Una nuova comunità locale

a cura di Maria Guidotti, Presidente Istituto Italiano Donazioni

Segue Articolo "Cittadinanza attiva e coesione sociale" pubblicato nella Newsletter AISLo n°. 34 - Giugno 2010

Si tratta di dotare ogni mente degli strumenti per sostenere la battaglia vitale della lucidità, per promuovere una conoscenza capace di cogliere i problemi globali e generali e in essi iscrivere le conoscenze locali e parziali e anche attraverso questo attrezzarsi a contrastare la diffusione dell’ illegalità, della corruzione, delle mafie.

Si tratta di operare per riprogettare una cittadinanza che a fianco dei diritti elabori anche un’etica del dovere, del rendere conto come parte essenziale di legami sociali che non possono prescindere da trasparenza e giustizia. Fenomeni quali la differenziazione sociale, il pluralismo culturale, la personalizzazione dei bisogni, se da un lato, spingono verso richieste di maggiore libertà, dall’altro ripropongono una nuova declinazione di principi di fondo e irrinunciabili, quali INTERESSE PUBBLICO e BENI COMUNI, in altre parole come garantire ai cittadini di poter perseguire i loro obiettivi in coerenza con beni sociali più ampi, come ridefinire un appropriato equilibrio tra libertà personali ed esigenze generali , tra responsabilità individuale e collettiva.

Deve prendere forma l’idea di una nuova comunità locale, intesa non come un “organismo sociale”, ma come una rete, complessa e interattiva, di relazioni solidali e di valorizzazione e ampliamento di beni comuni come precondizioni di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale.

Le esperienze del Sud che resistono debbono diventare l’elemento costitutivo di questo processo, la dimostrazione che un’alternativa al poter e mafioso non solo è possibile, ma è già agita da tante persone e da tanti soggetti organizzati, anche sostenuti dalle istituzioni pubbliche, dalle imprese ecc.

Occorre quindi, e in un certo modo preliminarmente, il recupero pieno e la valorizzazione. in un’ottica integrata e sinergica delle risorse della “cittadinanza attiva” e del valore del lavoro, che non può non rimanere condizione centrale, anche se non esclusiva, di identità sociale, e che oggi sta rapidamente perdendo il suo ruolo e la sua funzione.
Libri come quelli di Pasquale Iorio ci sollecitano, ci mettono di fronte alle nostre responsabilità, ma anche alle nostre possibilità di agire.

Agire per essere cosa? Per essere dei nuovi Davide come dice Ginsborg parlando del futuro dell’associazionismo,ma è una metafora che può valere per tutti.

I cittadini, purtroppo oggi, vivono in maniera sempre più distaccata la propria appartenenza alla cosa pubblica, si sentano più “clienti” dello Stato che parte di esso. Direttamente o indirettamente ciascuno di noi deve contribuire a costruire una società in cui la solidarietà non sia un atto eroico o “caritatevole” di pochi eletti, ma impegno responsabile di ognuno anche per evitare il rischio del cronicizzarsi di forme passivizzanti di solidarietà verso i diseredati e i fragili.
L’associazionismo, il volontariato, ma il terzo settore nel suo complesso, devono avere capacità di analisi degli accadimenti sociali, politici, economici e avere una propria idea di società e di sviluppo cui informare la propria azione.

E’ necessario un coinvolgimento ancora più forte e profondo perché attraverso l’impegno, si contribuisca a favorire la diffusione del potere anziché la sua concentrazione, si incoraggino i] dibattito e l’autonomia di giudizio anziché il conformismo e l’obbedienza, si costruiscano vincoli di solidarietà orizzontali anziché vincoli di subordinazione verticale, si agisca con a consapevolezza della titolarità di diritti e di responsabilità anziché aria ricerca della raccomandazione e del piacere, si contribuisca insomma a formare una società di cittadini.

L’associazionismo, in quanto espressione particolare e qualificata di esercizio della cittadinanza,deve farsi INTENZIONALMENTE carico della complessità sociale, per la riqualificazione dei servizi e più in generale per il rinsaldamento delle relazioni che nascono dalle persone.
Essere cittadini/e deve significare AGIRE ATTIVAMENTE ED INTENZIONALMENTE SULLE CONDIZIONI DELLA PROPRIA ESISTENZA.

Questi sono potenti antidoti al potere e soprattutto alla cultura mafiosa, come viene efficacemente dimostrata dalla narrazione di esperienze emblematiche, ma non isolate, ripetibili, moltiplicabili, con l’impegno collettivo.
Per conseguire questi obiettivi è indispensabile anche una forte innovazione dell’intervento pubblico, perché possa effettivamente promuovere l’espansione dell’impegno e della responsabilità individuale e sociale, nell’ambito di un sistema integrato di interventi finalizzati al perseguimento del ‘bene comune” e alla tutela e affermazione dei diritti.
E’ per questo che il terzo settore deve rivendicare un aumento della capacità e qualità progettuale delle istituzioni pubbliche e non un loro ritrarsi.

Dobbiamo avere chiara la percezione che dalla collocazione del terzo settore e dal suo ruolo dipende una parte del generale clima ideale e culturale del Paese. E’ da noi componente importante della società civile che deve essere tenacemente sostenuto e praticato il binomio inscindibile libertà/responsabilità, altrimenti la libertà si distorce in autorizzazione alla cura illimitata dei propri particolari interessi, anche a costo di dissipare beni permanenti e collettivi che assicurano il futuro.

Noi dobbiamo rappresentare un ambito di rapporto sociale che si colloca prima e fuori dei rapporti di potere pubblico, ma si elevano al di sopra di meri interessi particolari, e per questo possiamo porre domande disinteressate ma stringenti.

Dobbiamo essere, per citare ancora Ginsborg “una società civilizzata”, cioè il luogo di coloro che sanno alzare lo sguardo dalla propria convenienza individuale e/o sanno e vogliono organizzarsi, dobbiamo essere costituenti della società che partecipa, che vince la passività e l’indifferenza per i problemi comuni. La sola partecipazione agli appuntamenti elettorali potrebbe diventare, a consegna al ceto politico, la delega per eccellenza.
Dobbiamo rappresentare il dissenso e l’alternativa allo svuotamento di valori imposti dal consumismo, attivi nel proporre ed elaborare valori e punti di vista diversi da quelli dominanti.

Il terzo settore deve contrastare l’espandersi di una logica individualista e di mercato, che tende a rompere la trama dei rapporti e delle obbligazioni che sono alla base di una società solidale: obbligazioni viste come punitive per i cosiddetti meritevoli”, cioè per quelli che nella competizione sociale hanno vinto e perciò si sono dimostrati i più forti.
e non incidono più sui comportamenti individuali, non fanno più parte delle condizioni dello sviluppo.

Non a caso Pasquale Iorio si interessa e scrive anche di impresa sociale, cioè di uno strumento, che potrebbe coniugare, meglio di altri, sviluppo con valori etici, solidarietà, inclusione, ma anche per realizzare questo è necessario fare scelte coerenti e non imboccare le scorciatoie dell’opacità dei ruoli e delle funzioni.
La trasparenza, la possibilità di partecipare, la consapevolezza del diritto sono gli strumenti più efficaci per isolare la cultura e l’azione della mafia, e come in molti, hanno sottolineato, ha un enorme valore anche la scelta di privilegiare il rapporto con i giovani, con la scuola nella presentazione del libro, per farne occasione di discussione e di sensibilizzazione, se vogliamo impegnarci e credere in un futuro migliore è da lì che dobbiamo partire, l’investimento è sulle nuove generazioni a cui è necessario fornire ESEMPI, non solo speranze non sostenute da chiarezza di prospettive ed esperienze concrete.
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