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Intercultura e nuove povertà
di
Katiusca Mercogliano
, Facoltà di Psicologia SUN
Italian Abstract
Nello scambio tra culture troviamo le nuove povertà intrinseche di giustizie ed ingiustizie proprie.
Se togliamo le virgole al titolo potremmo avere questa frase, questo concetto che ben ingloba pregi e difetti della Società nella quale viviamo…
Perseguiamo la giustizia.. anzi perseguitiamo la giustizia.
Stavo cercando su internet qualche “dato”statistico che appoggiasse l’ idea della maggioranza secondo la quale esiste solo la parola Ingiustizia ben profetizzata dagli “ organi di tutela” ed invece ho trovato molto di più.
Un articolo dell’ Usi/RdB (Sindacato Nazionale Lavoratori della Ricerca dell'Unione Sindacale Italiana affiliato alle Rappresentanze Sindacali di Base Dichiarazione di Rocco Tritto, segretario nazionale di Usi/RdB-Ricerca, sindacato maggiormente rappresentativo all'Istat Sede Nazionale Roma) del 26 maggio 2009 intitola:
All’ Istat non c’ è più Giustizia. Riportiamo parte dell’ articolo:
L’Istat presenta il rapporto annuale ma chiude,dopo più di 70 anni, il servizio delle statistiche giudiziarie "Il provvedimento con il quale il 25 maggio, alla vigilia della presentazione del Rapporto annuale 2009, ha formalmente soppresso il Servizio delle Statistiche Giudiziarie, istituito nel lontano 1938, appare sconcertante. Le competenze dell'importante struttura sono state letteralmente frantumate e sparse all'interno di ben tre direzioni centrali che poco o nulla hanno in comune con la Giustizia. L'inopinata decisione è stata presa nonostante una relazione del presidente Biggeri del 24 novembre 2008, nella quale si parlava, invece, della necessità di rilanciare il Servizio. Con la soppressione del Servizio delle statististiche giudiziarie viene meno uno degli strumenti che, per decenni, ha contribuito a monitorare uno dei settori vitali del Paese. Evidentemente, si ritiene che la statistica debba tacere sulla profonda crisi della Giustizia in Italia. Usi/RdB-Ricerca chiede che della questione si occupi il Ministro di Grazia e Giustizia, il Csm e l'Associazione Nazionale Magistrati, la cui attività, come noto, non può prescindere dalla esistenza di adeguati e seri strumenti informativi tra i quali rientravano a pieno titolo le Statistiche Giudiziarie".
Diverse domande ci vengono in mente.. possibile che si stia parlando della stessa Giustizia?.. di quella parola che dovrebbe infondere fiducia e mentalmente dovrebbe dare l’ idea di alleggerire la nostra coscienza forse turbata da ingiustizie pubbliche o private. Ci sentiamo tutelati? Non c’ entra la politica.
C’ entriamo tutti noi, “membri Sociali”, persone che con il passare dei decenni ci siamo costruiti da soli il senso dell’ Ingiusto. Ci siamo abituati ad aspettare, a criticare, ad accendere e spegnere la tivù senza fare il punto della situazione. E poiché la definizione di Società, quest’ ultima è formata da Noi persone.. allora siamo una Società fallimentare e non dobbiamo lamentarci se ci svegliamo e qualcosa è cambiato…o sparito.
“E’ un’ ingiustizia che il nostro Governo abbia permesso che tizio e caio, solo perché di un’ altra nazionalità abbia avuto un trattamento diverso”. Sentiamo sempre vicini di casa e amici dire queste parole.
E sì sono talvolta vere ma Don Lorenzo Milani disse: “ E’ somma ingiustizia fare parti uguali tra disuguali” e l’ unico modo per capire l’ altro, diverso da noi, è non considerarlo uguale al concetto di uguaglianza che abbiamo dentro la nostra cultura. Qui entra in gioco lo scambio della cultura, il decentrarsi dal nostro “paese”- IO al “paese”-altro con una prospettiva positiva, di arricchimento e non con un approccio discriminante.
Purtroppo è vero, nei tribunali troviamo scritto: “la legge è uguale per tutti”, ma ognuno di noi, seppur a livelli diversi ha potuto constatare che “non tutti siamo uguali per la legge”. E con ciò non mi riferisco ad amici di etnie diverse, ma a coloro ( nostri fratelli di pelle) che “hanno amicizie in alto” e si vedono aiutati nel chiudere non solo una ma tutti e due gli occhi a discapito del povero disgraziato che la legge se la vede ripetere parola per parola. Questo non è un arricchimento, ma paradossalmente lo accettiamo di più. Perché?
Perché mentre prima il Nostro Paese era abbastanza chiuso nell’ accogliere gli Altri ( o meglio a livello Mondiale non vi era mai stata una crisi come quella degli ultimi decenni che ha visto un’ immigrazione pari all’ 80% ) oggi ci giriamo intorno e vediamo i nostri nipoti, i figli dei nostri amici con fisionomie di tutti i tipi tranne che Italiane.
Risultato? Non ci rispecchiamo più in una cultura nostra. In classe 4 bambini su 10 sono Italiani. Questo comincia a terrorizzare chi per anni ha inteso la giustizia come tutela…. Allora forse capiamo perché far suicidare l’ Istat , così da non fomentare paranoie e fobie.
(addirittura ci curiamo per la xenofobia, paura dello straniero).
Ma ancora una volta sbagliamo. L’ Intercultura è uno scambio di usanze, di culture di armonie a livelli diversi. Che porta a nuove povertà, a nuove esigenze una tra tutte quella di chiedere al Governo di tutelare anche Noi insieme ai nostri “ospiti-stranieri”.
Tutelarci perché l’ Italino oggi non riesce ad andare avanti economicamente. Vede che lo Stato tutela i nuovi inquilini (con contributi, buoni pasto, tasse differenziate) lasciando invece “suo figlio” nel baratro e questo non fa che alimentare invidia, ostilità verso quei mondi di “crescita”.
Nelle scuole i programmi didattici si basano sull’ Intercultura, dalla mia esperienza di docente si lavora molto sull’ integrazione sociale delle altre culture. Libri, testi, materiali didattici educano noi insegnanti e i nostri alunni sin da piccoli a vedere davvero il “mondo a colori”. Eppure è questa un’ Intercultura che passa per la testa non per il cuore di noi Adulti.
Finchè percepiamo l’ ingiustizia che gli Organi superiori decretano nei nostri confronti, finché ci sentiamo in balìa di una legge e del suo contrario, fino a quando sappiamo di avere davanti una strada, ma ci sentiamo abbandonati in un deserto.. allora vedremo ogni azione verso l’ altro come un’ azione contro di Noi.
Ci comportiamo come bambini gelosi della mamma? Sì e sta alla bravura della mamma- Società rendere ciò uno spunto di crescita sia per Noi che per…l’ altro nostro fratello.
Le nuove povertà che nascono non sono solo a livello economico, ma stanno diventando povertà a livello intellettuale, ci stiamo privando di una grande crescita longitudinale: stiamo privando il nostro presente della gioia del condividere, permettendo un futuro intrinseco di timore e fobia.
SITOGRAFIA
http:// www.usirdbricerca.it/
http:// precaridellaricerca.wordpress.com/category/usirdb
http:// www.usirdbricercaenea.org
http:// www.corriere.it/.../focus_poverta_mucchetti
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