Il libro è nato e prende spunto dalle iniziative organizzate intorno al Follaro d’Oro, un prestigioso premio promosso dalla cooperativa culturale Capuanova, una delle più importanti in Campania e nel Mezzogiorno.
Nelle ultime due edizioni del 2007 e 2008 è stato conferito a due personalità che si sono particolarmente distinte per il loro impegno culturale per affermare i diritti e la giustizia sociale, con una azione quotidiana di lotta contro tutte le mafie: Tano Grasso e don Luigi Ciotti.
Grazie ad un ricco ed articolato programma di eventi culturali, sociali ed anche ricreativi, la città di Capua è diventata uno dei luoghi simbolici per affermare la cultura della legalità e del riscatto sociale. Per questo motivo abbiamo deciso di raccogliere i materiali delle varie iniziative per pubblicarli, prendendo a riferimento il titolo del convegno organizzato in occasione del premio a don Ciotti, dal titolo illuminante: “Impresa sociale, sviluppo e legalità: per affamare la camorra”.
I contributi ed i saggi qui raccolti, alcuni veramente autorevoli e di spessore scientifico e culturale, si snodano intorno ad un filo rosso e tematico di grande attualità: il ruolo decisivo dell’impresa sociale per contrastare ed “affamare” la criminalità grazie ad una politica di sviluppo locale e di coesione sociale .
Nei giorni terribili della tragedia dei rifiuti che inondavano strade e città della nostra provincia e dell’area metropolitana di Napoli, la Cooperativa culturale Capuanova (una delle più importanti nel Mezzogiorno) ha organizzato una serie di eventi e manifestazioni in preparazione del premio Follaro d’Oro.
Il tema conduttore degli incontri è stato quello della cultura della legalità, sviluppato ed articolato attraverso momenti significativi, come la testimonianza di don Tonino Palmese (referente di Libera in Campania); con la passione civile e la rabbia di un giovane scrittore come Sergio Nazzaro nella serata di presentazione del suo libro, dal titolo provocatorio: “Io, per fortuna c’ho la camorra” - Editore Fazi; con le assemblee nelle scuole e nell’università; con le mostre di pittura e di bozzetti dedicati alla lotta e alla resistenza alle mafie; con spettacoli teatrali e proiezioni di film sull’argomento.
Di particolare rilievo è stato il convegno nazionale organizzato nel Museo Campano sul tema anch’esso provocatorio: “La camorra ci affama”, con la partecipazione e gli interventi di autorevoli esponenti delle istituzioni,del mondo della cultura e dell’università, del lavoro e delle imprese.
Ma soprattutto dalle testimonianze di tante persone impegnate in prima fila nella lotta alle mafie e al racket (in Campania ed in Terra di Lavoro) è emersa la volontà di salvare la dignità umana nella lotta contro ogni forma di violenza e di condizionamento. Così pure va sottolineata la sollecitazione a non sottovalutare la portata del fenomeno mafioso, a non relegarlo in una determinata area o settore economico. Come hanno ben sottolineato Roberto Saviano, Gigi di Fiore e lo stesso Sergio Nazzaro nei loro libri, la camorra tende ad affermarsi in una dimensione nazionale e globale,anche attraverso il controllo dei flussi finanziari e delle reti internazionali con l’uso spregiudicato delle nuove tecnologie multimediali.
In questo modo un evento come il premio Follaro d’Oro è diventato un momento alto di mobilitazione, con dei messaggi molto forti di speranza e di costruzione di percorsi per un futuro alle nuove generazioni. Da questa iniziativa verrebbe da dire: per fortuna c’è chi resiste anche in Terra di Lavoro, nel Mezzogiorno e in Italia (per parafrasare il titolo del libro di Nazzaro).
Da parte di tutti è emersa la netta consapevolezza che la lotta alla camorra può essere vincente se si sviluppa su più fronti. In particolar modo la mobilitazione deve intervenire con continuità su quattro livelli:
- In primo luogo rafforzando l’azione di contrasto e di prevenzione dello Stato (con un impiego intelligente dei nuovi strumenti informatici e tecnologici – con forme di coordinamento tra i vari comparti delle forze dell’ordine e della Magistratura). In questo campo va osservato che negli ultimi anni sono già stati raggiunti significativi risultati con l’arresto e l’attacco ai più potenti clan e gruppi malavitosi (con la loro decapitazione e l’isolamento dei loro capi, anche se ancora molto resta da fare per tanti latitanti ancora in giro).
- Il secondo livello di intervento riguarda la volontà e capacità di colpire le varie mafie nel loro punto più sensibile: nel potere economico e finanziario, con la confisca dei beni (in molti casi si tratta di patrimoni ingenti) ed il loro riutilizzo a fini sociali e produttivi. Anche su questo aspetto, così come già avviene in Sicilia, anche in Terra di Lavoro si stanno ottenendo significativi risultati con il sequestri di molti beni in vari comuni su tutto il territorio provinciale. Con la presenza attiva della Prefettura e della Provincia, è stato costituito un Osservatorio per snellire anche le procedure di una loro destinazione a fini produttivi (con il coinvolgimento delle associazioni di volontariato, in primo luogo di quello del combattivo Comitato don Diana, di associazioni nazionali come Libera e della Agenzia Cooperare Libera Terra). In tal senso si distingue l’attività del Consorzio Agrorinasce, che coinvolge sette comuni dell’aversano nel cuore del potere del potente clan dei casalesi.
- Il terzo filone di intervento riguarda la politica e le istituzioni, dove ancora non si registra uno scatto diffuso nei vari comuni ed enti locali. Anzi, come ha registrato Nazzaro, sono ancora tante le collusioni e gli episodi di corruzione che si registrano – anche nei corpi di contrasto come i vigili urbani nei casi di Mondragone e di S. Cipriano d’Aversa. Come ha più volte ammonito il Vescovo di Caserta Raffaele Nogaro – da poco in pensione - la prima regola da affermare per chi governa deve essere quella della trasparenza e moralità nella gestione della cosa pubblica; l’affermazione dell’etica della responsabilità e dei principi di convivenza civile. Su questo piano va anche rilanciata un’attenzione al ruolo delle forze sociali e produttive, ad un etica del lavoro e dell’impresa che deve spingere ognuno a fare il proprio dovere di denuncia per spezzare quel circuito perverso tra economia e malaffare, tra finanza e traffici illeciti. In tal senso un esempio clamoroso lo abbiamo vissuto in Campania proprio con la tragedia dei rifiuti,che per decenni sono stati una miniera d’oro per foraggiare l’economia mafiosa (non solo per l’incapacità dimostrata dalle istituzioni locali a gestire il ciclo dello smaltimento, ma ancor di più perché la Campania è stata ridotta ad una sorta di pattumiera, di terra di sversamento dei rifiuti più tossici e dannosi prodotti in tutto in nostro Paese).
- Infine, va rilanciata l’iniziativa a tutti i livelli di mobilitazione delle coscienze, di educazione civica e culturale, di apprendimento permanente per diffondere la legalità e la sicurezza come beni primari e diritti fondamentali della persona.
In tal senso rimane fondamentale il ruolo della scuola (che molto spesso rimane come un unico presidio democratico e formativo sul territorio, per cui viene assaltata e devastata come di recente è avvenuto al Liceo Scientifico “Fermi” di S. Cipriano ed anche in altri istituti locali). Con l’autonomia ed i fondi regionali e nazionali sono stati avviati i progetti di “scuole aperte”. Le Linee Guida Eda in Campania sono a supporto di processi di apprendimento permanente, di decentramento e di integrazione con i vari percorsi di formazione continua. L’esperienza del Comitato don Diana è volta a costruire una comunità educante, in primo luogo con l’università della legalità.
La struttura del volume si articola in tre parti, che vengono introdotte in modo pregevole da Achille Flora, il quale mette in evidenzia in che modo il deficit del “capitale sociale” nel Sud determini una frattura tra società civile ed istituzioni, con una mancanza di fiducia e di collaborazione, che spesso finisce per alimentare un humus favorevole per un consenso sociale (soprattutto tra i giovani e le persone più deboli nel mercato del lavoro) intorno alla delinquenza organizzata – come avviene in alcune zone del casertano e dell’hinterland napoletano.
Il primo capitolo (“Etica dell’impresa e capitale sociale”) raccoglie autorevoli contributi del mondo accademico e culturale, delle imprese e delle istituzioni.
In primo luogo, l’assessore regionale Alfonsina De Felice – insieme a quello allo sviluppo del Comune di Napoli Mario Raffa - sottolinea il ruolo delle istituzioni per qualificare le politiche sociali nell’ottica di una moderna governance, fondata sulla sussidiarietà e sulla partecipazione responsabile (cittadinanza attiva).
In questo contesto si colloca il contributo – di particolare spessore culturale e morale – del neo presidente del Banco di Napoli Enzo Giustino, che interpreta il nesso teorico tra etica ed impresa nell’epoca dell’economia globale e della conoscenza.
Sulla sua ottica va letto l’intervento di Bruno Schettini, che ripropone l’attualità di una figura di imprenditore “illuminato”, come Adriano Olivetti. La loro riflessione si snoda su alcuni capisaldi del suo pensiero e della sua azione nell’interpretare la “comunità educante”, in un nesso molto stretto tra azienda e territorio, tra politiche per l’innovazione e la creazione di bellezza, a base di un visione veramente pionieristica dello sviluppo (non solo economico, ma anche sociale e culturale).
In questa scia vanno anche i due contributi a quattro mani: quello di Elia Calabrò e Renato Passaro sul ruolo non sempre ben evidenziato del microcredito e della banca etica per la crescita di una economia sociale, in cui vengono valorizzate le competenze del terzo settore e della cooperazione. D’altro canto, il saggio di Guglielmo Festa e di Cinzia Massa si focalizza sulla necessità e capacità di produrre nuove conoscenze e competenze, che richiedono una vera e propria rivisitazione di tutto il sistema di istruzione e formazione del nostro Paese (a partire da una nuova politica di apprendimento permanente, così come viene sollecitata dagli indirizzi comunitari).
Infine, si presenta di particolare attualità la ricerca di Lorenzo Frigerio (autorevole esponente nazionale di Libera), il quale ci ha offerto un denso saggio – corredato di schede che riportiamo in appendice – sull’uso dei beni confiscati. Dalla sua ricerca emerge con chiarezza come può risultare efficace e vincente la lotta contro le mafie quando si riesce a combinare in modo virtuoso l’azione di contrasto e di repressione dello stato con quella sul piano economico e civile. Infatti, grazie all’attuazione di una delle normative più avanzate al mondo (frutto di una mobilitazione popolare), oggi la criminalità organizzata può essere colpita a morte nel suo punto più esposto: le immense ricchezze accumulate con le più svariate attività malavitose, a livello nazionale e globale. Prima con il sequestro giudiziario, poi con la confisca, oggi è possibile affidare tali beni ad associazioni e cooperative giovanili per il loro riuso a fini sociali e produttivi.
Come ci racconta Frigerio, in alcuni casi è stato possibile aprire nuovi centri di aggregazione sociale, culturale e ricreativa (come ad esempio sta facendo il Consorzio Agrorinasce); in altri casi si è avuta la trasformazione in aziende di produzione (come è avvenuto con la cooperativa agricola Placido Rizzotto a Corleone o come si sta facendo con la fattoria biologica per la mozzarella , che è in fase di allestimento a Castel Volturno). In questo modo si sta realizzando una vera e propria mutazione antropologica: questi beni illeciti, di provenienza mafiosa, si trasformano in imprese sociali in cui viene prodotta nuova occupazione (soprattutto per i giovani) e benessere in alcune zone del Sud, finora in condizioni di degrado, anche per il forte condizionamento dell’economia criminale.
Nel secondo capitolo (“ Sviluppo locale e innovazione”) viene analizzato in maniera dettagliata il nesso tra sviluppo locale e innovazione. In particolar modo nel saggio scritto insieme da Eugenio Corti e Dora Costantini si evidenzia in che modo il rapporto virtuoso tra ricerca scientifica ed impresa (trasferimento tecnologico) può generare nuove competenze e capacità produttive in settori industriali avanzati, capaci di affermarsi e competere sul mercato globale (come dimostra la storia della Geosystem Group di Benevento).
Gli stessi risultati emergono anche dal bel dialogo descritto da un altro imprenditore innovativo,come Antonio Ascione, che si focalizza sulla rilevanza della forza lavoro e del capitale umano nelle moderne imprese, con la piena valorizzazione delle loro competenze e professionalità (in controtendenza rispetto alle teorie neoliberiste tese a forme estreme di flessibilità e di precariato selvaggio).
Su questa trama si colloca la riflessione e l’esperienza di Mario Raffa (anche lui come Ranieri oggi impegnato sul fronte istituzionale in una delle più importanti aree metropolitane) nello sforzo titanico di coniugare insieme moderna governance e politiche di innovazione territoriale in una città difficile e complessa come Napoli.
Mentre Antonello Calvaruso, in base alla sua esperienza di consulente di impresa e della pubblica amministrazione, ci fa approfondire il rapporto tra sviluppo economico ed etica della responsabilità (a partire dalla urgenza di formare adeguate competenze, che spesso sono il vero limite per una moderna governance dello sviluppo locale nel Mezzogiorno). Questo tema è caro anche ad Enzo Esposito nella sua ottica di ricercatore sociale.
Il capitolo si arricchisce con un saggio del prof. Alexander Orlando (docente in alcune prestigiose università americane), profeta e divulgatore anche in Italia dell’open innovation. Si tratta di una idea tanto semplice quanto geniale che sul mercato globale offre l’opportunità di mettere in connessione le imprese con i talenti, con le persone creative. Orlando ha messo in piedi una rete mondiale, con una vera e propria piattaforma digitale che si chiama Inno Crowding, grazie alla quale le aziende (sia private che pubbliche) possono ricercare e trovare le soluzioni più adatte per risolvere i loro problemi attraverso uno scambio tra domanda ed offerta di idee o proposte innovative.
La genialità del progetto sta nel fatto che riesce a creare uno scambio diretto ed immediato sul mercato (anche per la risoluzione dei casi più complessi), superando tutti i vincoli e quelle bardature burocratiche che molto spesso rendono difficile lo scambio ed il trasferimento di tecnologie e di innovazioni. Ed è proprio questo uno dei problemi ancora irrisolti, che condiziona le politiche di sviluppo in tante parti del nostro paese (a partire dalle piccole e medie imprese e nel Mezzogiorno). Perciò è stato ancora più interessante poter conoscere ed approfondire il progetto del prof. Orlando attraverso le attività di promozione avviate con la rete N.O.I. (Napoli Open Innovation, promossa dall’Unione Industriale di Napoli ed in via di sperimentazione anche in altre città), che di recente ha ricevuto un importante riconoscimento come impresa creativa con il prestigioso Premio Follaro d’Oro 2009 ad Oliveto Citra.
A completare il quadro, Luigi Rao nella sua veste di dirigente ci illustra gli originali progetti messi in campo dalla Camera di Commercio di Caserta a supporto delle imprese (in settori delicati come quelli della formazione continua, della sicurezza sul lavoro e della lotta all’usura).
Nel terzo capitolo del volume (“Impresa sociale e partecipazione responsabile”) viene analizzato il rapporto tra cultura della legalità e partecipazione responsabile, anche attraverso il racconto di esperienze concrete e di alcune testimonianze significative di buone pratiche di imprese sociali fondate sull’etica del lavoro e della cittadinanza attiva, come nel caso del Consorzio Agrorinasce, descritto dall’AD Gianni Allucci, e del progetto di reinserimento di giovani in condizione di disagio in uno dei più importanti gruppi industriali del nostro Paese come la Indesit Company, attraverso il progetto Jonhatan, che ormai sta diventando un caso di studio anche a livello internazionale – come ci dice uno dei protagonisti, Enzo Murgera.
Su questo versante appare sempre più decisivo il ruolo dell’istruzione e della formazione per costruire nuove forme di cittadinanza e per far crescere una nuova classe dirigente, necessaria per una profonda azione di “rigenerazione” della vita politica a tutti i livelli. In questa ottica ci offrono notevoli contributi Pier Luigi Lo Presti che ci ricorda lo sforzo realizzato dalla regione Campania con l’educazione degli adulti – attraverso una intensa fase di concertazione con i vari attori sociali ed istituzionali – e con i progetti di scuole aperte; Renato Natale con la sua ricca esperienza nel mondo del volontariato in una terra di frontiera, come quella dell’”impero dei casalesi” (secondo l’efficace titolo di un importante saggio dell’inviato de Il Mattino Gigi di Fiore).
Nell’appendice abbiamo raccolto dei materiali di documentazione che arricchiscono e completano alcuni saggi, come le schede elaborate da Frigerio sullo stato di attuazione di una normativa rivoluzionaria che finalmente consente un uso a fini sociali e produttivi dei beni confiscati alle mafie in tutto il Paese.
Inoltre, abbiamo inserito il testo dell’originale Protocollo d’Intesa tra Camera di Commercio e Forum del Terzo Settore di Caserta (uno dei primi varati in Italia) per poter avviare una collaborazione concreta tra sistema camerale ed il mondo dell’impresa sociale in un territorio ad economia debole, in fase di riorganizzazione produttiva e sociale.
Riportiamo anche un interessante saggio di Andrea Ranieri, che sviluppa in modo approfondito i nessi tra sapere e lavoro nella società della conoscenza (prendendo a riferimento autorevoli figure del mondo culturale e sociale,come Vittorio Foa e Bruno Trentin).
Infine, abbiamo riproposto una delle tante recensioni a “Il sud che resiste”, quella del prof. Amedeo Lepore, per segnare una sorta di ponte ideale, di continuità di percorso tra un nostro precedente lavoro (presentato e discusso in tante città italiane) e questa nuova raccolta di saggi, come contributo per offrire indicazioni concrete, in alcuni casi molto autorevoli ed originali, non solo di resistenza civile ma anche per sostenere percorsi di crescita e di sviluppo economico-sociale (fondati proprio sull’impresa sociale e su politiche di innovazione); per offrire opportunità ed occasioni di riscatto in tante aree del paese, per certi versi ancora troppo marginali o arretrate.