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24/10/2013, 15:31



Fuochi


 Perché sono parole, le sue, capaci di imprimere istantanee che hanno superato la fisicità delle pagine dei giornali.



Dalla Sicilia al “continente” italiano, da Berlusconi a Gheddafi, da Saviano al barone Von Ungern- Sternberg, dall'Opa alla “Lapa”, Pietrange- lo Buttafuoco ha raccontato così, con la sua personalissima invettiva, personaggi, contraddizioni, termini e situazioni che hanno caratterizzato l’ennesima stazione di un Occidente in crisi. Fuochi perché sono parole, le sue, capaci di imprimere istantanee che hanno superato la fisicità delle pagine dei giornali per diventare passaggi di un racconto disvelatore e ironico allo stesso tempo. Fuochi risultano anche gli incontri dell’autore con i personaggi della politica, del giornalismo, della società – da Bobbio a Scalfari, fino a Marcello Dell'Utri dai quali emerge un mosaico più complesso di quello che esegeti o detrattori si ostinano a comporre. E Fuochi sono anche i racconti, le pillole, gli aneddoti che, letti di un fiato, si manifestano come apologhi per capire di che razza sono i tempi nostri. Fuochi non possono che essere, infine, anche le parole sulla destra italiana: un luogo che non è più dimora verticale di spirito ma un carro consegnato a vagare nell'orizzontalità. Da tutto questo emerge un Paese che per Buttafuoco rimane una tela su cui imprimere e graffiare. Ne esce un affresco che, per forza di cose e per la natura dell'autore, non può che essere incendiario.


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