In un recente incontro organizzato a fine giugno da Libera nella Sala della Provincia di Caserta, Tano Grasso sottolineò che in Terra di Lavoro – nonostante i risultati positivi ottenuti dalla Magistratura e dalle forze dell’ordine – permane uno stato di “inadeguatezza radicale della politica e della società civile sul fronte della lotta alla criminalità”.
Su questa osservazione è ritornato sulla stampa l’assessore regionale Corrado Gabriele che sollecita la mobilitazione della scuola e della società civile per far fronte a quel misto di “neorazzismo” e di violenza criminale che in questi giorni hanno imperversato in alcune zone (a partire dal litorale Domitio). Qui sembra che solo la camorra non sia andata in vacanza.
Nella nostra realtà permane una incapacità a fare rete ed integrazione tra le istituzioni, le forze sociali e produttive per creare un fronte di mobilitazione volto a spezzare i condizionamenti su interi settori economici e finanziari, spesso alimentati da rapporti di “convenienza” se non addirittura di “convivenza” , con il malaffare ed i traffici della criminalità organizzata.
Da qui emerge la necessità di dare più incisività e continuità nelle comunità locali alle iniziative tese a diffondere la cultura della legalità, fondata sulla cittadinanza e partecipazione attiva, su una grande azione educativa e di apprendimento permanente (a partire dalle scuole), su integrazione e convivenza di civiltà diverse.
A tal fine è necessario organizzare dei luoghi di resistenza civile (come quelli proposti da Gabriele con il Centro provinciale anticamorra; come i tanti progetti sulla legalità di “scuole aperte” attivi sul territorio casertano; come l’Osservatorio sull’uso sociale dei beni confiscati), che possono diventare dei veri e propri laboratori, sedi permanenti di confronto franco e di studio. Su tali temi a settembre si può organizzare un seminario promosso dal Forum del Terzo Settore (già avviato nella nostra provincia da un comitato costituito da oltre 20 associazioni del mondo del volontariato - laico e cattolico -, della promozione e cooperazione sociale), in collaborazione con le organizzazioni sindacali e di categoria, con il patrocinio di importanti strutture come il Consorzio Agrorinasce ed il CSV Assovoce.
Tale iniziativa potrà rappresentare un momento di approfondimento per fare fronte comune nella lotta contro la criminalità (sia nelle azioni di contrasto che di carattere culturale ed educativo per affermare nuove condizioni di civiltà e di convivenza nei vari territori). A questo confronto non potranno sottrarsi le principali istituzioni locali (dalla provincia alla Camera di Commercio fino ai sindaci dei comuni più esposti come quelli di Casal di Principe, di Castel Volturno e Mondragone). Occorre una scelta di campo più forte e netta da parte delle forze sociali e delle istituzioni locali.
Alla Provincia di Caserta (che già sta facendo la sua parte con il Protocollo istituzionale e l’Osservatorio sui beni confiscati) e alla nuova Giunta si impone il compito di rilanciare il tema della legalità e della sicurezza come obiettivo prioritario. Altrettanto possono e devono fare le altre istituzioni regionali e locali (a partire dai comuni), le forze sociali e produttive (a partire dai sindacati confederali e dalle associazioni datoriali). Infatti,con la loro presenza attiva si può saldare il fronte delle forze sane e produttive,della vita politica e della società civile.
La memoria di tante vittime della camorra (come don Diana , come il sindacalista Del Prete, come Domenico Novello e da ultimo la strage di immigrati a Castel Volturno) comporta un costo: quello di ”compromettersi”,di scendere in campo senza ambiguità,senza retorica ecumenica. Il ricordo della loro passione civile e religiosa richiede a tutti anche scelte di rottura con i politici corrotti; con quelle imprese e con l’economia che continua a fare affari con la camorra; con quella parte del mondo cattolico e laico che preferisce rimanere nel silenzio dell’indifferenza.