LUOGHI FORZIERI FANTASMI. La classe dirigente e lo sviluppo im-probabile_presentazione

di Marco Vitale, Economista di impresa, Presidente Fondazione ISTUD per la cultura di impresa e di gestione

L’affascinante libro di Paolo Albano non è di quelli che si leggono d’un fiato. … . Non ricordo più chi disse che una lettura lenta e tormentata è l’inequivocabile segnale che si tratta della lettura di una libro importante. Per cui è stato naturale interrogarmi sulle ragioni di tale procedere, lento e tormentato. La risposta non è per niente semplice ……. Il linguaggio innanzi tutto, brillante ed a tratti sfolgorante, ma dove ogni parola è pesata ed ha un preciso significato che, con una lettura affrettata, si rischia di perdere. Un linguaggio che induce alla riflessione ed all’attenzione. E poi la sensazione che questo non sia per l’autore un libro qualsiasi. …..

Dunque un libro verità… Un libro anticonformista ma senza polemica, durissimo in certi giudizi ma espressi quasi con dolcezza, con dolce tristezza. Un libro sempre illuminato dalla speranza e dalla fiducia nell’uomo, nonostante una visione profonda, realistica, disincantata del vicolo cieco nel quale ci siamo ficcati, e dei mali, apparentemente irreversibili e terminali, dei quali soffre la nostra società, cioè tutti noi....E’ un libro sullo sviluppo, ma non nel modo disastroso con il quale lo intende la teoria economica ufficiale da cinquant’anni. Sviluppo è sinonimo di: incivilimento.

Ed anche nel libro di Albano sviluppo vuol dire il crescere di una comunità secondo un comune disegno unitario di economia, socialità, istituzioni, diritto, cultura che devono fondersi e fecondarsi reciprocamente. E’ anche un libro di strategia che, in alcuni tratti, soprattutto in quelli in cui parla della speranza e dell’”obbligo”dell’impegno, assume toni profetici… Dice Albano: nonostante tutto “noi possiamo essere ancora protagonisti della nostra vita e lavorare, anzi collaborare, per aprire una nuova fase ricca di novità, di sguardi inattesi, di percorsi intricati, di incominciamenti, di rapporti nutriti”. Parole che vorrei venissero trasmesse soprattutto ai giovani e ai giovanissimi, e per questo mi auguro che il libro abbia ampia diffusione tra gli insegnanti di scuola media inferiore.


Presentazione a cura di Don Cesare Covino
Assistente Azione Cattolica Diocesi di Potenza e Marsico, Parroco di S. Rocco a Potenza

Nel naufragio della riflessione questo scritto mi sembra accendere alcune luci importanti.
Prima di tutto reclama attenzione ad un concetto oggi solo apparentemente scontato. Non può esserci agire senza essere. In passaggi letterari anche avvincenti emerge, senza equivoco, una diagnosi impietosa: l’agonia dello sviluppo è la diretta conseguenza dell’asfissia della mente. E la cultura sembra essere intesa non come la strada per la crescita di tutti ma come uno strumento per l’affermazione di pochi. È poi molto bello l’approdo della lunga riflessione alla conclusione che “lo sviluppo che cerchiamo non è una grandezza economica ma parte di una mobilitazione collettiva”. Condivido! Ma resto anche pensoso…

Da sacerdote non posso constatare che siamo sommersi da questo “tsunami” culturale: si conta per ciò che si ha o – peggio – per come si appare! Che pena riscontrarlo soprattutto nei giovani,eppure, che gioia quando invece dagli stessi ragazzi arriva qualche segnale “controcorrente”! Vale la pena perseverare: aderisco dunque all’appello a mobilitarsi e rinnovo l’impegno che è e deve essere della Chiesa a spendersi nell’attenzione agli altri.
Con l’augurio che questa lettura aiuti tanti conterranei a scoprire che la vera rivoluzione è tornare a fare – seriamente – la propria parte.

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