Per focalizzare meglio quale può essere il ruolo delle imprese in un Sud che resiste occorre, necessariamente, cercare di delineare quanto più nitidamente possibile il contesto in cui queste imprese operano e svolgono la propria attività. Leggendo le cronache o semplicemente guardandosi attorno, è lecito domandarsi non come ma, addirittura, se è possibile fare impresa in questa parte del mondo: sistema di controllo degli appalti da parte della criminalità organizzata, imposizione del pizzo, connivenze o commistioni tra rappresentanti politici e malavita, aziende “pulite “ ma nate da capitali illeciti o che hanno come serbatoio economico denaro sporco.
Sono solo alcune delle zavorre che ciascuna impresa trasparente e sana deve sopportare ogni giorno in cui è presente sul mercato. Ho spesso paragonato la concorrenza delle aziende malavitose o fondate su proventi malavitosi come degli atleti dopati che usano una sostanza “invisibile” a qualsiasi antidoping e che pertanto, in ogni gara, partono vincitori o addirittura molto più vicini al traguardo rispetto a tutte le altre imprese che, invece, cominciano dalla partenza.
Se questo è lo scenario, se questo è il contesto così difficoltoso in cui si opera, assume un valore ancor più importante il proliferare di eccellenze che il mezzogiorno produce a livello imprenditoriale e che rende la Piccola Industria del meridione non solo la famosa ossatura del sistema economico del paese ma, spesso, un autentico modello esportabile in ogni mercato e di successo internazionale. Forse, banalmente, è proprio in questa semplicissima fotografia che ho fatto in premessa, che si nasconde la chiave della risoluzione del problema competitivo del Sud oppure l’atteso colpo di reni che possa proiettare verso la crescita: far leva sulle eccellenze, sulla parte sana e virtuosa delle imprese per isolare quella malata e inquinata.
Ecco immediatamente un primo ruolo individuato per le imprese: siamo portatori sani di imprenditoria! Ascoltare chi, da portatore sano, vive quotidianamente il territorio servirà senza dubbio ad ampliare la forbice tra il sano e il marcio consentendo di isolare settori, aree e imprese di provenienza illecita per ripulire il mercato. Per ottenere un simile risultato occorre, come è ovvio, un’azione delle forze dell’ordine mirata e continua. Gli importanti risultati raggiunti da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza sono la testimonianza che la pressione dei controlli è stata continua e positiva ma allora cosa manca? Come si diffonde la fiducia dei Piccoli Imprenditori nelle forze dell’ordine?
Manca la prossimità e dunque la mancanza di fiducia è conseguenza della distanza che c’è tra la quotidianità degli imprenditori e il sistema di controllo della legalità. Il piccolo imprenditore assiste ai risultati repressivi ad una distanza estrema senza poter far ascoltare, se non in presenza di fatti molto gravi, la propria esperienza e la propria voce sui problemi quotidiani che riscontra.Un altro fattore è il tempo. A volte ( è capitato anche a me ) si viene convocati in qualità di testimoni o persone informate dei fatti per conoscere se gare di appalto ,svolte anche cinque anni prima,hanno dato seguito a pressioni o turbative. La tempistica , in queste faccende, è fondamentale e se esistesse uno sportello di ascolto o una modalità semplificata rispetto all’iter di una formale denuncia, sono certo che la funzione di portatori sani di imprenditorialità verrebbe esaltata. Dunque prossimità e tempi sono la prima, immediata, necessità per ridonare il territorio alla legalità.
Subire la quotidianità della malavita ha un effetto diretto, di per se già grave, ed un effetto indiretto ancora più preoccupante: la normalizzazione della delinquenza, il cambio della cultura che comincia a considerare poco grave o addirittura normale non dire, non segnalare, non opporsi. Il senso del CIVIS che cambia significato e che , senza accorgercene, ci fa accettare alcune cose per le quali dovremmo lottare opponendoci.
Va dunque invertito il senso di marcia di una filiera che parte dalla mancanza di fiducia che genera paura che genera silenzio e che porta alla sconfitta. Bisogna da questa sconfitta vincere il silenzio, non aver paura e acquistare fiducia nelle istituzioni e nel futuro. Ma chi copre le spalle per fare questa importante inversione? Tutti!
Le citate forze dell’ordine ma anche le istituzioni, troppo spesso impegnate solo di facciata e non nel concreto, le associazioni di imprese, dei lavoratori e quelle civiche. Eccolo il ruolo di ciascuno di noi, dei cittadini imprenditori prima che delle imprese. Come non si può plaudire alle azioni messe in campo prima dalla Confindustria Siciliana con Ivan Lo Bello, che ha chiuso le porte dell’associazione a chi paga il pizzo, e la recente presa di posizione della Confindustria Campania con il Presidente Fiore che si è appellato a nuovi sistemi di autocontrollo per stanare eventuali imprese colluse o segnatamente malavitose presenti nelle nostre associazioni.Non ha importanza quante aziende verranno espulse ma il chiaro messaggio di chiusura verso la malavita che gesti del genere rappresentano.
Va ripreso il nostro ruolo di diffusione della cultura della legalità nei giovani delle scuole. Personalmente ho girato tra la fine degli anni novanta e il duemila decine di scuole dei quartieri a rischio di Napoli cercando di valorizzare la bellezza di una vita da persone pulite rispetto alla vita spesso breve, caratterizzata da pericolo o addirittura reclusione (per sfuggire o per arresto) di chi delinque. Ho trovato ragazzi intelligenti , pronti, spesso martoriati dal destino che mi hanno a loro volta insegnato tanto.Alcuni di loro li ho assunti e ho visto crescere ottimi lavoratori. Il Presidente Fiore continuerà il suo cammino con un prossimo evento sul tema, personalmente attiverò un tavolo per l’aspetto destabilizzante dei ribassi anomali nel nostro territorio. Al nostro fianco sono certo e mi aspetto la fattiva presenza dei sindacati che possono rappresentare un valido monitor sulle situazioni di lavoro nero e di lavoro poco sicuro che spesso generano dalle attività criminose.
Questo territorio deve avere come obiettivo la trasparenza. Mi reputo personalmente un garantista e dunque mai riterrò colpevole chi è appena indagato. Ma la garanzia è un concetto democratico e non può essere applicato solo ad una parte del popolo, la costituzione non lo consente. Garantiamo giustizia certa e rispetto a tutti ma garantiamo parimenti un percorso di crescita agli individui ,scevro da ostacoli o con ostacoli uguali per tutti.
Per fare ciò bisogna essere in tanti, compatti e soprattutto dire a se stessi ciò che Pasquale Iorio ha sapientemente inserito nel titolo del suo libro “Il Sud che resiste e il ruolo delle imprese” e che è anche un sintagma che ha urlato Roberto Saviano: IO RESISTO !