Segreteria AISLo
email: info@aislo.it
cell. +39 3661823885

Iscritta Registro APS Reg. Campania
n. 757 del 14/09/2016


big_ondaaranciodx
logo_aislopulito
big_sfondosidebar
06/11/2012, 10:33



Scienza-e-politica-si-incontreranno-mai?-Gli-incontri-di-Artimino


 EDITORIALE



Qualche settimana fa ho partecipato all’Incontro di Artimino1 sullo sviluppo locale. Artimino è ormai una vera istituzione, da più di venti anni un gruppo abbastanza ristretto di studiosi di fama, soprattutto economisti e sociologi, si incontrano di norma in ottobre per discutere ricerche e studi sullo sviluppo locale. Hanno cominciato alcuni esperti di economia e politiche territoriali a partire dalla grande esperienza italiana dei distretti industriali, che hanno anche fatta conoscere a studiosi, accademici, operatori economici di tutto il mondo. Brusco e Becattini, per fare due nomi illustri, ne sono stati i primi  ispiratori. Si è formato nel tempo un gruppo di studiosi e scienziati (fra cui per citarne solo alcuni, Bagnasco, Bellandi, Cersosimo, Coltorti, Dei Ottati, Garofoli, Rullani, Sforzi, Trigilia, Viesti) che sviluppano un programma di ricerche e, ad Artimino ogni anno, ne presentano i  risultati e li discutono insieme. Per fare qualche esempio, nel 2011 è stato presentato il report della ricerca su  “Performance comparativa delle Regioni dell’Unione Europea nei settori industriali e dei servizi a media-alta tecnologia anni 2005-2007”, nel 2012 è stato lanciato un call for paper sul tema “Territori per un nuovo sviluppo industriale e politiche di sistema: casi e metodi”.

Nell’Incontro di quest’anno svoltosi, appunto, il 8-10 ottobre 2012 la relazione di apertura è stata svolta da Marco Bellandi (Università di Firenze) e Fulvio Coltorti (Area studi Mediobanca) sul tema “Tra declino e traiettorie di sviluppo industriale in Italia”.

Fin dall’inizio è emerso il profilo di straordinario interesse che, quasi sempre, accompagna gli Studi del gruppo di Artimino. Temi e focus appropriati alla situazione, per approfondire aspetti “chiave” di  comprensione del dove stanno andando l’economia italiana e le sue traiettorie di sviluppo, la riflessione sui modelli di sviluppo pensabili e possibili, la identificazione di trend, percorsi, tracciati da seguire e da perseguire, politiche e probabili implicazioni, drive, criticità. Insomma un piacere ascoltare e partecipare, per noi cheoperiamo per diffondere cultura dell’economia e dello sviluppo sostenibile, che immaginiamo centrata sui territori e sostenuta da politiche locali, nazionali e europee appropriate. La relazione di Bellandi e Coltorto, per esempio,  ha dato conto dei risultati di un insieme di ricerche centrate sull’idea di “ibridare, mescolare” l’analisi della situazione e degli andamenti dei distretti industriali italiani con l’analisi dell’andamento dei cosiddetto “quarto capitalismo”, cioè delle medie imprese di successo, spesso ad alta intensità di tecnologica, innovazione, fortemente internazionalizzate, di norma fortemente radicate sui rispettivi territori.

Si tratta di una prospettiva di vero, grande interesse perché mette insieme mondi fino ad ieri considerati diversi e in qualche misura non confrontabili anzi da distinguere: distretti in crisi e imprese innovative di media dimensione in crescita, distretti come modello produttivo un po’ obsoleto dalle esigenze della globalizzazione e medie imprese di successo con forte focus sulla innovazione di processo e di prodotto. Si capiscono molte cose in più, guardando all’insieme dei fenomeni che trovano sui territori non solo collocazione ma anche radicamento, fertilizzazione, potenziale di relazioni e di crescita. Altre relazioni e discussioni sono state di grande interesse, suggerisco a operatori e studiosi di procurarsi relazione e rapporti.

Via via che ascoltavo e –davvero- mi sentivo trasportato in un ambiente di serietà e di informazione vera, ero stimolato dalla intelligenza di un mondo che fa vera ricerca e scienza. Un  gruppo di amici scienziati che lavorano per aiutarti a capire e comportarti di conseguenza. E via via che ascoltavo, venivo preso da un senso di ansia che si trasformava in insoddisfazione,  poi rabbia, poi paura.

Il senso delle cose che ascoltavo era, per me, chiarissimo: in un mondo più complicato e interdipendente servono politiche più complesse, elaborate con l’aiuto di strumenti più sofisticati e professionali. La complessità delle politiche necessarie per governare questa economia e questa società richiede una classe dirigente che ascolta, capace di apprendere e capace di gestire la complessità. Una economia e una società che richiedono alta competitività, partecipazione dei cittadini delle imprese e dei diversi soggetti implicati, innovazione e conoscenze esclusive e infine etica e equità nella società e nella distribuzione dei redditi, un profilo diverso delle istituzioni pubbliche e private. Che richiede cioè molta competenza e grande responsabilità nella rappresentanza degli  interessi economici e sociali. Una politica insieme competente e responsabile, che rappresenta, interpreta, elabora.

Ma non è così, mi dicevo. Come si fa –mi chiedevo- a passare queste conoscenze alla politica e alla società, assicurandosi l’attenzione e le capacità che servono? Artimino, non rimane forse una isola di scienziati senza approdo? Metafora di un recinto che non si apre mai?  Gli Artimino del mondo, hanno futuro di verità e di appropriatezza? Politica e scienze politiche. Come possiamo portare le conoscenze che servono e senza cui non si va da nessuna parte proprio nei luoghi in cui si decide?  Chi ha la forza (e la voglia) di farlo?


1
Create a website