Microcredito, banca etica ed impresa sociale

di E. Calabrò, Professore Università di Napoli "Federico II";  R. Passaro, Professore Università Parthenope

 

Già nel quindicesimo secolo la “Banca” si presenta come uno dei motori dello sviluppo socioeconomico del territorio. Nel corso dei secoli l’accesso al credito si è andato affermando come elemento regolatore fra la proattività verso il “fare lavoro” e le esigenze finanziarie per “sostenere” l’attività commerciale e lavorativa. Questo processo è così consolidato nei nostri giorni che è diffusa opinione che la difficoltà di accedere al credito (“non bancabilità”) produce, nelle fasce deboli della società un ulteriore motivo di esclusione, limitando la propria capacità a fare, alimentando l’acquiescenza alla dipendenza economica anche rispetto alle più elementari esigenze di vita.

Consentire il diritto e la capacità dell’accesso al credito a tutte le fasce deboli è un tema fondante della Finanza Etica e della Banca Popolare Etica (per semplicità Banca Etica) sia nell’impegno istituzionale dell’azienda che ideologico della base sociale organizzata. Questo diritto, inoltre, può essere preservato mediante l’attivazione delle opportunità derivanti dall’utilizzazione del microcredito.

Il Microcredito in Europa è ormai uno strumento finanziario innovativo che, facendo leva sulla capacità di credito sociale degli individui, attraverso la copertura del rating di rischio con un fondo di garanzia solidale, consente di fare credito, nei limiti di 25.000 euro, a soggetti non bancabili, per esigenze connesse all’avvio di attività lavorative ed imprenditoriali.
Si tratta di uno strumento che non deve essere riportato alla categoria morale della Carità, bensì alla categoria sociale della solidarietà, da che esprime un valore di fiducia rispetto ad un progetto di lavoro, fondato sull’impegno responsabile ed orientato al futuro permettendo di recuperare dignità e consentendo alle persone di sollevarsi dal limbo della povertà e della dipendenza assistenziale.

In questo contesto l’organizzazione delle iniziative di microcredito si inseriscono nel più ampio contesto dell’impresa sociale intesa come iniziativa imprenditoriale capace non solo per coprire le emergenze sociali dei territori nella logica della sussidiarietà ma, secondo una lettura evolutiva del fenomeno, come componente autonoma di un modello di sviluppo locale sostenibile per la riprogettazione solidale della economia del territorio.

L’agire
La prima fase di un Progetto di Microcredito, vincolante per la sua riuscita, consiste nel realizzare un fondo di garanzia che, nella logica di copertura del rating di rischio, consenta alla Banca Popolare Etica, di porre in esercizio l’iniziativa. In questa fase si rende necessaria una attività di sensibilizzazione finalizzata alla creazione di un sistema di relazioni con Associazioni ed Istituzioni per trovare i contributi che consentano di costituire il fondo di garanzia. È questa la fase in cui è impegnata attualmente la componente sociale che si attivata a Casal di Principe.
Su questo fondo la Banca Etica applicherà un fattore moltiplicativo che, partendo da tre, con la verifica delle condizioni favorevoli al controllo del rischio di insolvenza, può arrivare ad otto; il che vuole dire che con un fondo di garanzia di centomila euro si può arrivare ad erogare sul territorio un volume di ottocentomila euro in microcredito. Nella fattispecie, supponendo di attestarsi sul taglio massimo di 25.000 euro, si arriverebbe a finanziare 32 iniziative imprenditoriali e di lavoro.

Il controllo del rating di rischio, nel modello del Microcredito, viene realizzato attraverso il meccanismo delle reti sociali. Infatti, la caratteristica della finanza etica che consente di mettere in pratica strumenti che integrano le fidejussioni solide con le cosiddette fidejussioni sociali, è quella di esprimere valore economico attraverso l’impegno sociale. In altre parole, il valore economico espresso dalle azioni di volontariato, può essere letto come valore sociale.
Ciò si verifica poiché la base sociale effettua una vera e propria attività di tutoraggio degli affidamenti, contribuendo con un valore aggiunto speso per mantenere basso il rating di rischio di insolvenza. È questa la “rivoluzione” del modello per applicare anche alla finanza ed all’accesso al credito quei valori che la possano accomunare agli altri strumenti di Sviluppo Locale Sostenibile, i quali a fronte di un alto livello di innovazione organizzativa e tecnologica, consentono di mantenere adeguatamente bassi i costi monetari.

Nel caso specifico la base sociale può essere espressa dalle Associazioni e dalla base sociale della Banca Etica oltre che dall’impegno di altri stakeholders quali, ad esempio, le Amministrazioni pubbliche, gli Enti Locali, l’Università. In proposito, un aspetto originale della Banca Etica è quella di utilizzare come parte integrante delle attività tecniche l’impegno sociopolitico dei soci, organizzati attraverso organismi riconosciuti quali le Circoscrizioni provinciali dei soci che al loro interno coordinano Gruppi di interesse locali.

È questo un valore economico, non monetario, che consente il successo di strumenti che gestiti in logiche di mercato sarebbero troppo onerosi. Per la selezione dei soggetti a cui concedere l’accesso al credito e dei relativi progetti viene istituita una Commissione tra i vari stakeholders che sia in grado di valutare la valenza economica delle proposte ma anche la valenza sociale e l’affidabilità complessiva della richiesta, sulla base della competenza acquisita sul territorio dalla Banca Etica mediante la pratica consolidata della Valutazione Sociale.

Il valore aggiunto
Rendere possibile, in un contesto territoriale ritenuto di frontiera, sia per la legalità che per la qualità di vita, l’autonomia economica e possibilmente di reddito attraverso piccole iniziative di impresa (microimpresa) a persone che, pur avendone la capacità e la volontà, sarebbero limitate dalla impossibilità di accesso al credito (non bancabilità), si innesta con tempestività in un momento di recessione ufficiale. Quest’ultima mette chiaramente in dubbio la sostenibilità di modelli di sviluppo speculativi e avversi alla responsabilità sociale nelle sue varie accezioni che si fondano sulla costante pubblicizzazione di schemi di affermazione individuale la cui gamma di valori sicuramente non ha connotazione sociale e fondamento sul valore e l’etica del lavoro.

L’iniziativa di Microcredito sulla fascia Domizia, dimostra come nei territori aggrediti vi sia una forte e sempre nuova “resistenza” che opera all’interno di un sempre più rappresentabile modello di Sviluppo Locale Sostenibile. La qualità delle persone e la relativa cultura (in sostanza il capitale umano) interne alle Reti sociali che si sono ancora una volta incontrate per spendersi sul territorio, la qualità e la cultura collettiva prodotta attraverso la condivisione di intenti e valori e la volontà di impegnarsi in sinergia per questo Progetto, chiariscono quale sia il valore aggiunto di un tale tipo di modello di sviluppo economico: essere contestualmente una azione di sviluppo sociale e di costruzione e diffusione di valori culturali in cui hanno un ruolo principe e sinergico i costrutti di “impresa sociale”, “sviluppo sostenibile” e “legalità”.
Ampliando il discorso sulla validità del modello di microcredito all’interno del più ampio contesto dell’Europa occidentale consente di valutare meccanismi aggiuntivi il cui obiettivo potrebbe essere di aggiungere alle consuete attività sostenute microcredito anche attività integrate in una logica di sistema competitivo. Vale a dire, ricreare dal basso un modello di filiera basato sulla microimpresa diffusa su un territorio locale in grado di offrire servizi/prodotti a costi competitivi in un contesto sostenibile di sviluppo “equo e solidale”. In tale visione una possibile innovazione è l’integrazione del microcredito con interventi strutturali di policy per rendere competitivo il costo del lavoro.

A titolo di esempio una dei possibili interventi in fase di studio è quello che vede coinvolto la Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA) della provincia di Caserta, nel trasferimento di attività artigianali che, seppure fiorenti, andrebbero dismesse per mancanza di continuità familiare o per problemi di successione. Il recupero e il potenziamento di attività artigianali consolidate costituisce un valore per il Territorio che non soffre del depauperamento delle proprie risorse di lavoro e conoscenza che contribuiscono alla difesa del modello socioeconomico locale, contribuendo, inoltre, alla diffusione della culturale imprenditoriale sulla cui base è possibile innestare nuovi e articolati processi di sviluppo.

Esempi ulteriori di potenziali filiere innovative ed operanti nel campo della sostenibilità possono essere legate alle esperienze realizzate dalla rete Emmaus in Bretagna su un approccio innovativo del riciclo industriale degli elettrodomestici e del materiale informatico. Essa opera nel rimettere in commercio apparecchiature ad un costo più sostenibile, e nel creare un circuito di formazione lavoro orientato al placement sia come lavoro dipendente che nella dimensione di microimpresa.

La fantasia a questo punto può volare su ipotesi di filiere integrate di produzione alimentare agricola, esperienze di commercio equo e solidale e Gruppi di acquisto solidale.
La logica generale è quello di contestualizzare esperienze di finanza di prossimità, proprie della finanza etica. In tal senso è significativa l’esperienza della Rete “Le cigales” in Bretagna, in cui gruppi di risparmiatori indirizzano il proprio referente finanziario ad indirizzare gli impieghi bancari su iniziative di start up di imprese locali di interesse sociale

Il modello
L’approccio cui fa riferimento il Microcredito appartiene ad un modello di governance del territorio che promuove il ruolo sociale del lavoro e della dignità umana e che si pone in chiara opposizione alla logica assistenzialista che vede le fasce deboli del territorio emarginate dai processi attivi di sviluppo del territorio e limita fortemente la autodeterminazione dei singoli individui. Inoltre, questo approccio si pone in chiaro contrasto con meccanismi di intolleranza istituzionale verso i fratelli migranti che rende questi ultimi più facile preda della malavita organizzata.

Ciò deriva dal fatto che si tratta di un modello di governance del territorio costruito sui valori della solidarietà e che intende sperimentare modelli innovativi di finanza dello sviluppo centrati sulla finanza di prossimità, sulla responsabilità rispetto al denaro, sulla economia solidale in cui i beni intangibili della società della conoscenza, il capitale umano, sociale e culturale del territorio si appellano ai costrutti di fiducia, reciprocità, cooperazione, integrazione. È un modello di sviluppo dal basso, fatto di best practices per un modello di governance che si rifiuta di sentirsi Gomorra. Ciò è coerente con il concetto di “coltivazione” della cultura (dal latino cultus, coltivare) come patrimonio di valori, tradizioni, usi e costumi solidali.

L’innovazione e l’organizzazione
Le chiavi di lettura di queste pratiche devono essere quelle della capacità di innovazione negli strumenti finanziari offerta dalla Finanza Etica. Questa capacità di innovazione è orientata a rendere disponibile il capitale umano necessario per progetti con costi sostenibili. Il modello organizzativo di riferimento è quello offerto dal sistema partecipato territoriale tra aziende, istituzioni e cittadini organizzati in forme associative, coesi nell’adozione dei principi della Responsabilità Sociale così come proposta dall’Unione Europea. Questo schema è coerente con i principi della Responsabilità Sociale del Territorio (RST).

La dinamica relazionale che sottende lo schema organizzativo da adottare è rappresentativa di come la “partecipazione”, attraverso l’incontro di reti attive su un territorio, mette in gioco capitale umano del territorio per determinare azioni che, partendo dal basso, in caso di successo, possono contribuire in modo anche significativo allo sviluppo socioeconomico del territorio. Gli eventuali risultati di tali azioni contribuisco a creare quel trenta per cento di occupazione atteso dall’economia sociale (terzo settore) come già prescritto dai tempi del libro bianco di Jaques Delors per il nuovo modello di sviluppo postindustriale nei paesi occidentali dell’Unione Europea.

Un ulteriore elemento di innovazione è legato all’interpretazione della retribuzione del contributo offerto dal capitale umano rappresentato dal volontariato sociale. Esso riguarda la capacità di riconoscere e contabilizzare il Valore Economico delle attività realizzate indipendentemente dalla rappresentatività dello stesso come Valore Monetario. In tale contesto, sia ogni singolo attore che l’intero sistema hanno necessità di valutare il valore di scambio e di accumulo sociale prodotto e ricevuto. In tal modo essi possono valutare, indipendentemente dal valore monetario scambiato e prodotto, la sostenibilità individuale e collettiva dell’adesione al modello di sviluppo economico adottato così caratterizzato attraverso la categoria della solidarietà.

È compito del sistema e dei singoli attori individuare e condividere i limiti, la capacità e le modalità di trasformazione in valore monetario del valore economico espresso. Il valore monetario è inteso come valore relativo al ristoro della quota di valore sostitutivo dell’impegno sottratto alle attività generatrici di forme varie di reddito (aziendale, familiare ed individuale). Esso può, inoltre, ritornare in forme alternative che si sommano al valore economico (esperienza spendibile, valore relazionale, produzione culturale, integrazione sociale, qualità della vita).

Il valore d’immagine e di speranza
Il progetto di Microcredito va ad aggiungersi sulla fascia domizia alle altre iniziative esistenti nel campo sociale quali, ad esempio, quelle svolte dai Padri Comboniani e dei medici volontari. Esse risultano essere ben poco rappresentate dai media, sebbene abbiano un elevato valore e significato sociale e dimostrano come il set di Gomorra sia costruito in un Territorio in possesso di una storia di Umanità forte e radicata che “resiste” sebbene operante in un ambiente difficile. Il riconoscimento e la rappresentazione di queste iniziative può restituire in una logica di impresa sociale, sviluppo e legalità, la “forza” al Territorio di riaffermarsi una propria identità positiva.
Questo è l’impegno a cui il modello di Sviluppo Locale Sostenibile richiama in modo chiaro e preciso, in uno schema fondato sull’Etica della Responsabilità Sociale del Territorio, le Istituzioni, le Imprese, le Comunità Locali, le Associazioni ed i singoli cittadini.



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