileva che dovrebbero essere comparabili e comunicanti, per consentire alle persone di capitalizzare i crediti formativi acquisiti nei diversi ambiti formativi e del lavoro. 

Questo obiettivo oggi va rilanciato con decisione, perché in questi anni - nonostante il Tavolo Unico per la costruzione del sistema nazionale di standard minimi professionali, standard formativi, riconoscimento e certificazione degli standard abbia cercato di definire un percorso comune – “ si sono delineati itinerari separati tra diverse parti del sistema: l’istruzione ha definito un sistema di competenze abbastanza compiuto, almeno per i percorsi di istruzione e formazione professionale, culminato nel recente accordo del 29 aprile , e per molte figure professionali relative agli IFTS; alcune Regioni hanno definito un proprio sistema di standard e in rari casi di certificazione, spesso non coerenti fra loro e in ogni caso senza prevedere un sistema di riconoscimento reciproco tra le diverse Regioni; le parti sociali, in accordo col MdL e con il supporto tecnico dell’Isfol, hanno elaborato referenziali di competenze per i settori meccanico e del turismo, e li stanno elaborando per i settori chimico, tessile e alimentare”. 

Per tutti questi motivi, Pettenello ci ricorda che nel documento sindacale viene sottolineato che la ripresa di attività del Tavolo è una occasione importante “per ridefinire insieme (Ministeri competenti, Regioni e Province Autonome, Parti Sociali) un percorso realistico che consenta di realizzare in tempi congrui gli obiettivi fissati dai Programmi Operativi del FSE e dalle Linee Guida, anche rinunciando all’ambizioso progetto di arrivare a un sistema totalmente integrato, ma mantenendo il fondamentale obiettivo di far comunicare tra loro le diverse parti del sistema”. 

A conclusione egli ci ricorda che i compiti principali del percorso avviato dovrebbero riguardare i seguenti obiettivi: 
  • Una forte accelerazione del lavoro dei gruppi di esperti delle parti sociali relativi alla definizione dei repertori di competenze, estendendoli alle altre 18 aree economico professionali e all’area rivolta alle professionalità comuni a tutti i settori, informando periodicamente le Regioni dei lavori in corso.
  • Una forte sollecitazione alle Regioni e Province Autonome per individuare modalità di riconoscimento reciproco dei sistemi di standard professionali e formativi finora definiti, incoraggiando e, qualora richiesto, coadiuvando le Regioni o P.A. ancora prive di un sistema, a impostarlo fin dall’inizio in coerenza con le modalità di riconoscimento reciproco da individuare.
  • La definizione di una modalità di certificazione delle competenze che consenta alle persone di accedere a questa opportunità con le stesse modalità in tutto il territorio nazionale.
  • L’individuazione di modalità trasparenti che consentano a ciascun cittadino di riconoscere e di farsi certificare le competenze delle stesse figure professionali, anche nei casi in cui siano diversamente definite dal sistema formativo, dalle singole Regioni e P.A., dalle parti sociali. Il riferimento al Quadro Europeo delle Qualificazioni dovrebbe costituire un elemento – non il solo- per favorire questo dialogo.
  • La possibilità per il lavoratore di vedere riconosciute e valorizzate anche quelle competenze da lui possedute inconsapevolmente ed altrettanto inconsapevolmente da questi utilizzate sul posto di lavoro a vantaggio della produzione e della competitività, contribuendo così anche a creare un utile raccordo con le figure professionali dei contratti, nell’ottica di un continuo aggiornamento reciproco.
  • Prevedere modalità operative che consentano un costante adeguamento degli standard così individuati alla realtà del mondo del lavoro.
  • La definitiva implementazione del libretto formativo del cittadino, impegnando soprattutto Regioni e parti sociali a verificare all’interno di percorsi formativi reali, finanziati dal FSE, dai Fondi interprofessionali o da altre risorse, la congruità dei primi esiti dei lavori fin qui sviluppatisi nelle diverse sedi che se ne sono occupate. 
  • Individuare modalità efficaci, monitorate dallo stesso “Tavolo unico”, perché le tematiche qui trattate escano dalla cerchia ristrettissima degli addetti ai lavori e costituiscano gradualmente un tema centrale per una più forte sinergia tra formazione e lavoro”. 
     
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