La programmazione economica fu al centro della riflessione del riformismo italiano dal dopoguerra agli anni Sessanta quando, dopo un lungo e travagliato percorso, si giunse alla costituzione di un sistema di programmazione economica nazionale, in concomitanza con la formazione dei primi governi di centrosinistra.
Un ruolo particolare nell'elaborazione del progetto lo giocarono gli uffici studi economici di alcune grandi imprese, pubbliche e private, che svolsero un lungo lavoro di elaborazione teorica e pratica. Nonostante il coinvolgimento diretto nel sistema di programmazione nazionale dei quadri dirigenti di tali istituzioni, le difficoltà politiche, la particolare configurazione istituzionale data al sistema e il suo uso distorto ne decretarono di fatto il fallimento. Un insuccesso che significò soprattutto l'incapacità e l'impossibilità di definire chiare e condivise politiche industriali, con conseguenze negative di lungo periodo sulla performance delle imprese, specie di quelle pubbliche, e sull'intero sistema economico.