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L'Osservatorio della Competitività Urbana e Territoriale
La legalità come fattore di libertà per i cittadini
di
Costantino Formica
,
Presidente NOI - Napoli Open Innovation
L’impresa che resiste, che riesce a sopravvivere al nostro difficile contesto, deve misurarsi – oltre che con l’influenza nefasta della delinquenza organizzata – anche con l’andazzo da colletto bianco, spesso illegale, della scarsa trasparenza delle regole del mercato. Ha ragione dunque il coraggioso imprenditore siciliano Rodolfo Guiajana, quando afferma che abbiamo bisogno di un’economia fondata sul merito e sul mercato. Pasquale Iorio incalza poi sul tema, quando afferma che “occorre uno scatto di tutta la società civile, delle forze politiche e sociali, del mondo del sapere e dell’associazionismo per una forte mobilitazione… e occorre anche snidare ed emarginare anche quanti dietro la facciata del perbenismo intellettuale, accademico, politico, amministrativo, sociale, ecclesiale, coltivano - attivamente o passivamente - il proprio orticello…..”
In questa direzione si muovono le recenti iniziative avviate nell’ambito della Sezione del “Terziario Innovativo” dell’Unione Industriali di Napoli, che hanno posto al centro il “mercato” e dunque la liberalizzazione e la concorrenza dei mercati.
Per poter incrementare e liberalizzare a livello locale i mercati delle PMI nel settore dei servizi innovativi e tecnologici, è necessario porre il problema del funzionamento delle amministrazioni pubbliche, del superamento della logica degli affidamenti diretti (in house providing e/o a società direttamente controllate) nel settore dei servizi. Al centro del programma della sezione è stato infatti posto “il mercato”, tema fondamentale per lo sviluppo, la crescita e la capitalizzazione di competenze nelle PMI del settore, nell’ambito della Provincia di Napoli.
Gli imprenditori sono impegnati ad attivare diverse azioni tangibili che vanno dalla “sburocratizzazione” della macchina pubblica (che può produrre immediati benefici a tutte le aziende del settore) fino alla proposizione di iniziative che facilitino la terziarizzazione di servizi gestiti o appaltati in house. In questa direzione va altresì l’Istituzione dell’”Osservatorio permanente della condotta della Pubblica Amministrazione” che dovrà monitorare gli incarichi ed i servizi nelle pubbliche amministrazioni locali e le modalità di assegnazione, così da “pungolare” sempre gli amministratori pubblici nel rispetto delle regole del libero mercato e nella minimizzazione dell’applicazione della pratica dell’in house providing. C’è bisogno di frenare il progressivo deterioramento della condotta amministrativa in merito all’applicazione dei principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza.
Appare chiaro come sia necessario un azione di contrasto democratica, in logica di contrapposizione di poteri, volta a evitare un avvitamento patologico del sistema come quello che si sta registrando negli ultimi anni. Le azioni prioritarie da porre in essere sono riferibili a tre aree: Bandi di gara; Avvisi pubblici per l’assegnazione di contributi alle imprese e/o ai territori; Programmazione dei fondi regionali.
E per ridurre la tentazione anzi la necessità di dover ricorrere al sistema bancario e perché no anche agli usurai, si intende altresì monitorare l’azione amministrativa pubblica, con l’obiettivo di mettere a punto una strategia di alleanza sul terreno delle iniziative per il miglioramento delle condizioni di pagamento: sarà attivato un progetto pilota che vedrà coinvolte le banche ed il Consorzio Fidi nella messa a punto di strumenti moderni di negoziazione degli impegni di pagamento.
Le imprese napoletane avvertono sempre più l’esigenza di costruire alleanze, in tutte le direzioni, per promuovere la crescita economica e lo sviluppo civile. Lavoriamo su progetti ed azioni per diffondere la cultura d’impresa e del mercato, elementi centrali per la modernizzazione del Paese.
Vogliamo contribuire a creare un nuovo modello di capitalismo che valorizzi le energie imprenditoriali diffuse e che coniughi l’interesse dell’impresa con quello del Paese, della città, del territorio. Perseguire, sostenere, diffondere, far crescere la cultura d’impresa: valori fondamentali e insostituibili, ma non sufficienti.
Promuovere una approfondita riflessione sulla responsabilità etico-sociale del sistema delle imprese, con l’obiettivo di qualificare concreti obiettivi di rilancio della cultura associativa, inserita nelle problematiche di crescita civile e culturale della nostra area. Sollecitare e sostenere il più ampio rinnovamento dell’efficienza delle Pubbliche Amministrazioni, locali e nazionali, soprattutto in merito ai rapporti con il sistema delle imprese.
Va detto con chiarezza che per il sistema delle imprese si pone altresì un problema di coerenza dei comportamenti: non si può lamentarsi solo della scarsa trasparenza delle pubbliche amministrazioni nell’impostazione dei bandi; va anche detto che le imprese devono assumere atteggiamenti trasparenti, corretti e rispettosi delle regole del mercato, evitando la pratica della pressione lobbistica sui funzionari pubblici al fine di condizionare, in qualche modo, la messa a punto di capitolati e requisiti tecnici. I dirigenti e funzionari pubblici saranno tanto più capaci di resistere quanto più saranno in possesso di competenze elevate per poter gestire, in piena autonomia, le procedure di qualificazione. In materia di elevamento delle competenze professionali e di innovazione, c’è bisogno che lo Stato faccia molto di più in questa direzione. Non basta la sola accentrata azione del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione. Si parla spesso di tecnologie e poco di semplificazione, si sottolinea l’importanza del riuso dei software ma meno di come rilanciare il funzionamento degli Sportelli Unici per le imprese, unico vero strumento di innovazione degli ultimi anni che le stesse pubbliche amministrazioni (in particolare le Soprintendenze) hanno fatto fallire.
Fare innovazione, favorire il cambiamento, anche attraverso azioni originali e poco costose, diventa questa la sfida per i prossimi anni, sia per le imprese, sia per le pubbliche amministrazioni. Nessuna delle due potrà consapevolmente e con successo vincere la sfida competitiva se non potrà giovarsi di un territorio attrezzato per fornire servizi avanzati, vendere prodotti sofisticati, migliorare la qualità della vita, favorire la crescita del contesto urbano.
A Napoli, c’è chi prova ad innovare dal basso. L’Associazione NOI-Napoli Open Innovation, recentemente costituita da parte di un gruppo di accademici, tecnici e professionisti, operatori culturali e imprenditori, fonda la proprie aspirazioni di crescita del territorio, attraverso una nuova modalità di innovazione, l’Open Innovation. Questa metodologia può contribuire a ridurre i costi della ricerca. Ciò è fondamentale soprattutto per le piccole imprese le quali hanno oggi grandi difficoltà di accesso alle fonti finanziarie. Questa modalità, dunque, può ridurre i costi dell’innovazione e avvicinare le piccole imprese al mondo degli innovatori, dei solutori di problemi tecnologici in qualsiasi posto essi siano, grazie ad un approccio veloce e moderno.
Diventa prioritariamente rilevante l'importanza della creatività giovanile al servizio dei progetti d’impresa e dell’innovazione, se si riuscirà ad assicurare che ai migliori progetti d’impresa potrà essere promosso il contatto con i “venture capitalist”, interessati a trasformare le idee migliori in progetti d’impresa e idee di prodotti/servizi per il mercato competitivo. L’Associazione suddetta, in collaborazione con il Comune di Napoli, ha recentemente promosso un seminario dal titolo "Il ruolo del Open Innovation nella Pubblica Amministrazione". Ne è emerso, tra l’altro, che con la modalità “Open Innovation” è possibile intervenire efficacemente anche a sostegno dei processi di cambiamento e di innovazione delle pubbliche amministrazioni, centrali e periferiche, come è accaduto, ad esempio, alla città di Chicago, che ha affrontato e risolto i suoi problemi del traffico cittadino ricorrendo ad un modello matematico prodotto con modalità “Open Innovation”.
Il processo di reindustrializzazione dell’economia campana non può che percorrere le strade dei settori di elevata e nuova tecnologia, dove l’innovazione dei prodotti e dei processi è elemento portante del successo. L’Open Innovation può per molte aziende rappresentare l’opportunità che consenta loro di crescere in capacità innovative e in competitività, condizioni indispensabili per le aziende che operano nel mercato internazionale.
La crisi mondiale di pochi mesi fa, con la bolla speculativa finanziaria, che ha fatto tremare mezzo mondo e che ha fatto profferire messaggi roboanti del tipo “nulla sarà più come prima”, che cosa ci ha lasciato? Oggi, come stanno le cose? E’ amaro constatarlo ma sembra che tutto stia ritornando come prima; di nuovo più finanza, meno occupazione, ritorna l’ombra minacciosa della speculazione in grande stile. E Napoli? E il Sud? Come ci stiamo difendendo? Come si difenderanno le imprese? C’è da temere più precariato, più illegalità, più sommerso. E la lotta al sommerso e i contratti di riallineamento? Un insuccesso - sia pure grave - non autorizza la nostra rassegnazione.
Per la nostra area, per esemplificare le sfide della nostra resistenza per l’immediato futuro, vorrei citare due casi esemplificativi di non rassegnazione.
A San Giovanni a Teduccio, da poco tempo e con grande ritardo, sono finalmente iniziati i lavori di costruzione della cosiddetta darsena di Levante, del porto turistico denominato Porto Fiorito. I clan camorristici della zona non vogliono la darsena, temono lo stato, temono la legalità, temono i maggiori controlli. Al momento le imprese resistono. C’è da sperare anche per il dopo. Verranno i soliti problemi della vigilanza, delle assunzioni, del possesso del territorio. C’è la volontà, ferma, da parte di una nuova tipologia di imprenditori, che non vorrà consentire l’inquinamento ambientale.
L’altro caso riguarda le cosiddette Zone franche urbane. Dal primo gennaio 2010 le aree ad elevato disagio urbano scelte dal comune di Napoli ovvero Mercato, Barra , San Giovanni a Teduccio e zona industriale (23 mila abitanti, tasso di disoccupazione di oltre il 40%) insieme alle aree dei comuni di Torre Annunziata e di Mondragone, diventeranno attrattive per gli investimenti, grazie e significativi vantaggi fiscali, sulla scorta del modello francese. Siamo dunque chiamati a coniugare attrazione degli investimenti (non basteranno certo le sole esenzioni fiscali), un nuovo paradigma dello sviluppo, che dovrà comprendere una accettabile qualità della vita, l’infrastrutturazione materiale e immateriale, il tutto in un contesto di nuova legalità. Prevediamo di doverci impegnare ben oltre la pur necessaria ritualità dei “Protocolli per la legalità”.
Concludo con una riflessione amara e un’altra improntata all’ottimismo. Una recentissima indagine promossa da Sole 24 ore e dalla Svimez ha rilevato che, sostanzialmente, sono falliti gli obiettivi di Lisbona 2000. “Il Mezzogiorno è alle corde”, annuncia il titolo dell’articolo dell’inserto de “Il Sole 24 ore” del 28 ottobre scorso. Il dato peggiore riguarda la Campania: con il 66,1% nel rapporto tra PIL/popolazione, a fronte di un target di Lisbona 100; tale parametro valeva 74,3% nel 2001, 67% nel 2005, dunque un progressivo decadimento della nostra ricchezza. Ma c’è il dato ottimistico: la Campania è la prima regione del mezzogiorno in materia di investimenti in R&S rispetto al PIL, con ben l’1,2%. Il target di Lisbona è il 3%; ma il dato campano (riguarda il 2008) è superiore alla media italiana degli ultimi 10 anni (1,1%), in un contesto meridionale in cui innova solo una impresa su cinque. Insomma si può ritenere, fondatamente, che un numero crescente di imprese meridionali, quelle campane in particolare, pur in un ambiente esterno difficilissimo, al limite della sopravvivenza, riescono a trovare la forza di mantenersi competitive, innovando e rischiando di più.
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