Il Comune di Lecce, nel corso del tempo, ha proposto programmi e progetti di sviluppo urbano con risorse europee, nazionali, regionali e partnership pubblico-private contribuendo anche a sostenere efficaci politiche per il lavoro talvolta in termini diretti, altre in termini indiretti. Questo intervento mette a sistema alcune fasi dell’agire dell’Amministrazione ed illustra un metodo di lavoro che consideri contemporaneamente le esigenze locali e le prospettive europee e globali, in un percorso di sviluppo territoriale sostenibile, integrato, intersettoriale e partecipativo per favorire e promuovere lo sviluppo economico, culturale e sociale. Con queste dinamiche, le autonomie locali possono giocare un ruolo cruciale.
Ad esse è generalmente richiesto di assumere la leadership nel sistema locale, ad esempio promuovendo e supportando il processo tramite il quale si giunge alla definizione di una strategia condivisa per il territorio. In una logica di governance ciò non avviene più semplicemente tramite l’emanazione di leggi e regolamenti o l’esercizio di poteri potestativi, ma attraverso la messa a disposizione di dati ed informazioni a sostegno delle decisioni, l’organizzazione di tavoli per la condivisione delle idee ed il contemperamento degli interessi, l’offerta di un portafoglio di servizi pubblici con standard di efficacia ed efficienza coerenti con le esigenze degli utenti. La sintesi di ciò sta nello slogan “motore di cultura ed economia”, tema caratterizzante del PIC Urban Lecce, da tempo concluso con soddisfazione, con il quale, oltre ad obiettivi più generali quali la promozione delle attività economiche (in particolare di quelle artigianali), il miglioramento dell’ambiente e delle infrastrutture e l’integrazione sociale degli immigrati, si è riusciti ad innescare nel tempo un “effetto leva” per il miglioramento della qualità urbana nel centro storico della città favorendo le opportunità di “crescita economica e sociale” cittadina nel suo insieme.
È chiaro che garantire le attività di governo del territorio, con le interazioni necessarie di cooperazione interistituzionale, con il sistema delle informazioni e con le attività di programmazione è sempre una scelta complessa, ma se tali istanze e necessità hanno “mille forme”, poiché legate alle radici ed alla identità di ogni territorio, queste energie vanno sempre salvaguardate e valorizzate in uno spazio europeo e non solo. Si può così pensare ad uno sviluppo urbano europeo che associ l’idea di consolidare e rafforzare la dimensione territoriale in una logica d’integrazione allargata e di sviluppo di un territorio che manifesta l’esigenza di intensificare un dialogo avviato e non ancora messo a sistema, con la costruzione di reti di relazioni stabili con i comuni europei e non solo, rafforzando i “ponti” di collegamento e di apertura verso una Europa “allargata” e “mediterranea”.
Pertanto, l’agire di un amministratore locale, contingenze a parte, deve essere finalizzato ad individuare per il territorio di riferimento la visione, le strategie e gli obiettivi da perseguire, per progettare e promuovere reti di alleanze e di complementarietà con altre città, prevedendo delle dinamiche di sviluppo locale urbano, in materia di sviluppo urbano sostenibile integrato, guardando anche alle opportunità dei Fondi strutturali, attuali e futuri e le proiezioni anche di cooperazione interistituzionale, per affrontare la sfida per la crescita e la competitività della aree territoriali di riferimento nella nuova programmazione Europea 2007-2013 e dei futuri rapporti con le aree dei Balcani e del Mediterraneo.
In particolare, la metodologia di lavoro proposta dall’Amministrazione Comunale di Lecce muove dalla consapevolezza della rilevanza del ruolo delle città nell’elaborazione ed implementazione della politica di coesione economica-sociale per la fase di programmazione 2007-2013, ponendole quali “laboratori dello sviluppo” in termini reali e/o potenziali (crescita economica, sociale ed occupazionale) e fattori di crescita delle economie regionali ed in particolare dei sistemi territoriali sub-regionali caratterizzati dai processi di valorizzazione e promozione delle risorse locali, nonché dai processi di rafforzamento del capitale sociale e della coesione tra soggetti pubblici e privati.
Il ruolo delle politiche urbane all’interno dei quadri programmatori dell’Unione Europea, del Quadro Strategico Nazionale (QSN) 2007-2013 e dei Documenti Strategici Regionali (DSR), è oggi più che mai strategico. Pre-requisito essenziale per l’effettiva implementazione della “dimensione urbana” all’interno del prossimo periodo di finanziamenti è l’ampio inserimento dell’approccio allo sviluppo urbano integrato, intersettoriale e partecipativo alla base dell’esperienza decennale dell’iniziativa comunitaria URBAN I e II nei nuovi programmi.
Si tratta in primo luogo di analizzare e valutare se ed in che misura gli interventi finanziati nella passata fase di programmazione 2000-2006 con i Fondi Strutturali (PIC, PON, POR, PIS, PIT, ecc..) hanno sviluppato ricadute economiche e territoriali ed hanno contribuito a sviluppare modelli di governance multilivello secondo un approccio al governo ed alla gestione delle risorse, integrata e finalizzata ad una maggiore qualità ed efficienza dei servizi offerti.
Partendo proprio dalle esperienze maturate con numerosi programmi urbani complessi che l’Amministrazione Comunale di Lecce ha portato a termine negli ultimi anni (URBAN) o che sono in corso di attuazione o finanziamento (PRUSST, PRU, PIT, STU, Contratti di Quartiere II), si è proposto un metodo di lavoro che raccorda politiche urbane, sociali, ambientali, di ricerca ed innovazione, e mediante un modello di integrazione orizzontale e verticale degli interventi per le città che ne favorisce l’integrazione, l’addizionalità e la concentrazione delle risorse e partecipazione di tutti i soggetti coinvolti.
Il riferimento è ad una strategia di crescita e di “governance” del territorio che concorra al rafforzamento della competitività all’interno dello spazio europeo, nazionale e regionale e ruoti intorno ad una visione strategica dello sviluppo che sappia individuare e porre a sistema le opportunità e le potenzialità delle città e dei rispettivi territori, della loro armatura infrastrutturale, del loro capitale sociale e ambientale, attraverso alcune proposte operative. A tal fine si prospetta un modello di sviluppo urbano che, attraverso l’integrazione delle politiche pubbliche ai vari livelli, guarda alle periferie, alla qualità della vita, al lavoro ed all’ambiente attraverso - quale primo passo - l’elaborazione di una visione del futuro condivisa e sostenibile, a praticare politiche di ‘ascolto’ e partecipazione urbanistica, ad incrementare e sviluppare il processo di coesione territoriale europeo.
Il modello di sviluppo urbano proposto promuove il riconoscimento della programmazione strategica come metodo di lavoro permanente e strumento per un disegno di crescita urbana attraverso lo sviluppo dei modelli di governance efficaci ed altamente operativi per la definizione e messa in atto di strategie integrate urbane, che nello stesso tempo sappiano sostenere la valorizzazione degli ambiti urbani e territoriali di “area vasta”, orientando particolarmente la propria azione di accompagnamento delle città, impegnate nella costruzione e nella attuazione di Piano strategico, in favore della ottimizzazione delle esternalità generate dai processi di potenziamento infrastrutturale dello spazio europeo. In tale contesto, si ritiene opportuna la partecipazione delle autonomie locali alla costruzione dell’iter formativo iniziale degli Accordi di Programma Quadro (APQ) al fine di concorrere ad individuare modalità operavate in grado di consentire l’integrazione, l’addizionalità e la concentrazione delle risorse e nel contempo dare attuazione agli obiettivi fissati dalle agende di Lisbona e Göteborg.
Al fine di poter massimizzare nel contesto della programmazione comunitaria 2007-2013 le opportunità di partenariato tra vari livelli di governo, si propone l’attivazione di un sistema di attori locali che: 1) garantisca una governance urbana territoriale reticolare internazionale, che veda nelle autonomie locali un modello di concertazione con forme negoziali e pattizie di programmazione a livello orizzontale e la programmazione strategica bottom-up a livello verticale; 2) riconosca relazioni interattive dello sviluppo e garantisca un networking che si esplicita nella cooperazione diretta o “competition” a livello orizzontale e nella scomposizione della filiera condivisa delle competenze istituzionali in uno scenario pubblico, che dia garanzia e legittimi sempre chi sappia produrre energia ed utilità territoriale; 3) potenzi un sistema delle relazioni che metta in rete le dinamiche virtuose del sapere e dell’agire per esaltare il ruolo relazionale e quello funzionale delle istituzioni locali.
Inoltre, la nostra idea di sviluppo urbano pensa anche ad un sistema di infrastrutture efficiente ed adeguato alle esigenze dell’assetto produttivo locale quale presupposto principale per lo sviluppo economico-sociale dell’intero territorio, costituendo non solo un fattore essenziale per l’aumento della produttività delle realtà economiche presenti, ma anche una spinta decisa alla localizzazione di nuove iniziative imprenditoriali. Le esperienze avviate in questi anni costituiscono uno stimolo ed al tempo stesso la premessa per rispondere alle priorità dettate dalla Strategia di Lisbona: sviluppo, competitività, innovazione tecnologia ed occupazione.
Le analisi dei processi tipici di sviluppo locale fanno emergere le caratteristica di base e i principi fondamentali del loro successo:
- l’integrazione: interdipendenze produttive, azioni di intervento integrate, coordinamento e integrazione di programmi e di interventi pubblici;
- la concentrazione: interventi di sistema, con il raggiungimento di “massa critica”, evitando interventi “a pioggia”;
- il partenariato: collaborazione tra attori pubblici e privati, sia a livello orizzontale – a livello locale – sia a livello verticale – ossia tra diversi livelli di governo.
L’avvio di qualsiasi processo di governance per lo sviluppo dei territori deve quindi partire da una serie di azioni:
- analisi e dalla conoscenza del territorio di riferimento;
- attenta conoscenza del posizionamento dell’economia locale in una prospettiva di integrazione a livello nazionale, europeo ed internazionale;
- valutazione degli eventuali vantaggi competitivi (statici e dinamici) del sistema locale;
- lettura dei fabbisogni impliciti di intervento a livello locale.
Il percorso da seguire per tale modello di governance suggerisce l’interazione, lo scambio di esperienze ed il coinvolgimento continuo degli attori, che faccia progressivamente maturare l’idea-forza dell’intervento da programmare, realizzando nel percorso progettuale l’integrazione degli interventi e delle varie iniziative, rese possibili dalla programmazione regionale e promuovendo il ruolo attivo del territorio come valore e motore dello sviluppo. In tale percorso lo Stato e le Regioni sono chiamati a coordinare, accompagnare, razionalizzare, le prospettive locali nell’interesse sia dei sistemi locali, sia del sistema regionale e nazionale, nonché favorire un processo progettuale e gestionale in grado di favorire la divisione dei compiti tra i diversi livelli di governo e la distinzione delle responsabilità che assicuri:
- credibilità e realizzazione dell’integrazione territoriale agli Enti Locali e agli attori locali;
- coerenza del quadro programmatorio, accompagnamento alla progettazione e alla valorizzazione delle risorse, assistenza tecnica (ed eventuale correzione delle proposte) ai livelli di governo “superiori”, soprattutto regionale.
Case study: il piano strategico Area Vasta Lecce 2005-15 “Un ponte verso lo sviluppo economico sociale culturale”.
Il Piano Strategico dell’Area Vasta Lecce 2005-2015 “Un ponte verso lo sviluppo economico-sociale-culturale” mira al riequilibrio socio-economico di un’area corrispondente a 31 Comuni del nord Salento, al rilancio della loro competitività, all’incremento della coesione territoriale e sociale e allo sviluppo di strategie di internazionalizzazione e networking.
Il progetto coinvolge, oltre al Comune di Lecce, quale Ente capofila del raggruppamento definitivo, formalizzato durante l’Assemblea Interistituzionale del 13 settembre 2007, la Provincia di Lecce, le Unioni dei Comuni Union 3 ed Unione dei Comuni del Nord Salento, ed i Comuni dell’area Nord Salento, per un totale di 31 Comuni.
Il Piano Strategico dell’Area Vasta che le Amministrazioni stanno costruendo, in coerenza con i Documenti Strategici Nazionali ed i Programmi Operativi Regionali, dovrà esplicitare sia gli obiettivi generali della politica di area vasta, sia quelli specifici (Turismo, Ambiente e Cultura), che saranno perseguiti con un metodo partecipato, inaugurando una nuova fase della progettazione strategica pubblico-privata, sorretta da una stretta cooperazione tra la Regione, la Provincia, gli Enti Locali e gli altri soggetti del partenariato economico e sociale.
ITER DECISIONALE CHE HA PORTATO ALL’AVVIO DELLA PIANIFICAZIONE STRATEGICA DI AREA VASTA: riassumiamo, di seguito, i passi istituzionali che ci hanno portato, oggi, alla concreta costruzione del Piano Strategico. La Regione Puglia - con avviso pubblico, approvato con deliberazione di G. R. n. 262 del 7 marzo 2005 e pubblicato nel BURP n. 51 del 7 aprile 2005, “Procedura negoziale per la presentazione delle domande relative a Interventi di pianificazione e progettazione innovativa e investimenti immateriali destinati alle aree urbane” – ha invitato gli Enti a presentare proposte progettuali relative alla realizzazione di “Piani strategici per le Città e le aree metropolitane o raggruppamenti di Comuni che totalizzino una popolazione di almeno 50.000 abitanti”, nonché di “Piani urbani di mobilità” e di progetti inerenti la diffusione della Società dell’Informazione.
Il Comune di Lecce, in qualità di Ente Capofila dell’Area Vasta del comprensorio Leccese, appositamente costituito con Protocollo di intesa sottoscritto in data 04/05/2005, ha approvato la proposta progettuale denominata piano strategico dell’area vasta lecce 2005/2015 - “Un ponte verso lo sviluppo economico-sociale e culturale” con D.G. n. 266 del 05/05/2005, al fine di partecipare al bando regionale rif. BURP n. 51 del 7 aprile 2005.
Con Delibera di giunta Comunale n. 787 del 15/12/2006, si è preso atto formalmente del nuovo documento programmatico relativo al Piano Strategico dell’Area Vasta Lecce e della sottoscrizione dell’Atto aggiuntivo al Protocollo d’Intesa sottoscritto in data 04/05/2005 da parte di 33 Comuni. La Regione Puglia con Determinazione del Dirigente del Settore Programmazione n. 199 del 30.06.2006, ha approvato n. 9 proposte progettuali relative ad altrettante Aree Vaste incidenti sul territorio pugliese, tra cui il nuovo documento di Piano Strategico dell’Area Vasta Lecce, attribuendo ad ogni proposta ammessa le risorse a valere sui fondi F.A.S. della Delibera CIPE n. 20/2004, necessarie a soddisfare le rispettive richieste finanziarie.
Con Deliberazione di Giunta Regionale n. 72 del 8 febbraio 2007 sono state ripartite le risorse rivenienti dalla Delibera CIPE 35/2005 – F.A.S. Aree Urbane, per i Piani Strategici nelle città ed aree metropolitane ed i relativi piani urbani della mobilità.
Con Delibera di Giunta Regionale n. 1072 del 4 luglio 2007 la regione Puglia ha approvato le “Linee Guida per la pianificazione strategica territoriale di Area Vasta” redatte dal Nucleo di Valutazione degli Investimenti Pubblici nella Regione Puglia, quale documento di riferimento e supporto per il processo di pianificazione strategica regionale.
In seguito alla sottoscrizione del I Atto integrativo all’Accordo di Programma “Accelerazione della spesa nelle aree urbane” avvenuta in data 27/07/2007, in data 08/08/2007 è pervenuta la nota prot. n. 4888/PRG. del 31/07/2007 del Dirigente del Settore Programmazione e Politiche Comunitarie della Regione Puglia, con la quale è stata comunicata l’ammissione al finanziamento del progetto in merito all’istanza presentata da parte del raggruppamento, che vede il Comune di Lecce come Capofila dell’Area Vasta Lecce.
Nelle Assemblee Interistituzionali del 13 settembre 2007 e del 27 settembre 2007 si è argomentato sulla formalizzazione definitiva del raggruppamento, sulla composizione della Cabina di Regia e sulla formulazione e adozione del regolamento di funzionamento degli organismi di programma, poi deliberati all’unanimità dai presenti.
Costituite la Cabina di Regia e l’Assemblea Interistituzionale, che rappresentano gli enti coinvolti e sono gli organismi deputati alla definizione degli interessi strategici da perseguire nella pianificazione del territorio, in data 25 ottobre 2007 si è tenuta la prima Assemblea degli Associati dal titolo “Metti in scena le tue idee” quale inizio del processo di coinvolgimento attivo dei cosiddetti “stakeholders” ed occasione per mettere “in scena” le proprie idee su come vivere il territorio e su cosa proporre per costruire un ponte verso lo sviluppo.
Si è aperta, oggi, la fase di costruzione del Piano, che prevede la partecipazione attiva dei soggetti pubblici e privati locali.
IL PROCESSO PARTECIPATO: Il Piano Strategico nasce dalla necessità di effettuare una trasformazione profonda e radicale dell’Area Vasta, unendo energie pubbliche e private. E' naturale, infatti, che tutto ciò non possa prescindere dal coinvolgimento, dalla cooperazione e dalla partecipazione di tutti i protagonisti di un rinnovamento tanto forte e totalizzante.
La prospettiva sulla quale si è avviato il processo di definizione del piano strategico è, quindi, quella relativa all’approccio «concertativo o partecipato» che è caratterizzato da un processo negoziale e di co-progettazione in cui interagiscono i diversi punti di vista, pubblici e privati.
Forme strutturate di attivazione del Partenariato Istituzionale ed Economico-sociale sono già state adottate con successo dal Comune di Lecce, come modello di riferimento nell’attuazione di altri programmi e progetti inerenti la rivitalizzazione economica e sociale del territorio, quali: la Misura 5.1 del POR Puglia 2000-2006; i Contratti di quartiere I e II; Agenda 21; Piani Sociali di Zona; il PIT n. 8 “Sviluppo ed innovazione dell’economia agricola e rurale attraverso l’integrazione e la diversificazione produttiva”; il PIS n. 11 Itinerario turistico – culturale “Barocco Pugliese”; il PIS n. 12 Itinerario turistico – culturale “Normanno Svevo Angioino”; il Programma urbano generale (P.U.G); Il Programma Integrato di Riqualificazione delle Periferie (P.I.R.P.). Tale approccio di pianificazione dal basso assolve anche ad una «funzione educativa» di community building.
I RISULTATI ATTESI DAL PROCESSO DI PIANIFICAZIONE STRATEGICA: il Piano Strategico dovrà elaborare un sistema coerente di obiettivi ed azioni da realizzare, integrati dal punto di vista economico, sociale e culturale e volti a promuovere uno sviluppo complessivamente sostenibile, coinvolgendo tutti i principali attori sociali, economici e culturali nella definizione per il territorio di riferimento di un modello di sviluppo e di priorità e creando una rete di collaborazione e concertazione.
Il sistema degli obiettivi dovrà delineare e corrispondere ad una precisa Vision per il Territorio dell’Area Vasta. Il Piano Strategico dovrà, infine, dare risposte operative ad una serie di problemi già identificati nei loro contorni e per i quali, in alcuni casi, vi sono già delle elaborazioni condivise tra soggetti pubblici e privati portatori di interessi diversi, da portare ad un livello più avanzato (più operativo) di elaborazione per aprire il passo allo loro realizzazione con un livello adeguato di sostegno.