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L'Osservatorio della Competitività Urbana e Territoriale
L'abusivismo e il rispetto delle regole
Giovanni De Falco
, Direttore, Ires Campania
Anno domini 2003 le ultime tre torri, delle otto complessive, del Villaggio Coppola vanno giù dopo decenni di ricorsi e provvedimenti straordinari. Una demolizione che fece seguito a quella del 1999 dell’ecomostro del Fuenti. Una vittoria della legalità.
Anno domini 2007 ventinove edifici, di oltre cinquanta sequestrati, vengono abbattuti a Casalnuovo di Napoli, fu necessario l'intervento della Procura di Nola... il sindaco, la giunta, i consiglieri e i vigili non avevano visto crescere una città interamente abusiva nella città, non sapevano niente, erano all'oscuro di tutto. Poi però si scoprì che alcuni consiglieri e anche assessori erano tra i costruttori e che i soldi per realizzare i palazzi abusivi li avevano investiti i clan della zona. Molti appartamenti furono anche venduti con procedure apparentemente normali e validate da Notai compiacenti. Questo è uno dei tanti aspetti dell’abusivismo: la rete, diffusa, delle complicità.
In Campania l'abusivismo edilizio ha assunto proporzioni enormi, giungendo ad assumere una rilevanza sociale ai limiti dell'ordinarietà. Questo malcostume ha danneggiato e continua a danneggiare l'economia, il paesaggio e la cultura della legalità e del rispetto delle regole. In dieci anni sono state realizzate 60mila case abusive, alla media di 6mila ogni anno, 16 al giorno. Questa la dimensione del fenomeno.
In molti casi l'abusivismo è un "sottoprodotto" della speculazione edilizia e fondiaria, in certo modo ad essa funzionale, e tutti i tentativi di dare al Paese una normativa urbanistica capace di porre un freno all'abuso sono falliti di fronte alla coalizione di forze politiche, economiche e criminali variamente assortite.
Resta innegabile che l'abusivismo, concentrato soprattutto in alcune zone, ha effetti devastanti: le campagne intorno alle grandi città vengono “normalmente” massacrate insieme a centinaia di Km. di coste cariche di bellezza e di storia. Un vasto fenomeno di inciviltà.
I vari condoni, che negli anni si sono ripetuti (negli ultimi addirittura con ritmi molto intensi) sono sempre più simili a un'incivile "sanatoria permanente", rafforzando la convinzione che, prima o poi, tutto sarà sanato, anche gli abusi ancora a venire.
I controlli? Affidati alle amministrazioni locali spesso corresponsabili e complici, come puntualmente verificato.
Quante volte, dietro edifici che costituiscono un insulto alle regole del buon gusto e del viver civile, c’è una sentenza emessa «nel nome del popolo italiano». Il caso del Fuenti resterà nella memoria, così come la storia del Villaggio Coppola. Le leggi urbanistiche, che pure ci sono, vengono sostanzialmente tradite in fatto e diritto.
È il caso, più recente, dell'Auditorium di Ravello. È nel 2003 che scoppia lo scandalo. L'ombra degli intoppi legali sulla vicenda erano comparsi quando i proprietari del terreno, dove sorge lo stabile, decisero di ricorrere al TAR dopo che il progetto aveva superato l'iter amministrativo e burocratico. Vennero affiancati dagli ambientalisti di Italia Nostra. E da allora iniziarono anni di battaglia. Fino ad ora, quando il nastro dell'inaugurazione è stato finalmente tagliato.
In spregio alla normativa, esistente e vincolante, la Legge regionale 35/1987 approvativa del PUT, infatti, all’articolo 17 esclude tale tipo di intervento, prescrivendo la tutela dei terrazzamenti e le stesse conclusioni in sentenza del TAR Campania che esprime con chiarezza il «contrasto dell’edificazione dell’auditorium con le prescrizioni del PUT».
Nonostante ciò il Consiglio di Stato ha annullato la Sentenza, limitandosi a rilevare (in procedura) che il ricorso andava notificato anche al Ministero dei Beni Culturali (un cavillo ritenuto irrilevante dal TAR), senza minimamente entrare nel merito della difformità al PUT acclarata e sottolineata, invece, dal Tribunale Amministrativo. L’opera, falsamente attribuita all’architetto Oscar Niemeyer è brutta e del tutto estranea al contesto (molti la definiscono “portarotoli della carta igienica”), è stata inaugurata e poi chiusa perché priva di agibilità, ed è oggetto di una antipatica diatriba tra il Comune e la Fondazione che se ne contendono la gestione.
Per chi l’ha visitata, poi, è imbarazzante: il parquet è già del tutto usurato e l’impermeabilizzazione della copertura appare già a vista d’occhio logora.
L’Auditorium è costato circa 18 milioni di euro, con molto meno avrebbero potuto recuperare una, o più di una, delle tantissime belle architetture religiose abbandonate esistenti in costiera a vantaggio della storia dei luoghi, del paesaggio e pure dei cultori della musica e, aggiungo, della legalità. Cose già viste, purtroppo.
La permissività irresponsabile di alcuni pessimi strumenti urbanistici locali, impostati e disegnati su “misura” per le esigenze della proprietà fondiaria e delle lottizzazioni, e di alcuni politici e amministratori locali merita attenzione e grida vendetta.
Resta l'esigenza di fare ordine e chiarezza nella materia urbanistico/edilizia, cominciando con l'approvare quella legge-quadro nazionale di cui si parla inutilmente fin dal dopoguerra.
Altra questione è quella della moralizzazione di tutta la politica, e conseguentemente della pubblica Amministrazione. Non c'è infatti il minimo dubbio che gran parte della devastazione territoriale sia stata provocata dalla pura e semplice corruzione (e in vaste aree da veri e propri interessi di mafia), il territorio è stato ridotto a merce di scambio tra politici, mercanti di aree e costruttori.
E allora, tornando al tema delle demolizioni, occorrerebbe cominciare a pensare seriamente - stabilendo una scala di priorità a seconda della gravità ambientale - alla demolizione almeno di una buona parte di quegli abusi non sanabili nelle aree vincolate paesaggisticamente, nei Parchi e sul Demanio.
Oggi il quadro generale in Campania sembrerebbe mutato, per decreto. Una leggina ad hoc, varata dal Governo Berlusconi per superare i veti dei tecnici dei Ministeri dell'ambiente e dell'interno, per rilanciare l'abusivismo, sospendere gli abbattimenti e confermare le promesse elettorali del neopresidente Caldoro e della ministra Carfagna per la regione d'Italia con il territorio più devastato dagli scempi edilizi.
Un problema particolarmente sentito, quello dei condoni, da parte dello stesso Berlusconi e di diversi parlamentari campani, tanto che già nel 2003 quando la Giunta guidata dal centrosinistra approvò una delibera contro la sanatoria, il Governo chiese l'intervento della Corte costituzionale per conflitto tra poteri. La consulta diede ragione allo Stato e Bassolino fu costretto a far marcia indietro, ma con una nuova legge, del 2004, si riservò gli abbattimenti nelle aree vincolate. Ora tutto è rimesso in discussione.
Firmatari del provvedimento, presentato il 17 febbraio scorso, i senatori Sarro, Nespoli, Fasano, Izzo, Giuliano, Vetrella, Compagna, Calabrò, Lauro, Pontone, De Gregorio, Esposito, Coronella e Sibilia. Tutti campani, tutti del Popolo delle Libertà.
Il neogovernatore Caldoro, ancora senza Governo regionale, abdicando al proprio ruolo istituzionale e rinunciando, di fatto, all’autonomia amministrativa (altro che federalismo) si affida all’intervento dell’esecutivo nazionale che da’ il via libera al nuovo sacco edilizio. Uno schiaffo alle persone per bene e oneste ed alla giustizia che cancella le sentenze che consentivano le demolizioni.
E sono tantissime. Trentamila demolizioni previste, dalla Procura Generale, nel solo distretto di Napoli. Circa sessantamila in tutta la Campania. Secondo il decreto si potranno demolire soltanto le strutture abusive posteriori al 2003, molte delle quali, però, non sono ancora giunte all’ultimo grado di giudizio.
Nei prossimi giorni, per esempio, ai Camaldoli rischia di saltare la demolizione di una beauty farm del potente clan Polverino. Per salvarla, utilizzando il decreto, sarà sufficiente uno stratagemma: infilarci qualcuno che dichiara di non avere altra casa in cui abitare.
Sull’isola d’Ischia i carabinieri hanno sequestrato immobili per 4.500 metri quadrati e 11 milioni di euro, denunciando 51 persone per abusivismo edilizio. A Forio d'Ischia e Casamicciola sono state realizzate due caserme abusive, due clamorosi esempi di illeciti in atto da parte di organi statali che invece dovrebbero essere garanti del rispetto delle normative nel rispetto dei cittadini. A Sant’Antimo, è stata abbattuta una villa da 800 metri quadri. Non certo una stamberga costruita per necessità. Se non bastasse, era priva di cemento armato perché – venuta su come un fungo – era costruita con acqua sabbia e polvere (come i palazzi di Casalnuovo, privi anche di fondazioni).
A Sant’Antonio Abate, è stata demolita una mansarda di 400 metri quadri realizzata dalla società Ipol e poi affittata all’hotel La Sonrisa. A difendere la Ipol che ha realizzato molti altri manufatti ‘regolarmente’ abusivi, in una valanga di ricorsi e contro-ricorsi, un avvocato napoletano tale Carlo Sarro.
Parliamo dello stesso Sarro, parlamentare del Pdl, firmatario del disegno di legge approvato dal Governo, con il quale si bloccano le ruspe e si autorizza, di fatto, una nuova sanatoria? Ebbene si. Curioso. Poi diciamo che il Cavaliere ha conflitti di interesse…
Il Procuratore generale, Vincenzo Galgano, è estremamente chiaro «Molte cose che vengono fatte in spregio delle regole vengono poi protette, non è una novità. Così si demolisce il nostro lavoro». Altro che case abusive. L'argomento abbattimenti fu oggetto di uno specifico incontro con il sottosegretario Gianni Letta che prese atto delle necessità della Procura.
Stesso referente anche per Caldoro, che però, appellandosi anche al premier (notoriamente rispettoso delle regole e delle istituzioni statuali), è riuscito a portare a casa il blocco delle demolizioni. Potenza del voto, delle promesse elettorali e, ahimè, del risultato…
Se si affermasse la cultura del condono berlusconiano, che di fatto questo provvedimento prefigura riaprendo i termini per le domande, questo si aggiungerebbe al devastante Piano casa regionale (e quello della Campania, pur varato dalla Giunta di centrosinistra, è probabilmente il peggiore) e al Piano casa che il Governo sta preparando.
Colate di cemento contro ogni regola urbanistica e di buon senso, su un territorio imbruttito, pressoché saturo e a rischio. Bisogna che i cittadini, compresi i nostri governanti, si rendano conto che l'interesse di tutti è che le regole siano finalmente rispettate.
Ma qualcuno, purtroppo, non vuole capirlo.
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