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06/11/2012, 10:37



Cultura-e-territorio,-tra-responsabilità-e-desiderio


 PRIMO PIANO



Nuove invasioni di campo, nuove trame di sviluppo

Il binomiocultura e territoriocontraddistingueormaia livello nazionale e internazionale la maggior parte delle politiche e dei programmi di sviluppo locale e, rappresenta anche il fil rouge di Space Invaders, iniziativa promossa dall’Associazione Pubblico-08 che nelle giornate di studio del 11-12-13 ottobre si è posta come obiettivo la ricerca e l’analisi di nuove visioni di sviluppo territoriale a base culturale a partire dal piano di valorizzazione AMI dell’Anfiteatro di Moronico di Ivrea.

Progetto ambizioso e articolato che, svezzato dalla creazione di un tavolo sociale all’altezza delle aspettative, ha acceso i riflettori anche sulla valorizzazione del Castello di Parella e sulla candidatura della città di Ivrea a patrimonio dell’Unesco. Il dibattito ha preso subito corpo e le riflessioni non sono mancate: se da un lato i sindaci di Parella e Ivrea hanno posto l’accento sulla sostenibilità di un territorio “parlante”, portavoce di culture sospese tra tradizione e contemporaneità (lo storico Carnevale e la storia della Olivetti), il Direttore “Sviluppo e Relazioni Istituzionali” di Federculture Claudio Bocci hasottolineato le carenze del Sistema Italia nella visione complessiva della creatività enella progettazione strategica e integrata territoriale.

Vi è, dunque, una debole reattività italiana a livello di politiche economicamente culturali in risposta alle attuali problematiche europee del Fiscal Compact e della SpendingReviewche impediscono agli enti locali di pensare il futuro o meglio di immaginare percorsi strategici di sviluppo a lungo termine. Mentre, infatti, la Commissione Europea lavora da anni al fronte con lo strumento delle Capitali della Cultura (in Italia nel 2019) che sposano come modello vincente la progettazione integrata e partecipata del territorio interessato, l’Italia arranca con la creazione della Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale e di strumenti di tipo partecipativo capaci di promuovere nel tempo la vocazione culturale che permea il DNA dei territori italiani.

Il processo di revisione del Welfare che ha investito sia l’Italia che l’Europa e che ha generato forti tagli alla cultura, ha determinato tuttavia un salutare cambiamento di paradigma nelle politiche e azioni culturali: ieri i progetti dovevano adeguarsi a risorse già stanziate, oggi devono richiamare capitali. Lo slittamento dell’asset, evidenziato da Luca Dal Pozzolo (Responsabile Osservatorio Culturale del Piemonte e Vice Presidente Fondazione Fitzcarraldo) riconosce, in realtà, la progettualità come unica forza catalizzatrice di risorse, il territorio come humus aggregativo e allo stesso tempo qualificatore del progetto e, quindi, la cultura come collante e componente trasversale per la realizzazione di piani “economicamente culturali e culturalmente economici”.

Ciò che manca all’Italia o a buona parte di essa sono, in effetti, le politiche intersettoriali e quella capacità di sintesi olivettiana tra impresa e cultura che supera la separazione tra l’impatto economico e quello culturale ed integra il valore comunitario della cultura all’interno del processo produttivo. Difatti, come ricordailPresidente del FAI Piemonte Sergio Conti, non basta limitarsi alle tracce territoriali ma occorre una nuova contestualizzazione, una nuova geografia che riqualifichi la dimensione locale attraverso non solo piani territoriali ma vere e proprie agende dinamiche legate alla “vita” degli elementi strategici di un territorio. Una “vita” che a detta di Marco Peroni (Presidente di Pubblico 08) va ri-scritta e ri-narrata per non rischiare di perderla, pensando a nuove trame di sviluppo che spingano la comunità a sentire la valorizzazione come propria.

Abitare e regalare nuovi occhi all’intangibilità dei territori significa lavorare con “ingegneria” su nuove criticità come partecipazione, condivisione e reciprocità per avvalorare la redditività di lungo periodo delle azioni di valorizzazione. Una competitività, dunque, non in termini di pubblico ma di relazioni - conferma Patrizia Picchi (Responsabile Settore Musei e Patrimonio culturale della Regione Piemonte) - che va agevolata e accompagnata da una legislazione ad hoc capace di promuovere e sostenere anche la creazione di distretti dell’intangibile come quello implementato dalla Fondazione Olivetti per il riconoscimento dell’anima innovativa del territorio Canavese.

Nello specifico, si tratta di mettere in pratica tutte le direttive e gli spunti offerti dalla strategia della conoscenza di Lisbona 2000 e rinnovati dal Programma Comunitario Europa Creativa 2014-2020, un invito alla normalizzazione delle buone pratiche per la creazione di una nuova cultura del territorio contro la diffusione del fenomeno dello sprawl urbano (dispersione urbana) che va a minare direttamente l’identitàculturale di luoghi già in profonda crisi.

In Italia, in realtà, non manca il fervore del Welfare di natura bottom up: il Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio, il Movimento Nazionale “Stop al consumo del territorio”, il Patto Territoriale della Provincia di Torino contro il consumo di suolo siglato nel 2010, il riconoscimento culturale del suolo come bene comune normato dalla Regione Lombardia (a dicembre 2011 con una modifica della legge 31/2008 ovvero il Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura) sono solo alcuni degli esempi che danno nuova linfa all’art. 9 della Costituzione Italiana, caposaldo della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione.

Alla gemmazione di azioni “popolari” che alimentano il flusso delle buone idee non risponde però una normativa strutturale e “ufficiale” che giustifichi e dia senso all’istituzione del Ministero per la Coesione Territoriale, portabandiera di quelle politiche di responsabilizzazione territoriale volte alla riscoperta dell’intelligenza del territorio italiano o in altre parole della sua accessibilità.

In tale direzione viaggiano le esperienze di My Terristory, Temporiuso.net e Arte per Tutti, che attraverso l’utilizzo in un’ottica glocaledel racconto fotografico e delle nuove tecnologie mirano a valorizzare le risorse locali su grande scala.

My Terristory, in particolare, è un progetto che tramite la creazione di una piattaforma multimedialedesidera sensibilizzare le nuove generazioni e non solo sul problema del consumo del territorio attraverso l’emozione del racconto fotografico. Cartoline e storie di vita degli utenti contribuiranno alla costruzione di una memoria collettiva dei luoghi e alla grande narrazione crossmediale dell’Italia del cemento. A My Terristorysarà associata un’applicazione per smartphoneche estenderà l’esperienza della piattaforma al mondo mobile, in modo da offrire a tutti gli utenti la possibilità di visitare i luoghi raccontati e di “gustarli” nella loro versione precementificazione.

L’idea della social mapcaratterizza anche l’iniziativa “Temporiusobiketour”, un viaggio sulle due ruote in compagnia di assessori e consiglieri comunali, ricercatori e attivisti della società promotrice temporiuso.net, alla ricerca e scoperta degli spazi in abbandono e delle architetture dismesse delle diverse zone di Milano. Il percorso che “mappa i vuoti” si snoda volutamente di cluster in cluster proprio in nome di quella ricchezza culturale che definisce e differenzia un territorio dall’altro e, ingloba le energie locali che daranno impulso a nuove idee per la riattivazione degli spazi con progetti di riuso temporaneo. Tali progetti che costituiscono l’attività core dell’associazione culturale temporiuso.net utilizzano il tempo esistente tra dismissione e futuro dello spazio abbandonato per progettare culturalmente e far fiorire economie nuove e impreviste sul territorio sull’esempio delle esperienze di Londra e Bruxelles e dei Cantieri Isola a Milano: turismo lowcost, accoglienza temporanea per studenti, start-up dell’artigianato e piccola impresa, mondo dell’associazionismo sono gli ingredienti per la costruzione di una comunità di progetto di lungo periodo.

La cultura dell’accessibilità e dell’inclusione in campo artistico e culturale è al centro anche del progetto “Ivrea per Tutti. Microitinerari accessibili a tutti, per micro paesaggi culturali in Canavese” attraverso il quale l’associazione “Arte per Tutti” propone tre micro percorsi turistico-culturali accessibili in toto, organizzati intorno a tre micro aree di interesse ambientale, paesaggistico, storico, architettonico e archeologico industriale per favorire l’inclusione di soggetti socialmente, culturalmente e fisicamente svantaggiati nella comunità di pratica del tessuto cittadino. Degna di nota è la partecipazione all’iniziativa di alcuni artisti che hanno rielaborato l’iconografia degli stereotipi visivi e culturali legati all’accessibilità e la creazione di una guida turistica distribuita negli spazi istituzionali del territorio, in nome di quel gioco del viaggio e della diversità alla base del turismo sostenibile.

A fondamento di queste testimonianze c’è l’idea di “valorizzazione esplorata”ovvero un “on the road”di esplorazione e narrazione dei territori che punta a “mettere la storia in geografia” e a ri-mineralizzare luoghi e spazi attraverso una nuova urbanistica partecipata. In tal senso, i geoblog rappresentano la puntata 0 dei nuovi format territoriali che attraverso “sguardi itineranti” e facendo leva sulla dialettica civica responsabilità/desiderio aspirano a reinterpretare e valorizzare il genius loci. Le mappature sociali partecipate e condivise rappresentano infatti il primo stepper il recupero della fertilità culturale di un territorio, il cosiddetto “paesaggio interiore”, che può manifestarsi solo grazie alla discesa in campo di chi lo abita e vive, di chi ne tesse la trama socio-culturale. Del resto già una direttiva europeadel 1998 – la Convenzione di Aarhus - offriva al cittadino la possibilità di intromettersi nella gestione del territorio attraverso la “democrazia partecipata” innestata sui pilastri dell’informazione e giustizia ambientale.

Il modello internazionale dei “tavoli sociali”creati per la riqualificazione di spazi spesso abbandonati è stato importato in Italia dalla Fondazione Olivetti e dal Collettivo a.titolochehanno voluto applicare ad alcuni territori italiani il progetto francese NouveauxCommanditaires. Un’iniziativa che fa dell’arte contemporanea un propulsore di azioni pubbliche partecipate dagli abitanti di luoghi di lavoro e di vita, nuovi committenti di una produzione culturale orizzontale che, attraverso la responsabilizzazione degli individui in stretta relazione con mediatori e artisti, domanda e realizza qualità della vita e integrazione sociale. Ne è un esempio il Laboratorio di Storia e storie, disegnato da Massimo Bartolini e ospitato da una cappella barocca in degrado nel quartiere Mirafiori Nord di Torino. L’idea elaborata da un gruppo di insegnanti, a seguito del lavoro didattico svolto sulla memoria del quartiere, ha recuperato e donato nuovo vigore alle ultime tracce rurali del quartiere.

Sulla stessa lunghezza d’onda è il piano di Esterniche vede protagonista la Cascina Cuccagna di Milano, un’antica cascina urbana del ‘700 interessata da un progetto di rigenerazione che la restituisce alla città come “centro polifunzionale d’iniziativa e partecipazione territoriale”, partorito dall’incontro di un gruppo di cittadini costituitosi prima in associazione temporanea, poi in consorzio. Orti e serre didattici, una bottega a filiera corta, un’agenzia per il turismo agricolo-territoriale, spazi per ospitalità temporanea, laboratori ed esposizioni sono solo alcuni degli ingredienti della fucina Cuccagna, la testimonianza più viva delle nuove invasioni di campo e delle nuove trame di sviluppo tra cultura e territorio

In conclusione, se solo si prendesse alla lettera la Convenzione Europea del Paesaggio e, in particolare, l’art. 1° con il quale si designa “il paesaggio come quella parte di territorio così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere risulta dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”, si potrebbe invertire la rotta e compiere un meraviglioso viaggio contromano: esplorare l’arte dei territori per scoprire i nuovi territori dell’arte.


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