L’Italia ha voluto celebrare la 60° Giornata Mondiale per l’Alfabetizzazione, indetta dall’Unesco, dedicandola ad una riflessione sull’Alfabetizzazione e l’Educazione degli adulti nel Bacino del Mediterraneo per una cooperazione sui metodi e sulle strategie di intervento. Questo problema non si può affrontare se non alla luce di due importanti eventi politici internazionali, il “Partenariato euromediterraneo”, noto come “processo di Barcellona” (27-28/11/1995) e il “Vertice del Mediterraneo”, svoltosi a Parigi (13/07/2008) che ha dato vita all’ “Unione per il Mediterraneo” (UPM).
Sullo sfondo di queste riflessioni stanno la Risoluzione del Parlamento europeo del 5 giugno 2008 che ha ripreso il processo di Barcellona, Unione per il Mediterraneo e la Dichiarazione congiunta del Vertice per il Mediterraneo. Capi di Stato e di Governo hanno tracciato alcune piste, politiche, culturali ed economiche - sintetizzate di seguito - che le prassi di alfabetizzazione ed educazione degli adulti non possono ignorare:
- Nel momento in cui si pensa ad un impegno dei Paesi del Mediterraneo in materia di cooperazione per l’alfabetizzazione e l’educazione degli adulti, non si può continuare a pensare di potere esportare un modello occidentale di alfabetizzazione ed istruzione. Il rischio concreto di dare vita a risultati opposti a quelli attesi è già sotto gli occhi di tutti anche se accaduti in contesti e situazioni di altra natura.
- l partenariato e la cogestione devono essere posti a fondamento dei processi evolutivi dei Paesi che si identificano nel “costrutto geo-politico-culturale” del Bacino Mediterraneo. Qualsiasi correttivo sarebbe visto come una nuova forma di colonialismo.
- Le aspettative di vita di 765 milioni di cittadini del bacino euro-afro-mediterraneo gravano sugli scambi interculturali e interreligiosi non meno di quanto gravino su quelli economici e diplomatici. Di fatto, i cittadini della Regione Mediterranea Meridionale si trovano in tutta l’Europa del Nord; ciò è sufficiente per capire che è necessario investire risorse e promuovere scambi per una vita migliore e uno sviluppo pacifico per tutti.
Il Mediterraneo è un luogo di nodi storicamente irrisolti. L’Italia può essere, per vocazione e collocazione geografica, il crocevia delle relazioni fra il Nord e il Sud del Mediterraneo a partire proprio dal problema della cooperazione per l’alfabetizzazione ed educazione degli adulti funzionali ad una formazione critica di tutti i cittadini, nel rispetto di culture e diritti umani essenziali.
Posto ciò, alcuni dati appaiono illuminanti per capire dove dirigersi. La popolazione del bacino nord del Mediterraneo sta sensibilmente invecchiando. Nei prossimi 30 anni il numero di giovani europei di età inferiore a 24 anni si ridurrà del 15%. Un europeo su tre avrà più di 60 anni, uno su dieci ne avrà più di 80. In Italia, le cifre sono ancora più allarmanti.
Parimenti, il fenomeno dell’invecchiamento nell’UE va analizzato nel contesto dell’espansione globale della popolazione nel mondo. Dopo un aumento della popolazione mondiale dai 2 miliardi del 1950 agli attuali 6,5 miliardi, l’ONU prevede la continuazione di questa tendenza fino a raggiungere i 9,1 miliardi entro il 2050. Il 95% circa della crescita globale della popolazione riguarderà i Paesi in via di sviluppo e la popolazione dei 50 paesi meno sviluppati raddoppierà. La maggiore crescita riguarderà l’Africa.
Questo trend comporta notevoli sfide per il modello sociale nord-europeo. Il flusso ridotto di giovani che accedono al mercato del lavoro, associato al fatto che soltanto un cittadino su tre, della fascia d’età compresa fra i 55 e i 64 anni, ha un’occupazione retribuita, mettono in evidenza la necessità di sfruttare al massimo il potenziale dell’educazione degli adulti per incrementare la partecipazione dei giovani e prolungare la partecipazione dei cittadini più anziani.
D’altro canto, non si può dare per scontato che la riduzione del numero di giovani favorisca il loro accesso al mercato del lavoro, sicché è particolarmente importante offrire una formazione di qualità ai giovani, rispondendo così alle esigenze del mercato del lavoro e di una società basata sulla conoscenza, ma anche sviluppare la formazione permanente affinché gli individui possano conservare il proprio capitale umano. In questa direzione spinge il processo di Lisbona e di Feira.
A livello europeo, nuove forme di analfabetismo, quali l’impossibilità di accedere e utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella vita quotidiana e nella vita professionale, ma anche una monopolizzazione delle risorse accanto ad una non equa ridistribuzione delle ricchezze, hanno come conseguenza l’accentuarsi di fenomeni di emarginazione che creano uno solco sempre più profondo fra gli Stati del Nord e quelli del Sud del Mediterraneo.
Nei prossimi decenni l’UE resterà quasi certamente un’importante destinazione per i migranti. Secondo uno scenario prudente, le proiezioni di Eurostat indicano che circa 40 milioni di persone emigreranno verso l’Unione europea entro il 2050”. I processi di alfabetizzazione e l’educazione degli adulti rappresentano, dunque, un impegno prioritario ed ineludibile per gli anni a venire, perché l’Europa e il Bacino euro-afro-mediterraneo si trovano ad affrontare cambiamenti che avranno un notevole impatto sulle società e sull’economia del futuro e, conseguentemente, sulle esigenze in materia d’istruzione e formazione. Le sfide da affrontare riguardano le regole della democrazia. la cittadinanza, i mutamenti demografici, l’inclusione sociale, il mercato del lavoro.
L’educazione degli adulti può contribuire a far sì che l’immigrazione possa risultare vantaggiosa sia per i lavoratori migranti che per i Paesi di accoglienza se saprà intervenire per mettere ciascuno alla pari. Essa, perciò, rappresenta una componente irrinunciabile dell’apprendimento permanente, perché chi ha gli strumenti culturali per affrontare la realtà, ha più possibilità, non solo di trovare lavoro, ma di capire quale può essere il “suo” posto all’interno dei meccanismi di produzione e di auto-percepirsi come cittadino responsabile e in grado di offrire il proprio contributo per il miglioramento della società laddove l’esasperata competizione, il modello del self made man e un mercato mondiale senza regole e parassita hanno ampiamente mostrato il fallimento di un modello sempre più incurante dei diritti essenziali dell’uomo.
A questo proposito sarebbe auspicabile, in una prospettiva di rinnovate politiche dell’educazione, che il debito contratto da Nazioni povere verso Nazioni ricche fosse restituito da quelle ricche in termini di concreti e massicci piani di alfabetizzazione e di educazione degli adulti. Non un “semplice” azzeramento del debito ma una riconversione del debito, che potrebbe essere condotta dagli stessi Paesi indebitati con progetti a tempo e sotto il controllo, perché no, dell’Unione per il Mediterraneo.