1989-1999
In Italia, gli ultimi 20 anni del FSE ha vissuto diverse stagioni.
Determinante nel contesto nazionale e regionale è stata la riforma del Titolo V e poi chiaramente le diverse programmazioni hanno assunto via via nuovi paradigmi, obiettivi e finalità.
Fino al 1988: i progetti finanziati puntavano sull’ innovazione della progettazione, dei contenuti, delle metodologie e dell’ organizzazione delle attività di formazione professionale.
Dal 1989 ai primi anni ’90: PROGRAMMAZIONE nazionale e regionale e far acquisire competenze professionali coerenti con le esigenze del mercato, diventano le parole chiave .
Per la prima volta le imprese, versano fondi per la formazione: lo 0,30%.
Anni 1994-1999: l’allargamento delle tipologie d’intervento, soprattutto verso la formazione continua, e l’introduzione della cultura del monitoraggio e della valutazione.
2000-2006
Sulla scia dei Trattati di Amsterdam e di Nizza, di Agenda 2000 e della strategia di 15 Lisbona:
- non più un Fondo finanziatore di progetti, ma bensì Fondo a supporto delle politiche di contrasto alla disoccupazione;
- integrazione dei sistemi di istruzione, formazione professionale e lavoro per favorire la coesione sociale, per favorire l’apprendimento durante tutto l’arco della vita;
- Riforma del titolo V che richiede nuova identità della formazione professionale regionale.
2007-2013
- da un approccio programmatorio a un approccio strategico con scelte demandate agli Stati membri;
- maggiore capacity building di chi programma le attività e seleziona i soggetti candidati a gestirle;
- connettere ed integrare maggiormente i 2 Fondi (FESR e FSE): ciascun obiettivo, sia che si tratti di promuovere la convergenza, sia che si tratti di accrescere competitività territoriale e occupazione, si riconduce al territorio e al suo sviluppo.
I Fondi Paritetici Interprofessionali riportano anch’essi una insufficienza dei livelli di investimento e partecipazione alla formazione continua dovuta a diversi motivi ed a un diffuso disinteresse del sistema italiano nel promuovere lo sviluppo delle competenze dei lavoratori.
A conferma di questo vediamo anche come i ¾ dei finanziamenti pubblici europei sulla formazione siano stati spesi in azione rivolte alle persone e il 77 % di queste in attività formative classiche rivolte a giovani in uscita dalla scuola dell’obbligo o comunque all’interno di percorsi di obbligo formativo.
Il sistema della formazione come viene evidenziato nel rapporto del ministero è un sistema disomogeneo sul territorio nazionale e fatte salve alcune limitate eccezioni autoreferenziale, incapace cioè di offrire percorsi finalizzati allo sviluppo del capitale umano e incapace di dialogare con il tessuto produttivo.
Se alle analisi fatte fin qui sull’uso e la partecipazione alla formazione associamo come è opportuno fare i dati sulle prospettive occupazionali pubblicati da Cedefop in cui si prefigurano le proiezioni al 2020 delle professionalità richieste si viene a prefigurare una situazione critica per il nostro paese nei due estremi rappresentati dalla bassa e dall’alta qualificazione delle professioni: si prevede infatti che il nostro Paese avrà troppi lavoratori poco qualificati e troppo pochi con alta qualificazione.
E questo dovrà avvenire in tempi rapidi visto anche la rapidità dei cambiamenti tenendo in considerazione prima di tutto il contesto più vicino con cui il nostro Paese si dovrà confrontare, che è quello europeo, di cui si possono già individuare delle tendenze relative alla domanda.
I due terzi dell’occupazione europea dice il rapporto Cedefop si concentreranno nel settore terziario.
Quasi tutta l’occupazione aggiuntiva e una forte componente di quella sostitutiva saranno caratterizzate da lavori ad alta intensità di conoscenza e competenze tecniche.
Cresceranno i livelli di istruzione/formazione e competenze richiesti in tutti i tipi di lavoro, anche nelle occupazioni più basiche.
Vi sarà quindi un declino dell’occupazione dei lavori di routine, nel settore industriale come in quello terziario.
L’impegno nell’ambito dell’istruzione e della formazione dovrà quindi essere volto prioritariamente ad aumentare il livello di preparazione sia delle persone con scarsa qualificazione – per portarle ad un livello intermedio – sia delle persone con qualificazione intermedia, per portarle ad un livello di preparazione superiore.
Oltre all’esigenza generale di innalzare il livello dei saperi e delle competenze dei cittadini e dei lavoratori, occorre capire su quali settori puntare per ridare vitalità all’economia italiana nei prossimi anni.
Ormai molte indicatori confermano e individuano alcuni ambiti di sviluppo preferenziali per il nostro Paese come le biotecnologie, l’energia, l’alta informatica, il Terzo Settore, specialmente per quanto riguarda: i green jobs, lavori collegati alle energie alternative, all’efficienza e al risparmio energetico, allo sviluppo sostenibile e alla qualità dell’ambiente e della vita, i white jobs, cioè quelle forme di occupazione da servizio sanitario qualificato, nel sociale e nell’assistenza alle persone.
Inoltre, i settori delle 4 A Automazione- Agroalimentare- Abbigliamento – Arredo come evidenziato anche nel rapporto sulla formazione del ministero del welfare e sviluppo economico.
Quindi per rispondere in modo efficace e concreto alle sfide inevitabili che già il presente ci pone è indispensabile e necessario un riallineamento generale delle azioni del sistema della formazione.
Una formazione che "prenda in carico la persona”, con i suoi apprendimenti formali, non formali, informali.
Una formazione che faccia maggiore attenzione alla domanda espressa dalle persone e dalle imprese.
Una formazione aperta anche a luoghi nuovi.
Una formazione centrata sulle competenze associati a sistemi di certificazione delle competenze comunque acquisite.
La crisi economica come vediamo sta colpendo i nostri territori con impatti occupazionali preoccupanti; non è certo compito esclusivo di chi si occupa di formazione trovare soluzioni a questo, ma in una fase di crisi del lavoro viene chiesto a chi si occupa di formazione e sviluppo locale di intervenire con proposte convincenti, serie ed efficaci finalizzate a promuovere l'acquisizione di nuove competenze necessarie da un lato per creare nuovi posti di lavoro dall’altro per dare supporto alla riqualificazione delle persone Oggi lo sviluppo di un sistema articolato e coerente di lifelong learning territoriale appare più che mai necessario per vincere le sfide della coesione sociale e dello sviluppo economico attraverso l’apprendimento permanente per tutti i cittadini, di qualsiasi fascia d’età e condizione occupazionale. L’educazione permanente costituisce una strategia; indica il cammino da compiere.
Fatte queste permesse di carattere generale necessarie per contestualizzare il tema della discussione, vado presentare ciò che abbiamo provato a realizzare in un quadro in cui la sfida per le imprese è puntare sul mix fatto di innovazione di prodotto e processo cercando di mantenere le produzioni di qualità nei nostri territori. vi è però la necessità di far comprendere e dare visibilità al livello delle nostre produzioni valorizzando tutti i fattori che definiscono la qualità, ovvero le persone, i territori, le competenze, le istituzioni.
Tale modello si muove dentro ad un quadro comune europeo di riconoscimento (European Qualification Framework) che ha l’intento di collegare fra loro i sistemi di qualificazione per agevolarne l’apprendimento permanente dentro ad una logica appunto di lifelong learning.
il modello Made In viene applicato a quelle imprese del nostro territorio che hanno come caratteristica la capacità di essere innovative e competitive e che hanno deciso di puntare sulla manodopera dei nostri territori come fattore per loro competitivo; Tale sistema ci permette di valorizzare e riconoscere facendo emergere le competenze tacite presenti nei processi produttivi delle imprese e le capacità e competenze più o meno formalizzate e riconosciute nei lavoratori. Il modello utilizza standard professionali del SRQ e attiva un processo di validazione attraverso il servizio Regionale Formalizzazione Certificazione.
Il modello consente di rilasciare dopo una prova finale un certificato di qualifica professionale o un certificato di competenze e alle imprese il marchio MADE IN ovvero una produzione locale con competenze certificate .
Il marchio MADE IN vuole essere una sorta di club per quelle imprese virtuose che puntato sui nostri territori come fattore competitivo mettendo in evidenza la qualità e le professionalità del nostro sistema territoriale.
Al contempo, il modello diffonde entro le imprese la consapevolezza circa l’importanza della formazione e fornisce un utile apporto alla creazione di un circuito diffuso di formazione continua, incentivata dai benefici che derivano dalla certificazione delle competenze.
Implementare un modello di LLL moderno, razionale e coerente, significa intervenire, oltre che sullo sviluppo delle competenze tecnico-professionali, anche sugli aspetti psicologici e motivazionali delle persone coinvolte, nonché sulle modalità di ricerca attiva di una diversa o nuova occupazione.
1. Progetto Zanini Packaging
A seguito dell’improvvisa chiusura dell’azienda, è stato realizzato in stretta collaborazione tra Formarea&partners, Alma Mater Studiorum, Provincia di Bologna e Cgil un percorso formativo di 200 ore, dedicato in parte allo sviluppo delle metacompetenze e realizzato presso l’Università. Le persone che vi hanno partecipato, dopo un primo modulo dedicato all’acquisizione di competenze nell’area della grafica multimediale, hanno intrapreso un percorso per ripensare la propria condizione di lavoratori, per affrontare la situazione contingente e per analizzare le proprie capacità in relazione a un futuro reinserimento lavorativo, comprendendo che riconvertirsi è possibile.
In collaborazione con un’Agenzia per il Lavoro presente a Bologna e in un ottica sistemica, sono stati realizzati prima e a seguito del periodo di formazione specifiche azioni volte al reinserimento lavorativo. Tutti i partecipanti, oltre ad aver dato contributi alla fase progettuale, indicando aspirazioni personali e professionali, hanno avuto l’opportunità di svolgere un tirocinio in azienda, che per alcuni di essi si è tradotto in nuove e concrete possibilità lavorative.
2. Catalogo provinciale della formazione breve ad acceso individuale
Formarea & Partners in collaborazione con l’Università degli Studi di Bologna. Il frutto di questa collaborazione è un offerta formativa che si articola in cinque percorsi della durata di 30h ciascuno e orientati al rafforzamento delle competenze trasversali, in aree quali la comunicazione, la gestione del gruppo, le tecniche di problem solving, con particolare attenzione alle implicazioni psicologiche e alle ricadute sociali che i lavoratori devono affrontare in un momento di crisi occupazionale.
Ciò che abbiamo cercato di fare con queste esperienze è aprire il sistema della formazione a soggetti nuovi l’impresa con i suoi capitali intangibili di conoscenze e competenze come elementi competitivi, l’Università che dentro ad un sistema di formazione continua e permanente può diventare anch’essa soggetto attivo di pratiche innovative per la formazione degli adulti. Mettere insieme, impresa, Università, istituzioni, sindacato e lavoratori è già di per sé parlare di territorio anche perché si sta diffondendo dentro ad una mercato globale - in cui le identità locali rischiano di perdere la loro specificità - una nuova ricerca di identità territoriale per trovare nel rapporto tra dinamiche globali e locali un modello di sviluppo accettabile e sostenibile; pensiamo che la valorizzazione e promozione dei patrimoni di competenze e di know how presenti nelle imprese e nei territori associati a modelli territoriali di life long learning possono essere fattori su cui puntare per ritrovare identità locale e rispondere alle sfide che la globalizzazione ci impone.