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05/11/2013, 16:19



Cirio


 di Andrea Mongillo



LE ORIGINI


La storia del  latte prodotto presso “la Fagianeria” , una località nel territorio di Piana di Monte Verna (CE), ha inizio quando la Cirio – Società generale delle  conserve alimentari acquistò la tenuta agricola, negli anni tra il 1929 ed il 1930.

E’ doveroso fare un passo indietro nel tempo per comprendere la storia della Società Cirio, che ha fatto conoscere, nel mondo, i prodotti dell’agricoltura italiana.

La Cirio – Società generale delle conserve alimentari fu fondata da Francesco Cirio, nato a Nizza Monferrato (Asti) il 24 dicembre 1836, il padre era un commerciante di granaglie ed il contatto con questo mondo fu fondamentale per la formazione imprenditoriale del giovane Francesco che, a soli 14 anni di età, era molto attivo nel mercato orto frutticolo di Porta Palazzo a Torino.

Alla fine del ‘700, l’Imperatore francese Napoleone Bonaparte,  aveva bisogno di munire il suo esercito di cibi con una lunga conservazione, commissionò a vari scienziati  una ricerca per prolungare il più possibile la conservazione dei cibi.

La soluzione a tale problema fu trovata dall’inventore francese Nicolas Appert, che inventò un metodo di conservazione denominato “appertizzazione”, consisteva, essenzialmente, nel eliminare l’aria dai contenitori dopo averli riempiti  con il cibo da conservare, sottoponendo a bollitura prolungata il contenitore dopo averlo chiuso.

La capacità imprenditoriale e la lungimiranza, fece sì che Francesco Cirio fu tra i primi imprenditori ad applicare, su scala industriale, questo rivoluzionario metodo di conservazione dei prodotti orto frutticoli ed , a soli 20 anni, nel 1856, costruì , a Torino, il primo stabilimento.

Nello stabilimento venivano inscatolate le primizie orticole italiane, in particolare i piselli, ed in meno di un decennio i prodotti a marchio Cirio conquistarono il mercato mondiale, da Liverpool a Sidney.

In quegli anni la domanda di prodotti orto frutticoli italiani era in costante crescita, nei mercati francesi ed inglesi, fu questa la molla che portò la Cirio – Società generale delle conserve alimentari ad investire nel mezzogiorno d’Italia costruendo, in Campania, quattro stabilimenti ubicati a Castellammare di Stabia, San Giovanni a Teduccio, Mondragone e Paestum .

Il 09 gennaio 1900, Francesco Cirio morì, lasciando il testimone al suo socio in affari, il milanese Pietro Signorini.

Con la sua guida, la Società rafforzò la capacità produttiva, incrementando gli investimenti nell’area partenopea e potenziando la rete di vendita.

Con la prematura ed improvvisa scomparsa di Pietro Signorini, nel 1916, ad amministrare l’imponente Società fu suo fratello Paolo che continuò la sua opera, aumentando la gamma di prodotti, dalle conserve vegetali a quelle di carne e pesce, al caffè, alla pasta, lo zucchero, il latte e le marmellate.

In un ventennio, dal 1920 al 1940, costruì nuovi stabilimenti quali quelli di Pontecagnano, Pagani, Vignola, Porto Ercole, Vieste, Sezze Romano e Villafranca veronese,  costruì uno zuccherificio a Capua e creò cinque aziende agricole in provincia di Caserta, la Fagianeria a Piana di Monte Verna, la Balzana a Santa Maria la Fossa, Toteri ad Alife, Matese ad oltre 1.000 metri sul mare e Moscarelli a Sessa Aurunca.

Nelle quattro aziende agricole, la Fagianeria, la Balzana, Toteri e Matese si allevava il bestiame da latte, mentre nell’azienda di Moscarelli sorgeva un frutteto che produceva eccellenti pesche, il frutteto oltre ad essere fonte di produzione, era anche centro di divulgazione, studi e distribuzione di piantine ad agricoltori.

Paolo Signorini, nella gestione dell’industria da lui guidata, mostrò notevole lungimiranza; nel 1926 chiese ed ottenne il riconoscimento in Ente morale della “Cassa di sovvenzione per le vedove e gli orfani degli impiegati e per gli impiegati invalidi della Società generale delle conserve alimentari – Cirio” (Decr. R. 18/02/26 in Gazzetta Ufficiale N. 59 del 12/03/26 N. 672), cassa creata ed alimentata, unicamente, con fondi della Società, senza concorso del personale, verso il 1938 fondò la Cassa Mutua Aziendale Cirio , allo scopo di assistere i propri dipendenti e le famiglie degli stessi in casi di malattie.

La Cassa fu in seguito abolita per le note leggi che obbligarono le industrie a far capo alle casse Mutue Nazionali.

Realizzò in tutte gli stabilimenti Cirio le mense, completamente gratuite per gli operai e gli impiegati, creò scuole per i figli degli operai e per gli operai analfabeti.

La gestione di Paolo Signorini proseguì fino al 1970, anno in cui la Cirio – Società generale delle conserve alimentari fu rilevata dalla S. M. E., Società Meridionale Elettricità,   controllata dall’ I. R. I., Istituto Ricostruzione Italiana  .

La gestione pubblica della Cirio che, nel frattempo diventò Cirio Bertolli De Rica Società Generale delle conserve alimentari S. p. A., durò più di un ventennio, dal 1970 al 1993.

Nei primi mesi del 1994 il colosso dell’agro alimentare italiano fu venduto, dall’I.R.I. , alla FIS. VI.,finanziaria delle cooperative agricole lucane, in quel periodo presieduta da Carlo Saverio Lamiranda, il quale, quasi contestualmente, vendette la Bertolli al gruppo olandese Unilever e creò la società Sagrit S. p. A. , con pacchetto azionario  del 51% di Lamiranda ed il 49% di Sergio Cragnotti.

Successivamente, Cragnotti  acquisto il pacchetto azionario di Lamiranda, divenendo, così, unico proprietario della Cirio.

Nel maggio del 1994 la società cambia, di nuovo, la denominazione sociale  in Cirio Polenghi  De Rica S. p. A. .

La gestione Cragnotti durò, quasi, un decennio e nel 2004, dopo le note vicende del crollo finanziario, la società fu  collocata in amministrazione straordinaria.

Quest’ultima fase di transizione servì a vendere, nel 2004, il ramo delle conserve alimentari al gruppo cooperativo Conserve Italia, leader europeo nell’industria conserviera e le aziende agricole di Fagianeria e Toteri a Carlo Benetton, nell’ottobre del 2005.

“LA FAGIANERIA”
LA STORIA


Delle quattro aziende agricole Cirio, destinate all’allevamento di bovine da latte, la più interessante sotto il profilo storico e produttivo  è la “ Fagianeria”.

Nota come tenuta di caccia del Re Carlo di Borbone, il quale commissionò, al Vanvitelli,  la costruzione di fabbriche, strutture e palazzine da edificare nella piana di Caiazzo.

Ad oggi, l’unica struttura visibile è la “Palazzina Borbonica” progettata e fatta costruire dall’architetto Vanvitelli.

Da tenuta di caccia dei reali delle due Sicilie, subito dopo l’unità d’Italia, divenne di proprietà della famiglia dei Centori.

Nei primi anni del ‘900 l’intera tenuta, più di trecento ettari, fu acquistata dall’avvocato napoletano Carlo Carunchio, il quale fu nominato, durante il ventennio fascista, Podestà di Piana di Caiazzo.

A causa di problemi finanziari, il Podestà Don Carlo Carunchio, tra il 1929 ed il 1930, vendette la tenuta alla Cirio  - Società generale delle conserve alimentari, per circa  Lire 3.000.000.

In otto anni circa, quelli che erano terreni paludosi furono trasformati in un centro agro- zootecnico – industriale all’avanguardia a livello Europeo.

Furono bonificati i terreni mediante canalizzazioni e spianamenti, scavati pozzi per l’approvvigionamento idrico, fu costruito un centro zootecnico dotato di stalle, recinti e sala di mungitura, inoltre furono costruite le abitazioni per gli operai ed i tecnici addetti alla cura del bestiame e dei campi.

Poco distante dal centro zootecnico fu edificato uno stabilimento per la lavorazione del latte prodotto  nelle quattro aziende agricole, nell’unità produttiva si confezionava il latte fresco, il burro, il latte evaporato, il latte magro in polvere ed il latte condensato zuccherato, a marchio “Berna”.

L’allevamento bovino della Fagianeria, inizialmente, era composto da circa cinquecento capi di razza pezzata nera e bruna, importati dalla Germania, Svizzera e dall’Olanda.

Detto patrimonio di bovine adulte, con altrettanto giovane bestiame, durante la seconda guerra mondiale, fu quasi completamente distrutto dall’esercito tedesco, che dopo l’ 8 settembre 1943 allontanò gli abitanti del centro zootecnico.

A seguito dell’avanzata dell’esercito anglo – americano, la Fagianeria fu, nuovamente, occupata, le truppe alleate approfittando delle strutture in muratura presenti, costruirono un grande accampamento dotato di infermeria.

La tenuta fu occupata per circa un anno da questi ultimi, in quanto il fronte di Cassino fu fermo per circa sette mesi ed a Fagianeria ogni quindici giorni arrivavano truppe fresche per dare il cambio a quelle che rientravano, l’accampamento fu popolato da circa sessantamila soldati.

Alla fine dell’evento bellico, le truppe alleate lasciarono la Fagianeria e l’azienda, per circa sei mesi, divenne un centro di raccolta e smistamento per conto dell’ E. N. D. S. I. (Ente Nazionale Distribuzione Soccorsi in Italia).

In questo periodo arrivarono in azienda migliaia di capi bovini di razza Jersey e Holstain Fresian,  i quali sostavano in azienda quindici / venti giorni per essere poi distribuiti agli allevatori locali.

Dal 1946 la Società Cirio ricominciò l’attività agro – zootecnica con pochi capi risparmiati dall’esercito tedesco e con bovine importate dall’Olanda, dalla Svezia per la pezzata nera e dalla Valtellina e Svizzera per la razza bruna.

Fin dal 1950 si iniziò ad importare tori di alta genealogia dal Canada e dagli Stati Uniti d’America, sia per la razza pezzata nera che per la razza bruna, altrettanto fu fatto con gruppi di manze gravide.

Una tra le varie scelte vincenti che prese la dirigenza aziendale fu quella di attuare il piano di risanamento dalla Tubercolosi e dalla Brucellosi, avvalendosi di tecnici olandesi esperti nel ramo, già dal 1949, anticipando nettamente i tempi.

Contestualmente al risanamento fu impostato un lavoro di selezione seguendo come priorità , produzione, qualità del latte e morfologia delle bovine.

Nel 1964 fu chiamato in azienda un tecnico canadese, profondo conoscitore di Holstain Fresian di ceppo canadese (Fred B. Griffin), il quale valutò tutte le vacche, in base a queste valutazioni è stato possibile fare una statistica dei difetti maggiori presenti nella mandria e scegliere poi quei tori che correggessero detti difetti.

Da sempre l’alimentazione della mandria è stata seguita con estrema cura, introducendo l’alimentazione secca dal 1975 e successivamente, nel 1985, si è passati all’alimentazione con il sistema “unifeed”, inoltre dal 1975 si è passati dalla stabulazione fissa a quella libera.

Tutti questi fattori hanno permesso di passare dai 41,70 Q. li di latte per vacca per lattazione (305 giorni) del 1953 a Q. li 88,00 di latte per vacca per lattazione (305giorni) del 2012, migliorando anche il contenuto di grasso e proteine.

La mandria produttiva, che nel 1939 era composta da cinquecento capi è cresciuta fino ad arrivare a duemila capi nel 2012.

Attualmente la Fagianeria è di proprietà di Carlo Benetton, il quale ha investito notevoli risorse economiche riportandola all’antica bellezza, dotandola di tre sale di mungitura, di cui una riservata solo alle vacche in cura, tecnologicamente avanzatissime, di stalle nuove e confortevoli, di magazzini e fienili capienti e di un mulino per preparare, in azienda, il mangime da somministrare alle bovine.

Inoltre sono in via di ultimazione un impianto per ricavare energia elettrica da impianti fotovoltaici, installati sulle coperture delle stalle e dei fienili, dopo aver smaltito l’eternit, ed un impianto per ottenere elettricità dalla combustione di biogas, valorizzando energeticamente le deiezioni bovine attraverso la combustione con conseguente produzione elettrica dallo sviluppo di gas contenuto negli stessi reflui animali.

Inoltre, attualmente, sfruttando i nuovi mezzi che la moderna biotecnologia mette a disposizione, i tecnici aziendali stanno attuando un ulteriore miglioramento genetico della mandria.

Infine dai terreni di proprietà si ottengono ottimi foraggi primaverili e mais, utilizzati per l’alimentazione delle bovine.

Per la storia aziendale e per tutto quello che, tutt’oggi, si mette in atto, si può affermare che l’azienda agricola “Fagianeria” è ancora all’avanguardia in Europa.

Andrea Mongillo


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