Verso "Città e Futuro"

La preparazione del prossimo incontro internazionale di Aislo che si terrà a Città della Scienza dal 10 al 12 dicembre 2009 è nella sua fase intensa di definizione organizzativa e dei contenuti tematici sia delle lectio magistrali che dei laboratori, che si presentano molto intensi di idee su cui confrontarsi e proposte progettuali per il futuro.
Per questo abbiamo ritenuto utile mettere a disposizione dei lettori della nostra newsletter il documento programmatico a base degli incontri.

1. Il futuro

  • Lo sviluppo sostenibile è futuro, giovani, energie, città, territori vitali e ben governati.
  • La politica in questo periodo in Italia non offre né stimola riflessioni adeguate sul futuro del paese, sulle radici delle sue difficoltà, su possibili percorsi per creare opportunità, nuove frontiere, valori che le sostengano.
  • Occorre definire modi e strumenti per delineare visioni e scenari di futuri possibili, utilizzando media che rendano le informazioni patrimonio dei cittadini e delle comunità, per un democrazia intensa e consapevole.
  • La crisi globale, dal suo conto, tende ad appiattire la realtà sulle difficoltà del quotidiano e della sopravvivenza. Lo sviluppo sostenibile comporta invece capacità crescenti di governance delle comunità, cultura della competitività, coesione sociale, vera innovazione e integrazione delle politiche.
  • La progressiva urbanizzazione delle reti globali richiede specializzazioni che vanno sostenute da grandi investimenti in conoscenza su larghe fasce di popolazione (Sassen). Le risorse, i redditi, gli investimenti negli ultimi tre decenni sono stati sempre meno destinati alle fasce produttive intermedie della società (Krugman).
  • Le ragioni strutturali della crisi finanziaria globale poggiano, fra l’altro, su una vera sottovalutazione della importanza di sostenere redditi e competenze di grandi fasce di lavoratori della conoscenza nelle fabbriche, nei servizi, nelle professioni (middle class).
  • Tutto ciò richiede una nuova politica della conoscenza e una concezione della formazione continua appropriata alle esigenze di rafforzare le reti lunghe delle specializzazioni richieste dalla globalizzazione.
  • Le reti e i circuiti multipli delle conoscenze costruiscono un ruolo nuovo e strategico delle Città. Esse sono motori di sviluppo proprio nel senso di rendere possibile ed efficiente una economia basata sulle interdipendenze fra nodi e specializzazioni di prodotti, servizi, professioni, competenze.
  • In Italia, sviluppo e futuro significano anche mezzogiorno, a tutto campo: per le risorse esistenti sui territori, per le maggiori difficoltà nel recuperare in crescita e capacità, per le peggiori performances sia in economia sia in governance.
  • Politiche industriali ed economia richiedono lucide analisi a partire dalle situazioni più critiche. Etica e affari si ricompongono in un quadro di comportamenti di legalità e di resistenza al malaffare organizzato. Il mezzogiorno del paese, ancora una volta, è specchio vero della realtà del paese e forse luogo di sperimentazione eccellente.

2. Le città del mondo, temi e progetti

  • Il futuro del mondo è nelle Città. Il futuro delle Città va progettato e pianificato. Il futuro delle città non è solo quello delle grandi agglomerazioni urbane, ma anche di territori-regioni pieni di Città.
  • Una città grande perché estesa e intensa: aree urbanizzate, aree rurali, aree ad alta intensità di innovazione e di conoscenza, aree culturali con patrimoni e beni pubblici significativi. Città estesa, insomma, possibile e vivibile. Sostenibile e dotata, capace e ad elevata integrazione di risorse, che richiede politiche nuove ed energie vive.
  • Le città come i territori hanno vocazioni e strategie, che poggiano su “visioni di sè”. Città e territori fanno esperienze del nuovo, comparando, confrontando, contaminando…….come tutti gli organismi vivi, insomma.
  • Le Città, grandi e piccole del mondo, sperimentano innovazione e visioni complesse del proprio sviluppo.
  • Occorre conoscere, confrontare, imparare, fare alleanze, parlare con i cittadini. Benchmarking e benchlearning su dati e fenomeni intelligenti e mirati possono costruire una piattaforma virtuosa di innovazione mediante imitazioni e scambi.
  • Il tema delle Città, così importante anche per le politiche europee di sviluppo, va collocato nei contesti specifici di riferimento, differenziando rispetto a dimensione, stato delle economie, specializzazioni, relazioni e interdipendenze con il territorio, sussidiarietà orizzontali e verticali. Non serve fondare network né generici “gemellaggi”, servono esperienze su temi concreti per progetti comuni su visioni condivise.
  • Strategie di sviluppo dei territori vanno create anche con l’intelligenza dell’innovare. Il turismo industriale, le “discovering economies”, le conseguenze positive dell’innalzamento della età media, i distretti culturali, la riscoperta del territorio e dei suoi percorsi ambientali, la conoscenza come innovazioni e tecnologie strutturate nei processi e nei prodotti, ecc.

3. Le città italiane, che ruolo possono avere

  • Le Città italiane, per la gran parte piccole e largamente disseminate sul territorio, non hanno vantaggi competitivi legati alla dimensione e alla agglomerazione di risorse/persone/mezzi.
  • Le Città italiane possono provare a configurare, forse, un modello originale di “Città estesa”. Grandi territori dove rurale e urbano, agricoltura, manifatture e servizi, territorio urbanizzato, destinazioni funzionali e beni pubblici, fruibilità di spazi, beni culturali straordinari, opportunità di letture delle identità e tradizioni antiche possono mescolarsi e rendersi unici e irripetibili.
  • Un modello che eviti le difficoltà degli inurbamenti eccessivi, ma che costruisca dimensione e innovazione su cui fondare sviluppo, attraverso alleanze, accordi, partnership, sussidiarietà orizzontale e verticale.
  • Le grandi Città italiane hanno dimensioni che consentono appena una concentrazione appropriata di risorse per competere e governare verso uno sviluppo davvero sostenibile. Le Città medie, ricche di assets straordinari di cultura e di saperi, hanno chances di connessioni, di specializzazioni, di competitività all’interno di aree vaste e territori.
  • Esiste ancora un gap ampio fra ruolo strategico delle Città e dei territori nella competitività, nella economia e nello sviluppo e la loro capacità, come amministrazioni pubbliche, di fare regia e governance avanzata di tutti gli attori che determinano il futuro. L’arretratezza amministrativa è uno dei maggiori impedimenti dello sviluppo e della sostenibilità.

4. L’economia della conoscenza e della cultura: nuovi temi, nuove prospettive, implicazioni

  • Città e territori come luoghi di competitività e di sviluppo richiedono e comportano appropriate forme e strutture della conoscenza.
  • Le Università rafforzano il ruolo delle Città ove siano nodi di reti internazionali di specializzazione e insieme aperte alla lettura e alla risposta di bisogni del territorio.
  • Nuove professioni e modalità concrete di lavoro strutturano in modo diverso mercato del lavoro, mobilità professionale e abitativa, tempi e luoghi del lavoro, strutture sociali e contrattuali diverse per il lavoro ad alta intensità intellettuale, ecc.
  • L’innovazione di processo, di prodotto, di tecnologie, di mercato, di network inevitabilmente si diffonde e dilaga se il posizionamento strategico delle Città e dei territori realizza capacità di cooperazione e di sussidiarietà orizzontale e verticale dei soggetti dell’economia e dello sviluppo.
  • La cultura e il talento, ove diffusi e risultato di politiche di grande diffusione e educazione, costituiscono il tessuto primario della capacitazione delle comunità al governo del proprio futuro.
  • La cultura, la conoscenza storica e antropologica, le capacità e creazione artistiche costituiscono il tessuto di libertà che sostiene lo sviluppo, la coesione sociale, il ruolo dei giovani, le energie vitali delle persone. L’arte non solo è economia ma fondamento di saperi locali e di conoscenze di contesti culturali unici e irripetibili, che dialogano con il mondo.

NOTA REDAZIONALE
IN PREPARAZIONE DEGLI INCONTRI DI NAPOLI SU “CITTÀ E FUTURO” COME AISLo STIAMO PREPARANDO DUE QUADERNI TEMATICI DEDICATI AI TEMI DELLA COMPETITIVITÀ DELLE CITTÀ E DELLA VALUTAZIONE.
VI OFFRIAMO COME ANTICIPAZIONE LE PRESENTAZIONI CURATE DA MARCO LUCCHINI

IL GOVERNO E VALUTAZIONE DELLA COMPETITIVITÀ URBANA: FATTORI, INDICATORI, BENCHMARKING
Di Marco Lucchini, Direzione AISLo

Presentazione Quaderno Quattro
Nel corso degli ultimi anni, soprattutto a partire dall’evento internazionale e dalla seguente pubblicazione su “Città e Sviluppo” degli anni 2005 e 2006, AISLo ha dedicato un impegno crescente al tema della competitività urbana e territoriale.
Questo, almeno per tre ordini di motivi:
· il tema del futuro delle città - e del Mondo intero a partire dalle città (più della metà della popolazione mondiale vive oggi nelle città e sempre più persone vivranno nelle città nei prossimi decenni) - è al centro di una attenzione crescente, a livello globale, rappresentando peraltro il naturale e promettente proseguimento di una riflessione antica per AISLo, sullo sviluppo a partire dal territorio;
· le città italiane sembrano essere di fronte ad un bivio delicato, tra la ripresa di un antico primato, declinabile in termini di cultura, vivibilità, capacità di essere snodo di molte cose legate alla ricchezza, al benessere, allo sviluppo delle comunità; e la perdita progressiva e rapida di senso ed identità, dispersa in favore dei territori che le circondano e, soprattutto, delle grandi città del mondo, irraggiungibili dalle nostre per dimensioni e per capacità di concentrazione di risorse;
· infine, la dimensione istituzionale. AISLo da sempre è impegnata nel sostenere la capacità dei governi locali nel farsi carico, assieme ad un partenariato largo, del futuro dei territori e delle comunità governati, alimentando processi di confronto, dialogo e scambio concreti, perché centrati sui reali problemi di governo, che possono trovare nelle città e nei governi delle città un nuovo forte propulsore e motore.

Da questo, almeno, è partita l’idea di un sistema di misurazione della competitività urbana che fosse scientificamente attendibile, perché sostenuto da un partenariato competente (hanno lavorato e stanno lavorando con noi l’Istituto Tagliacarne, l’Università La Sapienza di Roma ed il Global Urban Competitiveness Project, del quale fanno parte ricercatori ed accademici da tutto il mondo, esperti di sviluppo urbano).

Che fosse condiviso dai governi locali ed utile ai governi locali per governare, perché progettato direttamente da e con loro (hanno lavorato e lavorano ancora con noi città del calibro di Roma, Torino, Venezia, Bolzano, Ravenna, Pesaro, Napoli, Palermo, Lecce e molte altre, come anche le Province di Milano, Modena, Bologna e Caserta).
E che fosse la premessa non solo di ricerche ed approfondimenti, bensì anche di percorsi di confronto strutturato e scambio di esperienze - denominati percorsi di benchmarking&benchlearning - su ciascuno degli assi portanti che reggono le politiche di sviluppo su cui si gioca il prossimo futuro dell’Europa e dell’Italia, quelle dello sviluppo sostenibile, della mobilità sostenibile, del capitale umano e dell’economia della conoscenza, della coesione sociale e della sicurezza e così via.

Oggi l’impegno di AISLo sul tema della competitività urbana e territoriale sta sfociando nella fondazione di un Osservatorio permanente, cui faranno capo molte città, province, regioni, per il tramite dei loro governi, come anche molte organizzazioni, impegnate come AISLo nei temi dello sviluppo locale (stiamo raccogliendo adesioni e sostegno, oltreché dalle organizzazioni già citate, dall’ISFOL, dalla Rete delle Città Strategiche, dall’Associazione Nazionale dei DIrettori Generali degli Enti Locali e da molti altri).

L’idea è quella di assicurare, attraverso l’Osservatorio, il mantenimento e l’aggiornamento del sistema di misurazione della competitività negli anni a venire, in modo che diventi il riferimento per riflessioni e decisioni di governo basate su dati e non su percezioni e perché diventi l’oggetto su cui organizzare incontri periodici dei territori italiani, a confronto tra loro e con le città ed i territori del Mondo, e su cui basare ulteriori approfondimenti, a supporto delle strategie di governo e di un’idea sempre più solida di futuro sostenibile del Paese.

Venendo ai temi del Rapporto che qui presentiamo, esso riassume le ragioni ed i primi risultati concreti del lavoro che abbiamo svolto a partire dal 2007, per la messa a punto di un sistema statistico di misurazione della competitività, fondato su molti indicatori, raggruppati nelle dimensioni di sviluppo su cui sono costruiti il Quadro Strategico Nazionale e le stesse strategie di Lisbona e Goteborg.

I problemi incontrati nel lavoro hanno riguardato soprattutto la complessità concettuale e tecnica del passaggio da un livello provinciale di misurazione delle performances territoriali, sul quale vi sono e sono disponibili un numero sufficiente anche se frammentato di dati, fino al livello comunale, nel quale i dati diventano scarsissimi, creando le condizioni per un modello di mantenimento che fosse possibile gestire “dal centro”, annualmente, per tutto il territorio nazionale (tutti i comuni d’Italia), senza necessariamente prevedere raccolte di dati presso le singole istituzioni territoriali.

Giungere al calcolo della competitività per ciascun singolo indicatore (ne contiamo oggi 130 solo sul livello provinciale), per ciascun comune, significa poter calcolare la competitività di qualsivoglia area, anche intermedia tra le realtà territoriali comunali e provinciali, siano esse distretti, aree vaste o altro.
Il valore del nostro lavoro sta nell’aver approcciato al problema mettendo al centro le istituzioni locali, che hanno costituito fin dal principio gruppo di lavoro con noi, decidendo in prima persona quali fossero quei dati di loro effettivo interesse per l’azione di governo.

L’enunciazione - secondo cui un governo locale, comunale o provinciale, deve poter scegliere, da una ampia gamma di indicatori disponibili, quegli indicatori legati al proprio specifico percorso di sviluppo su cui misurare le proprie performances nel tempo; e quelle realtà con cui è utile confrontarsi, perché sono un punto di riferimento per quel percorso di sviluppo strategico che stanno intraprendendo; e che l’una e l’altra cosa debbano legarsi fortemente a quelle scelte, precise e selettive, che il territorio compie, in ragione delle proprie specifiche caratteristiche ed identità - è stata il faro che ci ha guidati in ogni fase nel lavoro.

Oggi i dati sono disponibili on line per chiunque voglia aderire all’Osservatorio; ed il presente Rapporto costituisce il riferimento per capire cos’è oggi la competitività urbana e per capire come siamo arrivati ad ottenere il sistema di misurazione e come esso funziona e funzionerà, speriamo per lungo tempo e con il contributo di molti.


RICOGNIZIONE DELLE ESPERIENZE NAZIONALI ED INTERNAZIONALI PIÙ SIGNIFICATIVE IN TERMINI DI CAPACITÀ COMPETITIVA DELLE CITTÀ
Di Marco Lucchini, Direzione AISLo

Presentazione Quaderno Cinque
Tutta l’esperienza di AISLo in un certo senso poggia su precedenti esperienze di molti dei suoi fondatori, realizzate nel campo dell’innovazione amministrativa ed in particolar modo dell’innovazione istituzionale ed organizzativa delle amministrazioni locali.
Dunque, il tema indagato da questa ricerca, ovverosia la relazione tra pianificazione strategica urbana ed innovazione delle/nelle concrete forme di governo locale, può ben dirsi la convergenza tra due fondamentali aree d’interesse della nostra associazione.

La prima, sempre tesa al rafforzamento - e quindi alla discussione attorno al rafforzamento -della capacità di governo dello sviluppo “dal basso” delle comunità, da parte dei governi locali.
La seconda, fortemente interessata a capire quali forme concrete vengano via via adottate e debbano, quindi, essere auspicabilmente adottate, per “dare gambe” alle politiche di sviluppo, nell’ambito delle strutture amministrative e di governo.

Questo perché crediamo, ancora oggi - e, potremmo dire, oggi più che mai - che sia nel nodo/intreccio/relazione tra strategie di governo e strutture politico-amministrative che si gioca la vera sfida che può portare i territori allo sviluppo.
Vi sono due passaggi centrali, a nostro avviso, nella ricerca che presentiamo.

Il primo è rappresentato dal tema del passaggio da forme di governo tradizionale a forme concrete e compiute di governance, che sembrerebbero essere, almeno in parte, favorite dall’esperienza della pianificazione strategica urbana.
Qui ravvisiamo, insieme, un’illusione ed un ritardo. Un’illusione poiché purtroppo - questo è il nostro punto di vista - ci si attende troppo da una semplice parola, la governance, che dovrebbe sostituire d’un botto il government, laddove invece si tratta di perseguire nelle diverse forme concrete possibili, buone soluzioni di coordinamento delle interdipendenze che insistono tra interessi, poteri, bisogni, per loro natura molto complesse, ma sostanzialmente coordinabili attraverso un uso maturo, consapevole e deciso di tradizionali soluzioni organizzative - assemblee, comitati, strutture ad hoc, gruppi di progetto, task forces, regole – in grado di favorire un buon dosaggio tra leadership ed ascolto degli attori, tra decisione dall’alto, imprescindibile anche nella situazione attuale, e co-decisione e concertazione. Un ritardo, poiché allo slogan, la governance, seguono troppo raramente quelle soluzioni concrete, efficienti ed efficaci, in una parola una buona organizzazione politico amministrativa.

Il secondo tema a nostro avviso centrale è quello - trattato anch’esso nella ricerca – della relazione tra politica e management.
Grande parte della riforma della pubblica amministrazione degli anni novanta ha insistito su questa relazione, ora separando, ora coordinando ciò che era stato precedentemente separato (non è forse questa, semplicemente, organizzazione?).

E grande parte di quella riforma ha fallito, proprio laddove ancora oggi uno dei problemi più difficili da risolvere - nelle diverse esperienze di governo locale - è quello della relazione tra decisione politica ed effettiva capacità d’azione tecnica dell’amministrazione che realizza un risultato concreto sul territorio e nella comunità governati e, all’inverso, tra risultato effettivamente conseguito e ritorno verso l’alto delle informazioni utili ad una riflessione politica e tecnica insieme su di esso, premesse di una nuova decisione politica che rilancia la comunità verso il futuro.

Entrambi i temi, governance e relazione tra politica e management, tra politica ed amministrazione, vengono qui messi in rapporto con le esperienze di pianificazione strategica urbana e territoriale. Ed entrambi gli elementi sembrerebbero, in tutti i casi esaminati, essere messi fortemente “sotto sforzo” dai processi di pianificazione strategica urbana, che sembrerebbero funzionare da forze “tiranti” in grado di stressare modalità vecchie di governo e soluzioni vecchie di organizzazione pubblica.

E lo farebbero, sembra dimostrare la ricerca, producendo diversi tipi di risultato e di cambiamento; alcuni - sia pur raramente - concreti e visibili, quali nuovi processi decisionali, nuove interconnessioni tra processi decisionali vecchi, nuovi ruoli e strutture; altri più soft, sfumati, afferenti alla sfera dei cambiamenti culturali, altri ancora solo potenziali, auspicati, ma irrealizzati.

Ma allora, sembra chiedere la ricerca, a cosa valgono questi sforzi della pianificazione strategica territoriale, che peraltro muovono enormi energie di governo, grande capacità di ascolto e coinvolgimento, un enorme sforzo di apertura di ciò che precedentemente era chiuso in se stesso, il governo locale.
Non bastava perfezionare strumenti di tipo tradizionale? Non bastava riproporre con serietà, con l’intento di darvi precisa e definitiva risposta, le esigenze, le istanze da cui era partita la riforma degli anni ’90 e sulla cui risoluzione si era bloccata, sostanzialmente fallendo?

La risposta è molteplice ed interessante e val la pena di ricercarla nelle pagine che seguono.
Esse si inseriscono in un percorso di studi ed interventi complesso di AISLo, che parte da dove abbiamo già detto all’inizio di questa presentazione, nelle fondamenta profonde e nella storia della nostra associazione; e prosegue nelle recenti esperienze in tema di competitività urbana, nazionali ed internazionali, che hanno dato origine all’Osservatorio della competitività urbana e territoriale, il cui lancio è avvenuto a Benevento il 29 giugno del 2009; e che continua ancora oggi, non solo nelle attività dell’Osservatorio, con il completamento del sistema di misurazione della competitività di Città e Territori, caricato da poco on line, e l’avvio di percorsi e scambi tra Città e Province; ma anche con concrete esperienze di monitoraggio e valutazione di Piani Strategici di Città, dal punto di vista dei loro reali impatti sulla competitività urbana, che saranno all’origine di prossime pubblicazioni in questa ed altre collane e prossimi eventi.



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