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L'Osservatorio della Competitività Urbana e Territoriale
Venti anni di protagonismo dei migranti in Italia
di
Antonio Pizzinato
,
Presidente ANPI LOmbardia
Intervento al Convegno CGIL e Fondazione Di Vittorio
Roma, 7 ottobre 2009
Salone dei Frentani
Ringrazio gli organizzatori del Convegno (CGIL e Fondazione Di Vittorio) per l’invito e l’opportunità che mi è offerta di svolgere delle riflessioni su decenni e decenni di esperienze sindacali sulle tematiche del “lavoro e migrazione” (non parlo di quelle personali, familiari perché, tra l’altro, mio nonno materno ha trascorso tutta la sua vita lavorativa da migrante in vari paesi e dei parenti – in vari continenti - i quali non sono più cittadini italiani.
Riflettere sull’esperienza della CGIL – come hanno già fatto Carlo Ghezzi e Danesh Kurosh nelle loro relazioni, e vari interventi, in Italia e nel mondo, delle sue strutture, dei suoi servizi, per conquistare i diritti civili, sociali, contrattuali e di cittadinanza dei migranti italiani e stranieri, è il presupposto per delineare una nova fase della lotta antirazzista e per il riconoscimento dei diritti civili, sociali e contrattuali ai fratelli immigrati in Italia, come in Europa e nel mondo.
Questo, partendo e facendo tesoro delle esperienze derivanti dalle lotte per conquistare i diritti ai 29 milioni di italiani che, nel secolo scorso – il XX – emigrarono in tutti i continenti e milioni dei quali, o i loro discenti, vivono tuttora stabilmente come cittadini di quei paesi.
Consentitemi di citare - poiché lo ritengo istruttivo per noi oggi - un passaggio della relazione dell’Ispettorato dell’Immigrazione, al Congresso degli Stati Uniti, presentata nell’ottobre del 1912. Riferendosi agli immigrati italiani afferma: "Non amano l’acqua, molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà,con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che sono dediti al futuro e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano, non solo perché poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere, ma soprattutto non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti, o addirittura attività criminali.
Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi,tardi di comprendonio e ignoranti, ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano, purché le famiglie rimangano unite, e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".
Sembrano considerazioni di odierni interventi - anche in Parlamento - di rappresentanti della Lega o del centro-destra, quindi che si commentano da sé! Più e meglio delle mie parole consentono di comprendere la nostra odierna realtà.
Ma, come è stato ricordato da chi mi ha preceduto, gli italiani nel mondo conducevano le lotte per il riconoscimento dei loro diritti (come dimenticare Sacco e Vanzetti uccisi ,sulla sedia elettrica, negli USA il 23 agosto del 1927), come per la tutela della vita e dell’integrità fisica (valga per tutti il dramma della strage dell’8 agosto 1956, nella miniera di Marcinelle , con 262 vittime, 136 delle quali provenienti da 13 regioni italiane), la conquista dei diritti civili, contrattuali e sociali (comprese le pensioni), questo, anche, con accordi bilaterali tra l’Italia e i governi, gli stati dei vari continenti.
Ma, negli anni ’70 del ‘900, inizia il mutamento della situazione con un calo delle migrazioni degli italiani, ed iniziano le migrazioni - dagli altri continenti - verso l’Italia; tant’è che, nel 1973, si registravano 101 ingressi di immigrati ogni 100 espatri di italiani. Nel 1981 – il primo censimento ISTAT degli stranieri in Italia – calcolava in 321.000 gli stranieri presenti (un terzo “stabili, gli altri “stagionali”). Ma, in effetti, erano molti di più; impegnati prevalentemente nel Mezzogiorno, nella lavorazione dell’”oro rosso”, la raccolta e lavorazione del pomodoro, ma anche in altre Regioni nei vigneti e nelle attività stagionali del turismo.
E’ nella seconda metà degli anni ’70 che, in crescendo, la CGIL dispiega la sua attività a tutela dei lavoratori immigrati extracomunitari, che poi si sviluppa negli anni ’80, con la costituzione dei “centri per i lavoratori stranieri”, dei “coordinamenti degli immigrati”, le “consulte provinciali degli immigrati”, l’”Agenzia per la casa legale.”
Le sperimentazioni ed esperienze sono le più diverse ed articolate, l’obiettivo erra quello di sconfiggere gli elementi di razzismo che emergevano in varie forme, conquistare la regolarizzazione e i diritti degli immigrati.
Sulla base di queste sperimentazioni, alla Conferenza Programmatica Nazionale della CGIL svoltasi a Viareggio (ottobre 1987) si decide la costituzione del “Coordinamento Nazionale dei Lavoratori Immigrati” (primi coordinatori Regina Ruiz e Alj Baba Faie ) e dei Coordinamenti presso le Camere del Lavoro e le Federazioni di categoria, nonché inserire attivisti sindacali immigrati nei gruppi dirigenti ,ai diversi livelli, a partire dai luoghi di lavoro, nei territori.
Inaugurando, nel gennaio 1988, il ”Centro lavoratori stranieri” (CELSI) di Roma sottolineavo che :
“Per la CGIL l’attività di tutela contrattuale, previdenziale, sociale dei diritti e delle libertà sindacali dei lavoratori stranieri immigrati in Italia è divenuto uno dei compiti centrale. Assolvere a questo compito, complesso e difficile, significa per noi attuare concretamente, nelle condizioni di oggi, i principi della solidarietà, dell’uguaglianza sociale e della fratellanza fra tutti i lavoratori, italiani e stranieri immigrati e ricordavo l’esperienza delle “convenzioni “ che l’INCA (presente nei vari Continenti con 57 uffici e 112 funzionari) stipulava con i sindacati ,dei vari paesi, ove vi erano immigrati italiani che riguardavano:
1°) - l’adesione al sindacato … ; 2°) - l’impegno a tutelare contrattualmente i lavoratori immigrati …; 3°)… vigilare e garantire il rispetto della legislazione sociale … 4°) promuovere azioni che favoriscano l’integrazione … nel tessuto economico e sociale …"
Partendo dalle decisioni assunte alla Conferenza di Viareggio, su questi obiettivi e dalle esperienze realizzate dall’INCA CGIL nei vari paesi e continenti, ove sono presenti gli immigrati italiani, nella primavera ed estate del 1989 organizzammo, con i Coordinamenti degli immigrati, assemblee dei lavoratori immigrati e italiani nelle varie realtà del mezzogiorno: in Campania (giugno, luglio 1989, con il costante, forte contributo di Pasquale Iorio) a Villa Literno, Mondragone, Castel Volturno; in Puglia a partire da Cerignola, in Calabria, come in Romagna, nel Veneto e Alto Adige.
A Modena ( nel maggio 1989) si tenne un convegno sull’immigrazione, con - tra l’altro- la partecipazione del Vescovo Monsignor Santo Quadri – responsabile nazionale della Pastorale del Lavoro – ; del Sindaco Alfonsina Rinaldi, ove si affrontò – tra l’altro – il problema dell’assicurare l’abitazione ai lavoratori immigrati (realizzando un Fondo misto Comune -imprese ,al fine di dare certezza al pagamento dell’affitto). Era questa la realtà ove molti immigrati svolgevano la loro attività,tra l’altro, nelle aziende del settore della ceramica.
In questa occasione si lanciò pubblicamente, anche, la manifestazione nazionale sull’immigrazione da tenersi in ottobre a Roma, con l’obiettivo di conquistare i diritti degli immigrati e una legge di regolarizzazione degli irregolari. La parola d’ordine era: “Carta dei diritti dei lavoratori italiani e stranieri”.
Mentre si sviluppavano queste iniziative, finalmente – con 27 mesi di ritardo – nel luglio 1989 veniva costituita la “Consulta nazionale dei lavoratori extracomunitari” (prevista dalla legge 943 del 30 dicembre 1986).
La mobilitazione della CGIL , dell’ARCI, della Caritas e di decine di altre Associazioni si sviluppava in tutto il paese, ma la situazione – con vari episodi di razzismo - rimaneva pesante per gli immigrati e i rifugiati politici:
“Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere ne’ pregiudizi. Invece sono deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Noi del terzo mondo stiamo contribuendo allo sviluppo del vostro paese, ma sembra che ciò non abbia alcun peso. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato ed allora ci si accorgerà che esistiamo”. (Jerry Essan Masslo , nell’agosto 1989, intervenendo al Tg2, alcuni giorni prima di essere ammazzato).
Purtroppo, questa tragica previsione di Jerry Essan Masslo , che era un militante e rifugiato politico fuggito dal Sud Africa, nella notte tra il 24 e 25 agosto 1989 divenne una realtà, egli fu assassinato da un gruppo di giovani “balordi” a Villa Literno . L’indignazione contro il “… razzismo nei confronti del lavoro migrante … “ fu forte. La mobilitazione, benché si fosse ancora nel periodo feriale, ebbe un primo momento con la grande partecipazione ai funerali che si svolsero a Villa Literno.
Poi, rapidamente, furono superate le ultime differenziazioni d’impostazione e unitariamente CGIL- CISL-UIL, ARCI, ACLI, Caritas e altre Associazioni, concordarono le modalità della manifestazione nazionale – da tenersi a Roma il 7 ottobre – e gli obiettivi rivendicativi: “ Continente Italia, insieme per un futuro senza razzismo”.
Contemporaneamente , in tutta Italia, proseguiva la mobilitazione, con le più diverse forme organizzative, dei lavoratori immigrati. Fu così che con il contributo dell’Associazione ” Terra di lavoro”, coordinata dall’onorevole Dacia Valent (deputata europea, italiana di colore, ex agente di P.S. - il cui fratello era stato assassinato-, viene insultata e minacciata perché “nera”); il 20 settembre 1989 si organizzò il primo sciopero dei lavoratori immigrati extracomunitari in Italia.
Il loro appello allo sciopero proclama:
“Noi immigrati clandestini siamo venuti in questo paese non solo spinti dalla miseria, ma anche dal desiderio di vivere in un luogo dove i diritti umani e del lavoro sono rispettati … Siamo costretti a vivere in condizioni disumane e senza diritti … , la nostra condizione di clandestini permette ai datori di lavoro disonesti e alla criminalità organizzata di usarci per mettere in pericolo i diritti che voi lavoratori italiani avete saputo conquistare sin dalla Resistenza: noi immigrati clandestini, non siamo perciò disposti ad essere strumento per fare arretrare i vostri diritti. Per questi motivi oggi scendiamo in sciopero. Chiediamo di appoggiarci in questa lotta. Uniti si vince”.
Diffusa è la partecipazione degli immigrati allo sciopero. Numerosa è la partecipazione di immigrati, in particolare e soprattutto africani, alla manifestazione e al comizio che si tiene nella piazza centrale di Villa Literno . L’obiettivo più immediato, lo sottolineai ,intervenendo al comizio a nome della CGIL, è quello di una legge che assicuri la sanatoria degli immigrati “irregolari”.
Richiesta che ponemmo con forza negli incontri delle Confederazioni sindacali con il Governo, in particolare con il ministro della Giustizia Claudio Martelli, unitamente a misure, provvedimenti, che assicurino: il diritto ad un”letto caldo”; ad un “pasto caldo”; al “rispetto dei contratti”; dei “diritti civili e sociali” ed il “diritto al voto alle elezioni amministrative”.
La manifestazione che si svolse a Roma vent’anni fa, il 7 ottobre 1989, partendo da Piazza della Repubblica con un corteo multietnico, plurinazionale che raggiunse, dopo ore, Piazza del Popolo e venne concluso con l’intervento di Bruno Trentin, vide una partecipazione di oltre 200.000 manifestanti . Fuil primo e più grande corteo e manifestazione per la conquista dei diritti degli immigrati svoltosi in Europa, non solo in Italia. Esso segnò veramente una svolta nella lotta per “l’uguaglianza dei diritti, l’uguaglianza nella diversità”.
Mobilitazioni che portarono , in primo luogo, il Governo alla presentazione del Decreto Legge (la cosiddetta Legge Martelli n° 39 del 1990) ed alla sua approvazione da parte del Parlamento. L’approvazione avvenne l’ultimo giorno (6 ore) prima della sua scadenza e conseguente decadimento. Senza quei mesi di mobilitazioni e la manifestazione , la sua riuscita e la forte partecipazione, ritengo che difficilmente la Legge sarebbe stata approvata: non solo per l’ostruzionismo della destra , del MSI , ma anche per la forte opposizione di componenti del Governo e della maggioranza.
Questa Legge consentì la regolarizzazione di circa 160.000 lavoratori immigrati; oltre a rendere operative altre norme che permisero di far compiere un passo in avanti nella realizzazione della parità di diritti per gli immigrati.
Come è partendo dalla stessa Legge che si dispiegò l’attività dell’INCA CGIL ( e degli altri patronati), dei “coordinamenti dei lavoratori immigrati”, e l’iniziativa sul piano contrattuale, nazionale, territoriale ed aziendale.
Dopo quasi un decennio, nel marzo 1988 (quand’ero sottosegretario al Ministero del lavoro), con il primo governo Prodi, si giunge finalmente ad una Legge – la n ° 40, del 6 marzo 1998 – (la cosiddetta Legge Turco - Napolitano) che organicamente – pur con dei limiti -regolò l’intera materia dell’immigrazione dall’estero e l’asilo politico. Con essa si puntò a favorire l’immigrazione regolare, assicurare i diritti di cittadinanza, il diritto al trattamento sanitario e tutela alla salute, il diritto all’istruzione , al ricongiungimento famigliare ed altre norme.
Ed è sulla base dell’articolo 47 di questa Legge che venne emanato, con il decreto legislativo n ° 286/1999, il “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazioni e norme sulle condizioni dello straniero”.
Si sono compiuti, in questi anni, decisivi passi in avanti nella regolarizzazione e tutela dei lavoratori immigrati: centinaia di migliaia di lavoratori immigrati si sono iscritti ai sindacati, alla CGIL; in numerose realtà lavorative gli immigrati sono stati eletti delegati sindacali, dirigenti di sindacati di categoria, delle Camere del Lavoro; come pure si sono realizzate strutture permanenti per l’assistenza ai lavoratori extracomunitari. Ma, pur in presenza di questa nuova realtà nel sindacato e della nuova normativa legislativa ,che offre maggiori possibilità di e per assicurare la parità di diritti, per i lavoratori extracomunitari, non si compie quel decisivo passo in avanti - a tutti i livelli e nei diversi ambiti e compiti – perché i principi conquistati con la legge diventino concreta realtà. E’ questo, purtroppo ,un fatto che accade spesso: grandi mobilitazioni, lotte per conquistare una Legge; poi ,una volta approvata dal Parlamento, tale impegno e tensione vengono meno, con la conseguenza che i diritti acquisiti non sempre vengano attuati,e le norme non integralmente applicate.
Certo, nel contempo, la realtà dell’immigrazione è profondamente mutata sia nel numero degli immigrati, che nei settori di attività in cui operano, nonché nei territori ove si collocano: dall’essere prevalenti nelle campagne del Mezzogiorno, ad essere in maggioranza,oltre il 60%e al Nord, ed occupati dell’edilizia,nei servizi – a partire dalle imprese di pulizia - ,nel settore agricolo- alimentare ,nell’assistenza delle persone anziane,non autosufficienti , le cosiddette badanti .Contemporaneamente si ha un forte aumento del lavoro irregolare, “nero”.
Ricordo , per fare un esempio concreto, quando con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle “morti bianche”, indagammo – dopo un infortunio mortale di un lavoratore egiziano- la realtà nei cantieri ove si costruiva la nuova Fiera di Milano ( a Rho - Pero): oltre 5.000 i lavoratori che lavoravano nelle imprese appaltanti e subappaltanti,oltre l’80% dei quali in “nero”: regolari gli italiani , in “nero” gli immigrati. Vi erano delegati sindacali e della sicurezza, ma la realtà emerse , quando un edile egiziano – amico del deceduto per infortunio- si recò alla Camera del Lavoro a denunciare il fatto. Potrei fare molti altri esempi,ma ritengo basti questo per comprendere che dobbiamo affrontare in modo nuovo ed articolato la battaglia per far emergere e sconfiggere il lavoro irregolare, “nero”e via elencando.
E’ in questa nuova realtà che, dopo poco più di tre anni dalla definizione del Testo Unico sull’immigrazione, il centrodestra , con la Legge 189 – del luglio 2002 – ( la cosiddetta Bossi – Fini) modifica i principi e diritti di eguaglianza degli immigrati ( anche in violazione della Costituzione): dalla salute, allo studio, sino alle norme che contraddicono i diritti universali dell’uomo,e quelle introdotte con il cosiddetto “decreto sicurezza”, come il “respingimento” degli immigrati. Politiche che portano all’espandersi di culture xenofobe ,razziste; al ripetersi di atti di violenza razzista.
La realtà ,attuale- come ricordava Pugliese - è radicalmente cambiata rispetto a vent’anni fa, ma di quell’esperienza bisogna fare tesoro, anche se la stessa non è ripetibile ne’ nei contenuti, ne’ nelle forme di mobilitazione e lotta.
Infatti, secondo i dati ISTAT del 2008, gli stranieri presenti in Italia sono 3.432.651 pari al 5,76% della popolazione. I minorenni sono 767.060, oltre un quinto del totale e 457.346 sono nati in Italia.
Essi oggi sono cosi collocati: nel Nord Ovest il 35,6%; e Nord Est il 26,9%; nel Centro il 25%; mentre nel Mezzogiorno e isole vi è il 12,5%.
Se si esamina la dislocazione per province: Milano è la prima con 344.376 stranieri; Roma con 321.887; Torino con 167.592; Brescia con 133.980 e via diminuendo sia come numero ma ancora di più come percentuale sugli abitanti .
Le quattro prime nazionalità di provenienza sono : Romania con 625.278 (cittadini comunitari) ; l’ Albania 401.949; il Marocco 365.908; la Cina 156.519.
Quindi, rispetto al censimento del 1981 , gli immigrati in Italia , sono decuplicati , collocati prevalentemente al Nord, svolgono principalmente attività lavorative nell’edilizia , nell’agricoltura e industria alimentare ,nei servizi (pulizie,badanti,ecc) e nei lavori meno qualificati nell’industria e nel terziario, ecc.
E’ partendo da questa nuova realtà e dagli effetti e ricadute che ha ed avrà la crisi economica che , nel futuro, nel prossimo decennio, ritengo ( come si è indicato nelle relazione ed emerge dal dibattito) ci si debba muovere ed operare ,come forze sociali e civili, su più terreni e livelli: nazionale, regionale, comunale, legislativo, civile, culturale, sindacale e sociale.
E’ indispensabile definire gli obiettivi sulle varie tematiche:
- indicare le modifiche legislative necessarie – anche per tappe -per assicurare parità di diritti, integrazione economica, sociale, e civile degli immigrati ,in particolare di quelli di seconda generazione;
- progettare, a livello nazionale e regionale ,dei piani casa per dare soluzione al problema abitativo, come si fece negli anni 1950-60 ,a fronte delle migrazioni interne;
- misure e programmi di attività e contrattazione per superare il lavoro irregolare,in ” nero”, e quello con “ retribuzione inferiori”;
- adeguamento e sviluppo dei servizi sociali locali:dagli asili nido alle materne ai diversi livelli dell’istruzione;
-la battaglia culturale e civile contro il razzismo, -nelle più diverse forme- per far vivere i valori della solidarietà ed integrazione sociale e civile;
- la conquista del diritto di voto a partire dalle elezioni amministrative;
-la partecipazione alla vita sindacale ,ed alla direzione delle sue strutture,a partire dai luoghi di lavoro (RSU) ,alle strutture territoriali (C.d.L ,Leghe locali,di categoria) a quelle nazionali;
- l’inclusività nella contrattazione sindacale aziendale,territoriale e nazionale; nell’iniziative per realizzare la sicurezza sul e del lavoro.
In altre parole, con il 15° congresso della CGIL – come indicato nelle bozze,negli schemi di documenti congressuali – è indispensabile dispiegare una nuova stagione di iniziative e lotta per conquistare i diritti degli immigrati.
L’attuale situazione di difficoltà in cui si trova la lotta per affrontare alla radice il problema delle immigrazioni, di questo fenomeno che segna l’era futura,non può farci dimenticare che su questo fronte,su questo terreno c’è in campo anche un’altra Italia.
Un’Italia che nei suoi tessuti più articolati socialmente, dal Sindacato alle imprese più lungimiranti, all’associazionismo laico e cattolico, dal sistema dell’autonomia scolastica a quello delle autonomie istituzionali e delle comunità locali, quotidianamente si misura con la necessità di riconoscere che l’eguaglianza dei diritti,necessita, ha bisogno di interventi diversificati nei confronti dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie;sia sul piano delle politiche formative ed educative,delle tutele sociali e sindacali,sia sul piano delle politiche di accoglienza e della integrazione nel rispetto delle diversità culturali,etiche e religiose.
Quindi,ciò che ci ha lasciato Jerri Masslo non è soltanto un sogno:il suo sacrificio è stato ed è uno sprone ancora forte e vivo per orientare tutte le nostre energie,tutte le forze del movimento dei lavoratori italiani e della società intera ad operare per la costruzione di una vera comunità di uomini e di donne eguali e liberi.
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