Menu servizio
Newsletter
Diventa socio
Contatti
Articoli consigliati da AISLo
Menu principale 2
News
Servizi
Eventi
Aree di progetto
Chi siamo
I quaderni di AISLo
Novità editoriali
Archivio Documenti
L'Osservatorio della Competitività Urbana e Territoriale
Un nuovo patto sociale per la conoscenza
di
Andrea Ranieri
,
Assessore Comune di Genova
Questo “centro”, che è il contrario del politicismo e del moderatismo, Trentin lo cercò da segretario generale della CGIL, con il Patto sociale del 1993.
L’accordo del ’93, Ciampi Presidente, fra Governo e parti sociali è oggi frequentemente citato come la grande svolta storica in cui, il sindacato e le parti sociali, supplendo anche alle carenze e alle inerzie della politica, posero, attraverso la politica dei redditi, le condizioni per l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea.
Certo, fu anche quello. Ma mi sento di dire che per Bruno Trentin il patto era davvero anche altro. Era il tentativo di portare l’Italia nell’Europa della conoscenza, quella che attraverso l’assunzione della cultura e del sapere come bene fondamentale della competitività e della coesione sociale, avrebbe potuto far fronte alla globalizzazione mantenendo, sviluppando, cambiando, ma non cancellando il suo stato sociale, sapendo navigare in mare aperto senza cedere al pensiero unico del Washington consensus.
Il centro di quel patto sono proprio le cose di cui oggi parliamo.
Il sapere, la formazione permanente, gli investimenti nella ricerca, in una scuola e in una Università rinnovate sono il cuore di quel patto. L’assunzione comune da parte del sindacato, delle imprese, del Governo, della necessità di un salto di qualità nella produzione di merci e servizi, nella organizzazione del lavoro, assumendo come leva decisiva la crescita della ricchezza rappresentata dalla libertà e dalla conoscenza delle persone.
Al centro di quel patto, in maniera del tutto inedita nella storia delle relazioni fra le parti sociali, proprio la formazione per tutto l’arco della vita.
La formazione per tutto l’arco della vita deve essere capace di riorientare gli stessi percorsi scolastici e universitari.
Rompendo alla radice la separazione fordista tra sapere e saper fare, e la impalcatura della riforma Gentile che aveva gerarchizzato le scuole e i saperi, mettendo al primo posto quelli più lontani dal saper fare e dal lavoro.
La scuola di base deve saper valorizzare le capacità di tutti, valorizzare le diverse intelligenze, dare a tutti gli strumenti per affrontare la vita e il lavoro in maniera critica e intelligente. La scuola superiore e l’università devono interagire coi cambiamenti del lavoro e delle professioni, assumendo i contesti lavorativi e sociali come un dato rilevante per ridefinire le proprie priorità didattiche e di ricerca. Lo stage nei luoghi di lavoro deve diventare un elemento comune a tutti i percorsi educativi.
Tutti i lavoratori adulti devono essere messi in grado di poter rientrare nei percorsi educativi, nessun giovane deve uscire dalla scuola è dall’Università senza un’esperienza nel mondo del lavoro.
Partì da quel patto l’organismo bilaterale per la rilevazione dei fabbisogni formativi, presieduto alternativamente da Carlo Calieri e dal sottoscritto, che cominciò a fornire alle scuole e all’Università i profili professionali necessari alle imprese non per restare quello che erano, ma per fare un salto di qualità nella produzione e nella organizzazione del lavoro.
Da quel patto, i cui contenuti fondamentali furono ripresi dagli accordi fra Governo e parti sociali, del ’96 e del ’98, derivarono tante importanti azioni positive, nelle imprese, nelle scuole, nelle Università. Ad esempio un repertorio dei profili professionali del lavoro industriale italiano che raggruppava in 60 profili professionali, metà dei quali trasversali a tutti i settori produttivi, le migliaia di qualifiche in cui il lavoro industriale è anche oggi segmentato.
Ma questa parte del patto non fu mai al centro dell’azione delle imprese, dei sindacati, della politica. L’Italia riuscì ad adeguarsi ai parametri di Maastricht, non a quelli di Lisbona. Passarono le inerzie, gli interessi di corto periodo dei soggetti che di quei contenuti avrebbero dovuto essere i principali promotori.
Niente faceva più indignare Trentin più della proclamazione retorica della priorità del sapere, a cui non corrispondevano scelte conseguenti.
“ Si può contestare che la scuola, la formazione, la ricerca e l’ecologia siano le priorità inderogabili di una politica industriale “moderna”. Ma se si conviene, invece, su queste scelte fondamentali, non si può suggerire nello stesso tempo, l’opportunità di una riduzione della pressione fiscale che non sia direttamente funzionale a realizzare quelle priorità”.
Di volta in volta registrò con rabbia il distanziarsi dei Governi – anche di quelli di centro sinistra – dalle priorità a parole enunciate. Come quando, alla fine del suo mandato, il Governo Amato, nel 2001, varò una finanziaria acchiappa voti, che blandamente redistribuiva senza vincolarsi a nessuna priorità, tra l’altro senza riuscire a spostare consenso alcuno; o come quando, alla fine della campagna elettorale del 2006, Prodi lanciò la proposta di impiegare la parte più consistente della manovra fiscale del suo futuro Governo nel contrasto indiscriminato al cuneo fiscale, bruciando in anticipo ogni possibilità di perseguire con decisione le priorità contenute nel suo stesso programma. E gettando così le basi della sconfitta futura.
E ancor più si sarebbe indignato se avesse assistito durante il governo Prodi ad una discussione sulla riforma dello stato sociale in cui non c’era traccia della formazione permanente come asse di un nuovo welfare delle opportunità, o oggi, quando la discussione accesissima sulla riforma della contrattazione, prescinde da ogni considerazione sugli spazi di orario, di salario, di organizzazione di cui le politiche della formazione necessitano.
Per Trentin gli incentivi alle imprese e alle persone, la stessa riduzione della pressione fiscale, vanno strettamente correlate alla necessità di sostenere le persone e le imprese che investono “a redditività differita” in ricerca, in formazione, in quegli investimenti che daranno risultati nel tempo, ma che sono l’urgenza più forte per il nostro Paese che su questi terreni sconta il più drammatico dei ritardi. E per sostenere con risorse adeguate il rinnovamento, la riforma delle proprie strutture di formazione e ricerca.
Per Trentin il problema dell’Italia non era quello delle imprese che puntavano ad impadronirsi dell’Università e della scuola. Era, casomai, l’indifferenza della maggior parte delle imprese ai problemi dell’Università e della scuola, e la simmetrica autoreferenzialità del sistema formativo. Nella prospettiva di una produzione di maggior qualità e di un lavoro più libero e consapevole, il rapporto tra lavoro, imprese, scuola e Università è una necessità primaria. “Un rapporto trasparente e che salvaguardi le rispettive autonomie”, scrive nella lectio magistralis. Che avvicini i due mondi, ma che mantenga la distanza necessaria a impedire che il lavoro di formazione e di ricerca non si appiattisca sulle esigenze a breve delle imprese, non rinunci a quel lavoro di ricerca libera e disinteressata, di curiosità scientifica e culturale, che fa avanzare le frontiere della conoscenza.
Del resto, parafrasando quello che Amartya Seu dice a proposito della libertà, il sapere è un mezzo dello sviluppo, solo se è assunto come fine dello sviluppo.
Il carattere pubblico della scuola e dell’Università è la garanzia del mantenimento di questa distanza, anche quando, gli interessi si avvicinano, le occasioni di lavoro comune aumentano.
Nella introduzione al “Diario di guerra”- questo straordinario libro che raccoglie le riflessioni su se stesso e sul mondo di Trentin, ragazzo partigiano- Iginio Ariemma si chiede se negli ultimi anni Bruno non si stesse avvicinando al pensiero del padre Silvio. A quel ‘liberare e federare’ che è il cuore del suo pensiero, in cui l’idea di Europa, il superamento dei nazionalismi, si nutre de protagonismo e dell’autonomia della società civile, che, in uno stato decentrato, diventa la protagonista dei processi di autogoverno e di auto liberazione.
Se penso ai temi della conoscenza direi proprio di sì. Il baricentro delle politiche del sapere sta fra l’Europa e i territori. In Europa, perchè quella e la dimensione giusta per investire nelle grandi priorità della ricerca – dall’energia, alla salute, all’ambiente – e per fissare i diritti fondamentali della persona che lavora e la natura giuridica dell’impresa sociale, la cui socialità sta prima di tutto nel promuovere la qualità e l’autonomia del lavoro.
E nei territori, nei Comuni soprattutto, mi diceva Bruno, preoccupato dei neocentralismi regionali, perché è lì che è possibile organizzare l’incontro fra la domanda economica e sociale, e il sistema della formazione e della ricerca, è li che è possibile costruire la rete delle autonomie, è lì che è possibile progettare una politica del lavoro attenta alle persone e ai loro bisogni formativi.
I centri del lavoro di quartiere varati in Inghilterra da Tony Blair e gestiti dalle municipalità, erano forse l’unica cosa che citava positivamente quando parlava del New Labour inglese, per lo più da lui fortemente contestato.
Ed è sui territori che le pratiche della creatività, degli artisti, dei tecnologi, o più semplicemente dei cittadini che si auto organizzano per risolvere i propri problemi, potevano fare sistema, costruire fra di loro relazioni e ponti. Alla politica spetta aprire il quadro di opportunità in cui la creatività, l’autonomia, delle persone e della collettività, possa esprimersi.
Stampa
Approfondimenti
I quaderni di AISLo
Novità editoriali
Archivio Documenti
L'Osservatorio della Competitività Urbana e Territoriale
Archivio Documenti
Associazionismo e giustizia sociale
Biodiversità e prodotti tipici dell'area Bradania
Carta Audis della Rigenerazione Urbana
Città e futuro
Città e sviluppo. Una nuova stagione del governo locale per contrastare il declinio?
Contrattazione sociale territoriale per formare le competenze
Il confronto su formazione e certificazione delle competenze
I dati Ocse sull'istruzione confermano la necessità di cambiamento rispetto ai provvedimenti del Governo
L'impresa sociale tra innovazione e sviluppo locale
Cultura e coesione sociale
Premio Sele d'oro
Il distretto culturale in Terra di Lavoro
La piazza del sapere - Il Manifesto
Migranti come schiavi
Il teatro scuola di cittadinanza
Una nuova comunità locale
Il bisogno di resistere
Cittadinanza attiva e coesione sociale
Il distretto sociale
La governance di genere per lo sviluppo
Ugo La Malfa nella politica del novecento
Adriano Olivetti: l'imprenditore umanista
Impresa sociale, innovazione e legalità
Aldo Moro, pedagogo della democrazia
L'abusivismo e il rispetto delle regole
Sviluppo umano e endogeno per una crescita glocale
L'impresa sociale e il reimpiego virtuoso dei beni confiscati
Un sistema integrato tra formazione e istruzione
L'Open Innovation per lo sviluppo locale
Parte 3 "Università e sviluppo locale"
I giovani e la politica
Progetto "Valutare Bolzano": i primi risultati
Standard professionali e certificazione delle competenze
Apprendimento permanente e Università della Terza Età
La costruzione di grandi aggregazioni per lo sviluppo e la competitività territoriale: il caso del Veneto
Accordo formazione: una sperimentazione inutile
Il Real Sito di Carditello
Parte 2 "Università e sviluppo locale"
I Centri per le Nuove Opportunità
Uscire dalle crisi: possibili politiche per il rilancio
Salviamo il Real Sito di Carditello
Incontro tecnico sulle Politiche di Sviluppo della Provincia di Caserta
Documento di sviluppo del territorio e linee guida per la sua implementazione
Lifelong Learning e Sviluppo Locale: i due fantasmi
Lifelong Learning e Sviluppo Locale: nuove esperienze e nuove prospettive
Parte 1 "Università e sviluppo locale"
Scheda sull'Open Innovation
Fare integrazione tra istruzione e formazione continua
PMI: la fatica di innovare
Università, ricerca, innovazione e lavoro: quali prospettive per le nostre eccellenze
I cittadini e la sicurezza
Impresa sociale, innovazione e legalità
Il Progetto Rural@Milano
L'importanza delle associazioni delle città della ceramica in Italia e in Europa
Mafie e politica
Il ruolo delle imprese per la legalità
La legalità come fattore di libertà per i cittadini
Quale sviluppo per le città italiane?
La vita accanto
Sicurezza, legalità e cittadinanza
Intercultura e nuove povertà
I diritti dei migranti per una cittadinanza attiva
Il rapporto Isfol 2009
Legalità come fattore di libertà per i cittadini
Città e Futuro: Incontro Internazionale AISLo
1939-2009 Lavoro e precarietà
Educare alla cultura della legalità
I giovani del Sud
Educare per la cittadinanza
Educare per l'inclusione sociale
Formazione continua e crisi nel Rapporto Isfol
Foto Project Village 2009
Giuseppe Di Vittorio e il suo ruolo nel movimento sindacale del secondo dopoguerra
Governance locale. Il territorio come organismo della sperimentazione e del cambiamento
Governo e valutazione della competitività urbana
Governo locale e politiche attive di sviluppo territoriale. Esperienze, progetti, strumenti a confronto, per passare dal dire al fare
Appello al Presidente della Repubblica, Onorevole Giorgio Napolitano
Il Governo della competitività urbana: fattori, indicatori, benchmarking
Il peso dei clan sulle economie locali
Il Progetto Jonathan nella Indesit Company
Il Sud che resiste_Introduzione
Il Sud che resiste_Postfazione
Intervista a Pasquale Iorio - Il DenaroTV
Intervista a Pasquale Iorio - Radioarticolo1
Italia per il mondo
L'alfabetizzazione nel bacino del Mediterraneo
La casa Rut
La contrattazione nella formazione continua
La formazione efficace
La governance integrata dei programmi di sviluppo urbano
L'originalità del riformismo di Giorgio Amendola
La partecipazione degli adulti ad attività formative
La ricerca dell'ANP* sulla scuola
La stampa italiana è in libertà vigilata
Lavoro e conoscenza
I nuovi diritti
Un nuovo patto sociale per la conoscenza
L'innovazione per il rilancio industriale e sociale
Le parole dell'amore
LUOGHI FORZIERI FANTASMI. La classe dirigente e lo sviluppo im-probabile_presentazione
Mezzogiorno e Pubblica Amministrazione
Microcredito, banca etica ed impresa sociale
Orientamento e territorio
Progetto RURAL@MILANO
Quali competenze servono per lo sviluppo locale? Come riconoscerle, sviluppare, diffonderle, consolidarle
Rapporto Isfol su formzione e occupabilità
Rapporto OCSE 2008-09-21 Per l'istruzione l'Italia spende poco e male
Rassegna stampa
Ri-conoscere Caserta: cultura, identità e sviluppo locale
Stato etico e stato laico
Tutela e valorizzazione dei beni culturali casertani per uno sviluppo equilibrato
Una guida ed un osservatorio per la formazione continua
Un Forum per la legalità
Un Outlook sull'e-commerce in Italia
Un progetto di futuro per una visione alta dello sviluppo
Venti anni di protagonismo dei migranti in Italia
Università e formazione continua
Verso "Città e Futuro"
2004-2013 Dieci anni: un programma possibile per lo sviluppo locale
Copyright © 2008 AISLO - CF: 95047970637