Le economie urbane sussistono in uno stato di flusso continuo – l’incremento o il decremento della competitività, le variazioni del vantaggio competitivo, regimi politici altalenanti, le conseguenze della mobilità dei capitali e del lavoro sono solo alcuni dei fattori d’influenza.
Ogni economia urbana deve rispondere all’evoluzione del proprio contesto e allo stesso tempo deve essere consapevole che altre economie urbane con le quali si trova in competizione si stanno adoperando per aumentare la propria competitività. Di contro, questo contesto di sfida per le economie urbane rappresenta importanti opportunità per gli amministratori locali più lungimiranti che sapranno avvantaggiarsi nell’incremento della competitività dell’economia urbana.
In questa presentazione cercherò di dare uguale rilievo sia alle opportunità che alle sfide, per poi identificare alcuni scenari positivi per il futuro, verso i quali possono tendere le economie urbane italiane.
Sfide
Le sfide che si pongono oggi dinnanzi alle città italiane e alle città di qualsiasi altro Paese sono state ormai ampiamente discusse.
Prima fra queste è l’incessante pressione competitiva derivante dai mercati emergenti. Le vecchie modalità di produzione non sono più competitive e devono quindi essere rinnovate con tecnologie all’avanguardia in grado di ridurre i costi oppure con nuovi prodotti che ritarderanno le difficoltà solo per alcuni anni.
In secondo luogo l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime.
Questo fenomeno provoca conseguenze come:
- la riduzione del costo del lavoro come quota del costo complessivo
- l'incremento della necessità di disporre di tecnologia avanzata
- l'incremento dei costi di trasporto delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti finiti – con conseguenti impatti sulla distribuzione globale delle attività produttive.
E’ necessario ricordare, inoltre, che questi fenomeni avranno impatti di forti cambiamenti strutturali che richiederanno necessariamente iniziative politiche razionali sia da parte delle economie industriali affermate, sia da parte delle economie emergenti.
Una terza sfida da affrontare è l’invecchiamento della popolazione e della forza lavoro.
Una forza lavoro mediamente più anziana necessita stipendi più elevati in conseguenza dell’anzianità di servizio e del costante aumento delle retribuzioni e dei salari. Una popolazione più anziana significa inoltre un numero minore di contribuenti che sostengano i costi sanitari e pensionistici di una popolazione sempre più anziana. Questo fenomeno ha un impatto molto più forte in Italia rispetto ad ogni altra economia industriale, con eccezione del Giappone.
Quarta sfida è il divario tra spazi e confini amministrativi esistenti e spazi ideali per lo sviluppo di regioni economiche. Una regione economica ideale potrebbe includere città o aree che non sottostanno a confini amministrativi come le regioni e le province. I fondi europei sono messi a disposizione delle Regioni, e le Province di conseguenza hanno una loro fonte di guadagno, ma questi livelli amministrativi potrebbero risultare poco adeguati a quei canali che finanziano le entità economiche che sono di fatto più efficaci nel creare lavoro, prodotti e servizi.
In alcune aree d’Italia si è ovviato a questo divario attraverso lo sviluppo dell’Area vasta – un agglomerato di città e territori che si estende al di là dei confini provinciali ma rimane all’interno dei confini regionali cui appartiene. Senza trovare soluzione per questo divario di carattere spaziale, l’economia nazionale non sarà mai in grado di espletare il suo pieno potenziale competitivo.
Ovviamente oggi si presentano altre sfide per le economie urbane, ma queste quattro sono abbastanza considerevoli da catalizzare l’attenzione degli amministratori locali per il futuro più prossimo.
Inoltre, è necessario ricordare che ci sono sfide con le quali si devono confrontare i governi nazionali, sfide in relazione alle quali i governi locali hanno poche capacità di azione o di formazione di politiche, ma che dalle quali posso essere
profondamente colpiti. Fra queste le questioni legate alle politiche macro-economiche, alle relazioni commerciali, alle iniziative politiche dell’Unione Europea, all’immigrazione, ai fondi per l’istruzione, alle tassazioni e così via. Ciò nonostante gli amministratori locali non devo sentirsi impotenti nell’influenzare la vitalità economica e la competitività delle proprie città.
Opportunità
Ogni sfida rappresenta certamente anche un’opportunità e il ruolo degli amministratori locali è quello di sfruttare al meglio queste opportunità. Il ristrutturare l’economia richiede sia di eliminare alcuni impianti produttivi nei mercati maturi, sia di rendere disponibili risorse in altre attività. Il trucco è certamente quello di scoprire quali queste “nuove attività” possano essere.
Vista in questo modo, la ristrutturazione industriale può essere considerata come un vantaggio competitivo in evoluzione. Spesso ci sono opportunità per produzioni di nicchia nei settori industriali che si trovano in difficoltà. Un esempio è la produzione dell’acciaio negli Stati Uniti.
Quando Cina, India, Brasile e altri mercati emergenti iniziarono a sviluppare ciò che tutte le economie in via di
sviluppo fanno - ovvero sviluppare l’industria dell’acciaio - città come Chicago accusarono una decrescita produttiva e perdita del lavoro. Ciò nonostante, riuscirono a guadagnare una posizione di primaria importanza in alcune nicchie ad alto contenuto tecnologico nel settore della produzione dell’acciaio.
Questo accadde non nei grandi stabilimenti del sud di Chicago ma in piccoli impianti altamente specializzati dove si produceva secondo processi fondati su svariati brevetti.
Mentre l’occupazione in questo settore non è più chiaramente la stessa di trent’anni fa, i produttori primeggiano in tutto il mondo, generando un costante flusso di esportazioni e fornendo ai lavoratori incarichi ed attività che sono qualitativamente migliori rispetto a quelli che sono stati perduti.
Inoltre, in riferimento all’aumento della mobilità dei capitali, dei beni e dei servizi, dobbiamo ricordare che anche il lavoro specializzato è altamente mobile. Mentre alcune città riescono ad attirare lavoratori senza troppi sforzi, molte altre guardano alla mobilità lavorativa come un fattore negativo. La manodopera, con le sue abilità e competenze specialistiche richieste nelle produzioni dai settori industriali in espansione, si sposta più facilmente in luoghi che trova maggiormente attraenti.
Più avanti analizzeremo le iniziative che gli amministratori locali posso implementare per rendere le proprie città maggiormente attrattive agli occhi di questa forza lavoro altamente desiderata.
E’ piuttosto comune fra i consulenti suggerire ed esortare gli amministratori locali a sviluppare quelle attività economiche considerate “di moda” in quel determinato momento: bio-tecnologie, ICT, green economy, e così via.
In realtà non tutte le città possono avere successo in questi tipi di strategia; possono, comunque, avere successo
come centri/poli logistici, sanitari, culturali e ricreativi, o universitari. Questo è in linea con l’approccio che il GUCP – Global Urban Competitiveness Project – ha adottato in relazione alla competitività urbana.
Abbiamo asserito che: “La competitività urbana si riferisce al grado in cui una città, o regione urbana, in confronto con altre “città concorrenti”, riesce a garantire lavoro, entrate, amenità culturali e ricreative, coesione sociale, governance e ambiente urbano ai quali aspirano i suoi residenti attuali e potenziali.”
In questo modo la strategia per il miglioramento competitivo deve essere fondata sulla realtà e le aspirazioni di chi vive nella città.
Nella recente conferenza del GUCP tenutasi a Philadelphia, molti dei nostri membri hanno articolato strategie alternative per lo sviluppo delle economie industriali urbane ormai mature (1). Alcune di queste alternative sembrano essere potenzialmente rilevanti per le città italiane e quindi andrò ora a presentarle qui di seguito.
La prima concerne il turismo industriale.
Leo van den Berg ha mostrato come questo è stato realizzato in vari siti industriali in Francia, Germania, Olanda, Cina e Italia. In Italia è il caso di Torino.
Leo ha dimostrato come sia possibile riqualificare siti industriali attivi o inattivi per accrescere l’interesse turistico sulla città e per svilupparlo come centro didattico per i cittadini locali. Quando iniziative di questo genere riescono ad essere realizzate con successo portano diversi vantaggi alle città, alle aziende, al turismo e alla cittadinanza.
E’ vero che queste sono iniziative rischiose che richiedono parecchi fondi, ma spesso sono le aziende stesse ad essere fortemente motivate nel metterle in pratica, in altri casi il sito può essere eletto a patrimonio culturale e quindi candidato ad attrarre fondi da livelli governativi più alti, inclusi l’Unione Europea e l’Unesco. Abbiamo molto da imparare nello studiare le esperienze delle istituzioni culturali come musei, gallerie e teatri/ sale concerti. Molti di
questi hanno sviluppato ristoranti e bar al loro interno, offrono servizi come visite guidate ed esperienze di apprendimento interattivo per bambini, offrono anche corsi didattici e conferenze per adulti. Con un’adeguata riqualificazione anche siti industriali inattivi possono essere resi particolarmente attrattivi per i turisti.
Un’altra iniziativa che gli amministratori locali possono attivare è il potenziamento delle strutture di governance locale. Stefano Mollica, con Marco Lucchini e Giovanna Hirsch, e Jaime Sobrino hanno dimostrato la necessità dei governi locali, se non in grado di rispondere con successo alle sfide che sono chiamati ad affrontare, di andare oltre loro stessi e di coinvolgere la comunità imprenditoriale ed enti non- governativi capaci di attuare politiche. Le Amministrazioni spesso non sono in grado di spezzare i legami con politiche e strutture esistenti e questo andrà ad inibire ogni sforzo di realizzazione di nuovi scenari per il futuro.
Questi nuovi scenari, e le strutture amministrative coinvolte, pongono un orizzonte temporale per la loro realizzazione che arriva fino a 10/ 15 anni oltre il termine del mandato politico in atto. Persistere nella conservazione di un modello o di una struttura pre-esistente e non agire per il rinnovamento non consentirà il successo di politiche e scenari per il futuro.
In relazione a questo, è particolarmente rilevante il lavoro che andrebbe fatto per attivare connessioni fra la città con altre città in stretta prossimità. Shen Jianfa ha trattato come Hong Kong e Shenzen hanno sviluppato un rapporto collaborativo in relazione agli aeroporti e alla pianificazione industriale.
Nell’ambito dello sviluppo della cooperazione interurbana si assiste all’evoluzione di un rapporto di subordinazione di una città nei confronti dell’altra ad uno di competizione, per raggiungere infine un rapporto di competizione-collaborazione.
Daniele Ietri ha fatto l'esempio di come un città, in questo caso Torino, abbia gestito con successo la propria ristrutturazione economica passando da un’economia principalmente basata sull’industria automobilistica – dominata dalla Fiat - ad un’economia incentrata sulla tecnologia e sulle università, quindi sulla ricerca, il design e la manifattura di nicchia. Ciò nonostante, focalizzandosi quasi esclusivamente su sé stessa come provincia, Torino ha mancato alcuni benefici che sarebbero potuti essere raggiunti attraverso la cooperazione con alcune città – non tutte – della regione Piemonte.
Sarebbe stato utile operare in dimensioni (e logiche) di Area vasta che hanno già trovato applicazione in Puglia, Bologna, Firenze e alcune altre località in Italia.
Alla conferenza di Philadelphia, ho mostrato come una città possa trasformare l’invecchiamento della propria popolazione da aspetto negativo a positività per la propria economia, massimizzando i vantaggi che possono derivare dall’investimento di soldi e tempo da parte delle persone più anziane.
In molte città la popolazione più anziana ha preferito trasferirsi in residenze collocate nei centri; questo fenomeno ha favorito una “rivitalizzazione” di centri urbani che in molte città stavano subendo da decenni un
declino.
La popolazione più anziana fruisce maggiormente di servizi legati alla conoscenza - attraverso programmi di lifelong learning - e alla cultura. Il primo aspetto aiuta a sviluppare il concetto di città come centro di apprendimento, mentre il secondo aiuta a dare maggiore vitalità alle istituzioni culturali delle città. Entrambi contribuiscono in maniera cruciale all’aumento della competitività della relativa città.
Tre altri studiosi del GUCP hanno invece discusso le possibilità in cui le città possono massimizzare i vantaggi derivanti dalla formazione e dalla tecnologia. David Maurasse ha mostrato in che modo possono essere istituite partnership particolarmente proficue tra le città e le rispettive istituzioni nell’ambito dell’istruzione e della formazione e come
queste ultime possano rappresentare un propulsore per lo sviluppo locale. Bill Lever ha disquisito sull’importanza della conoscenza codificata (o esplicita) e della conoscenza tacita (o implicita) nei distretti della ricerca e dell’apprendimento. Lever ha concentrato la sua analisi specialmente sulla Scozia ma ha sottolineato l’importanza in generale della
qualità (sociale, ambientale, culturale…) dei centri urbani per attrarre lavoratori altamente specializzati; questo è un aspetto imprescindibile per tutte le economie industriali che vogliono guadagnare un vantaggio competitivo nei settori altamente specializzati.
L’obiettivo fondamentale è quello di migliorare il sistema delle conoscenze di base dell’economia locale. L’importanza di un impegno forte nell’area della formazione/ conoscenza è confermato dal fatto che l’OECD ha svolto due studi comparativi che mostrano come l’istruzione stia vivendo un processo di mobilitazione finalizzato a sostenere lo sviluppo sociale, culturale ed economico delle regioni.”
La prima ricerca ha interessato 14 città/regioni in 12 nazioni tra il 2004- 2007, e la seconda durante il
periodo 2008- 2010, studiando 15 città in 11 paesi. (2)
Diane- Gabrielle Tremblay ha esaminato il successo della città di Montreal nel trasformare la sua realtà manifatturiera in una in cui tecnologia e cultura lavorano insieme per realizzare un’economia basata sui mezzi di informazione e comunicazione. A suo avviso, il fattore rilevante è il contesto socio- territoriale in cui un settore economico di sviluppa. In questo senso Tremblay ha sottolineato l’importanza del sostegno da parte del Governo delle “industrie nascenti” nello sviluppo di un determinato settore. Il concetto di “terroir” (terra) pare essere altrettanto cruciale per lo sviluppo di nuove
industrie tanto quanto è importante per il vino.
Il contributo finale è stato apportato da Saskia Sassen. Sassen ha mostrato come i settori ad alto contenuto tecnologico non possono prosperare senza una connessione con le vecchie economie manifatturiere e con quelle legate ai trasporti. Il futuro di un’economia urbana deve costruire il suo futuro a partire dal proprio passato. Sassen ha
inoltre sottolineato come le economie urbane stanno velocemente lasciando spazio alle mega-regioni che sostengono in maniera più efficace le relazioni intersettoriali e interaziendali. A questo proposito ha identificato 70 mega- regioni nel mondo. Uno dei punti di forza delle mega- regioni è che il corridoio Boston- Washington o la regione di Randstadt sono contrassegnati da differenze che permettono di sperimentare e implementare strategie innovative di sviluppo.
In conclusione, Saskia Sannen ha osservato che non esiste un città globale perfetta e nessuna città globale si posiziona al primo posto in tutto – la natura delle mega - regioni lascia spazio per un numero elevato di centri/ poli, ognuno di questi con una propria specificità/ caratteristica. Il trucco, ovviamente, è quello di individuare i punti di forza di una determinata mega- regione e quindi perseguire ed implementare politiche che siano in grado di aumentare la sua
competitività.
Questa serie di proposte per la pianificazione strategica delle città o delle economie urbane dovrebbe infondere speranza negli amministratori locali; mentre livelli più alti di governo non sono sempre in grado di influire su determinati fattori esterni, gli amministratori locali non devono rimanere passivi a sovra-strutture o possibilità future
rispetto alle quali credono di non poter agire.
L’esempio della città americana di Pittsburgh dovrebbe essere un esempio ispiratore per tutti.
Pittsburg ha ricoperto un ruolo di primario rilievo nella storia industriale grazie all’industria dell’acciaio che a partire dagli anni ’70 ha subito un rapido ed incessante declino dovuto alla competizione dei mercati emergenti e alla scarsa flessibilità della sua stessa struttura industriale. Ciò nonostante, Pittsburgh è riuscita a rinnovarsi sviluppando un’economia basata sull’istruzione e formazione e sulle strutture mediche. Oggi, la forza dell’economia di Pittsburgh sono le industrie della robotica, della strumentazione elettronica e della tecnologia medica.
Ci sono comunque molti altri esempi di città che sono state in grado di realizzare con successo una trasformazione di questo tipo.
Risposte
Di quale grado di libertà gode un’economia urbana? Considerata la mancanza di azione creativa e innovativa a livello nazionale, le città non posso subire in maniera passiva la leadership politica dall’alto. Esistono forze/ fattori sui quali le città possono esercitare una sorta di controllo o avere una certa influenza?
Le ricerche ci dimostrano che gli amministratori locali possono essere ottimisti circa quello che loro stessi possono
fare per migliorare la competitività delle proprie economie urbane.
Io e il mio collega Balwant Singh abbiamo effettuato tre studi sulla competitività urbana utilizzando la nostra metodologia che predilige la verificabilità statistica, piuttosto che altri approcci in questo campo. Il primo periodo oggetto della ricerca fu quello del 1988-1987, il secondo del 1987- 1992 e il terzo del 1997- 2002.
Uno dei risultati della nostra ricerca è stato quello di essere stati in grado di mappare nel tempo i cambiamenti in
relazione a determinanti individuali della competività urbana. Forse il risultato più rilevante per questa presentazione è che alcune delle determinanti più forti delle competitività urbana, come le esportazioni e la crescita del capitale sociale, hanno lasciato spazio a determinanti per così dire più “deboli”, come la sicurezza, l’assistenza sanitaria e le strutture ricreative. Realizzazioni e risultati della formazione si sono modificati da negativi a positivi rispetto ai periodi precedenti, e le istituzioni culturali sono rimaste determinanti positive. Questo non deve sorprendere se si riflette sulla misura in cui le economie industriali si sono trasformate in economie di servizi e di attività ad alto contenuto tecnologico. I lavoratori di oggi necessitano cose differenti rispetto ai bisogni dei lavoratori di due o tre decenni fa; le città devono essere in grado di rispondere a questi bisogni, altrimenti verranno considerate inattrattive agli occhi della forza lavoro desiderata.
La buona notizia per gli amministratori locali è che queste nuove determinanti della competitività urbana sono elementi che – su diversi gradi – sono ampiamente sotto il controllo dei governi e degli attori locali. La sicurezza nelle strade, le attività ricreative e del tempo libero, l’assistenza sanitaria, istruzione, parchi e vie pedonali, musei, teatri e
sale da concerto sono tutti elementi che gli amministratori locali e soggetti locali privati sanno esattamente come migliorare, implementare e sviluppare, come d’altronde hanno fatto per decenni, se non secoli. Questa scoperta conferma nuovamente il lavoro di Michael Porter, nel quale tre fattori del suo celebre modello del diamante della
competitività sono fortemente influenzati da azioni a livello locale, piuttosto che nazionale.
E’ necessario che i dirigenti delle amministrazioni pubbliche cittadine ricordino che questa sorta di costellazione di vantaggi contestuali poggiano sull’idea della città ideale, formulata dall’architetto austriaco Camillo Sitte nel 19° secolo, la quale doveva godere di tranquillità, sicurezza, ricreazione, piacevolezza estetica; inoltre è interessante tenere presente che Sitte fu fortemente ispirato dalla concezione delle città italiane medievali.
Quindi per molti amministratori e dirigenti locali si tratterebbe di attivare un processo di costruzione sulla base di quello che già esiste, ovviamente perseguendo un obiettivo preciso. Come David Plouffe, direttore della recente campagna elettorale del Presidente Obama, ha affermato: “Conoscevamo la nostra storia, ma non siamo stati frenati da
questa”.
Infine, gli amministratori o dirigenti locali si devono interrogare con quella che è la domanda tipica dell’analisi SWOT nell’ambito della pianificazione strategica: gli altri livelli di governo sono d’aiuto o di intralcio all’attività di pianificazione? Sfortunatamente, la risposta a questo quesito non è sempre incoraggiante.
In primo luogo persiste in tutti i livelli di governo un orientamento di breve termine sia nelle modalità di pensiero che di
pianificazione. Lo sviluppo di un’economia urbana richiede uno sforzo a lungo termine e non porta benefici di natura politica agli amministratori eletti a livello nazionale.
In secondo luogo, i livelli più alti di Governo sono spesso contesi tra le richieste dei propri centri urbani e gli elettori appartenenti alle aree rurali ed agricole, quindi sono difficilmente in grado di focalizzarsi in maniera efficace sulle necessità dei centri urbani.
In terzo luogo, il contesto macro- economico è spesso, proprio come oggi, in uno stato per cui mancano i fondi necessari per lo sviluppo urbano e per i progetti infrastrutturale.
Quarto, gli impegni presi nell’ambito del commercio internazionale e di altri accordi internazionali, rendono impossibile per i governi nazionali l’attuazione di interventi che favoriscano in maniera diretta gli interessi dell’economia interna. Tariffe e sovvenzioni non sono più un’opzione politica e con l’adozione dell’Euro, i governi dell’Unione europea
hanno perso il controllo sulle proprie leve monetarie e sui tassi di cambio, e sono quindi costretti nell’agire nei confronti delle politiche fiscali. Infine, succede spesso che gli elettori residenti nelle città eleggano amministratori appartenenti alla sinistra politica, mentre a livello nazionale vengano eletti amministratori appartenenti alla destra.
In questo tipo di situazione, ci sono poche speranze per una cooperazione fra gli amministratori locali e nazionali.
E’ quindi chiaro che, se le economie urbane devono essere potenziate sotto il punto di vista della competitività in modo che i cittadini possano comprendere gli obiettivi per lo sviluppo delle proprie realtà urbane, questo processo dovrà necessariamente essere compiuto attraverso gli sforzi congiunti degli amministratori ed attori locali.
Diversi scenari di futuro possibile
Il punto di questo contributo è quello di spiegare che, mentre non è possibile per gli amministratori locali di un’economia urbana implementare con successo qualsiasi tipo di strategia economica, ci sono molte opzioni aperte di fronte a loro; molte delle quali sono state qui presentate. Ciò che è possibile realizzare dovrà essere determinato sulla
base degli assetti dell’attuale realtà urbana o di quelli che potranno essere realizzati a breve termine. L’insieme dei fattori richiesti per un determinato sviluppo può essere constatato attraverso una qualsiasi delle tecniche più comuni di analisi. Una volta condotta l’analisi, la città dovrà decidere quale strategia sia maggiormente adatta alla
propria realtà: dovrà decidere se divenire un polo logistico, un centro della conoscenza, un polo culturale e ricreativo, un distretto manifatturiero di nicchia, un centro di servizi, o un polo di ricerca e sviluppo. Dovrà inoltre riflettere e capire se la sua struttura sarà sufficientemente efficace per supportare attività di alta tecnologia all’interno di qualsiasi strategia scelta o se gli enti universitari e formativi, i servizi, le infrastrutture e le imprese non saranno in grado di supportare un tale grado tecnologico.
Come le più recenti esperienze hanno dimostrato, queste decisioni devo essere prese con la più ampia partecipazione da parte dei cittadini e degli attori economici sia pubblici che privati. Un ampio sostegno e una forte volontà di collaborazione alla realizzazione della strategia economica scelta sono la via migliore per assicurare che la stessa strategia venga sostenuta nel lungo periodo, fattore imprescindibile per il successo. Le città che si muoveranno secondo questa direzione saranno sulla via giusta per raggiungere lo scenario futuro prefigurato; mentre quelle che non riusciranno ad garantire tali premesse, rischieranno di essere condannate ad un futuro di stagnazione edemarginazione rispetto allo scenario economico globale. L’obiettivo di questa mia presentazione è proprio quello di dimostrare come questa prospettiva sia perfettamente evitabile.
(1) I paper redatti in occasione della conferenza di Philadelphia verranno pubblicati con la dicitura: Peter Karl Kresl (ed.), New Industrial Policies of Older Cities, Edward Elgar Publishers, verso la metà del 2010. Due dei partecipanti, Ni Pengfei e Dong Song Cho hanno realizzato delle presentazioni in cui esponevano ranking di competitività di rispettivamente 500 e 76 città. Siccome questi non asseriscono direttamente con la tematica delle strategie urbane, non verranno presi in considerazione in questa relazione.
(2) Maggiori informazioni sul sito www.oecd.org, alla voce HEIs.