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n. 757 del 14/09/2016


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06/11/2012, 09:30



‘Ndrangheta,-Questione-Morale-e-Democrazia.-La-primavera-gioiese-11-anni-dopo


 PRIMO PIANO



Così come i nostri padri antifascisti lottarono contro il nazifascismo in Italia e ci consegnarono, nell’immediato dopoguerra, la “Carta Costituzionale”, a garanzia dei valori universali ed indisponibili di libertà, democrazia e uguaglianza, oggi noi, uomini onesti, liberi e democratici, siamo chiamati a una nuova “Resistenza” e a difendere l’Italia contro la presenza asfissiante della ‘ndrangheta, della mafia e della criminalità organizzata, così largamente diffusa su quasi tutto il territorio nazionale e che mina le basi fondanti della “Costituzione Repubblicana” a discapito della libertà e della democrazia.

Ribellarsi alla ‘ndrangheta ed ai politici disonesti è giusto! Noi tutti, per il bene dei nostri figli, abbiamo il sacrosanto dovere di reagire con forza e determinazione e lottare per ripulire e liberare l’Italia dagli ‘ndranghetisti, dai mafiosi, dai corrotti, dai corruttori e da quei politici disonesti che utilizzano lo scranno parlamentare, regionale, provinciale e comunale per il proprio arricchimento personale, sottraendo ingenti risorse economiche al “bene comune”, e che hanno riposto, i cosiddetti “pisciauturi” (così come definiti dagli stessi ‘ndranghetisti), il loro mandato popolare nella mani della ‘ndrangheta.

L’onestà e la legalità, che rappresentano oggi le nostre più grande risorse del Paese, se utilizzate al meglio, saranno in grado di sprigionare grandi energie in grado di ribaltare completamente l’attuale nostra situazione morale, etica ed economica.

Immaginate, per un momento, di sognare di vivere in un’Italia amministrata solo da politici onesti, perché finalmente ha risolto la sua “questione morale”; un’Italia senza ‘ndrangheta e senza mafia; senza una potente economia criminale; un’Italia composta da un intero popolo che condivide i valori dell’onestà, della legalità, della democrazia, della libertà, delle pari opportunità per le donne, della solidarietà e della cultura del lavoro; un’Italia nella quale viene premiata la meritocrazia, ma che è anche in grado di esprimere la solidarietà come valore e che si permette uno “stato sociale” che offre risposte puntuali ai diversamente abili, alle fasce sociali più deboli e indifese, ai meno abbienti e agli ultimi.

In un’Italia siffatta, ove vivremmo sicuramente tutti meglio, si sprigionerebbero enormi ricchezze: potenzialità programmatiche e culturali, ingenti risorse economiche, una vera libertà di intrapresa, di pensiero, di libero mercato e tali non solo da poter ripianare il nostro ingente debito pubblico, ma anche in grado di offrire le ulteriori risorse economiche necessarie per garantire la creazione di una maggiore crescita economica, accompagnata dalla difesa dell’ambiente e da uno sviluppo sostenibile, in grado di garantire il lavoro a tutti e, soprattutto, alle giovani generazioni in attesa di prima occupazione che potrebbero, a questo punto, pensare di programmare il loro futuro con tranquillità e serenità e di mettere su una propria famiglia, che rappresenta la più grande ricchezza della società.


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