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06/02/2013, 11:10



Non-abbassare-la-guardia-contro-le-mafie


 EDITORIALE



di Pasquale Iorio
Il periodo delle festività di fine anno è stato funestato da numerosi atti vandalici e di violenza in alcuni comuni dell’aversano, nelle terre tristemente famose come il ”regno di Gomorra” (Saviano). In particolare vanno ricordati alcuni gesti come quelli che hanno visto imbrattate di pittura la statua di d. Peppe Diana nel parco della memoria a Casal di Principe; il furto di una stele

della statua in memoria del carabiniere Salvatore Nuvoletta (vittima innocente di camorra); gli atti vandalici e distruttivi nella sede di Libera a Casapesenna, nella scuola materna di Gricignano e in quella comprensiva di Frignano. Vi è stato un susseguirsi di episodi tanto vili quanto inquietanti, come gli spari di 4 colpi di pistola nella notte di Capodanno contro la sede del ristorante NCO (Nuova Cucina Organizzata - luogo simbolo della letta per creare una nuova economia sociale).

Una prima ferma risposta di massa a queste intimidazioni è stata offerta con la manifestazione promossa da Libera sabato 5 gennaio 2013 proprio nel cortile della NCO, con la partecipazione di d. Ciotti, delle principali istituzioni ed enti in prima fila per la lotta contro la camorra (a partire dalla Camera di Commercio, dalla Guardia di Finanza e dalla Questura di Caserta), della magistratura con il giudice Lello Magi, del mondo del lavoro e delle imprese, della fitta rete di associazioni del terzo settore, del mondo del volontariato e della cooperazione, dei giovani e della Chiesa (con il vescovo di Aversa), con tanta presenza anche di cittadini e persone dei comuni vicini.

Come ha sottolineato d. Ciotti la lotta per affermare la legalità democratica richiede un impegno forte e costante, in primo luogo da parte del governo e delle istituzioni, volto a sostenere le imprese nate sui beni confiscati per un loro uso sociale e produttivo, che proprio nelle terre di don Diana stanno dando vita a nuovi percorsi di sviluppo locale e di economia civile (come dimostra il progetto La RES, finanziato da Fondazione con il Sud).
A fronte di questa emergenza, non sono comprensibili alcune contraddizioni sul fronte degli organi di governo ed istituzionali più esposti.

Infatti, mentre si discute tanto di legalità – finanche con un simbolico “pacco alla camorra” portato nella sede del parlamento europeo – si apre la crisi del Consorzio Agrorinasce, uno dei  presidi per affermare azioni e politiche di riscatto in modo concreto nel territorio tristemente famoso come “regno di Gomorra”.

Negli ultimi anni l’attività del Consorzio – gestito da 6 comuni e dal Ministero degli Interni, con la supervisione della Prefettura – si è caratterizzata con successo nel creare nuova economia e nuovi servizi attraverso l’uso sociale e produttivo dei beni confiscati alla camorra, per lo più affidati ad imprese e cooperative sociali gestite da giovani e da associazioni non profit.

Ora si rischia la paralisi di tutte le attività per carenza di fondi, che per lo più provenivano dalle quote sociali dei comuni consorziati (Casal di Principe, Casapesenna, S. Cipriano, San Marcellino, S. Maria la Fossa e Villa Literno) e da fondi nazionali o regionali. Questi flussi si sono arenati vuoi per la crisi finanziaria che attanaglia gli enti locali, vuoi anche per un affievolito interesse da parte delle istituzioni (in primo luogo Governo e Regione Campania).

Allo stato il Consiglio di Amministrazione è bloccato (in pratica dimissionario); da molti mesi non vengono percepiti gli stipendi da parte degli operatori, i quali da tempo hanno avanzato una serie di proposte per uscire dalla situazione di stallo, per rilanciare una prospettiva di futuro di uno dei presidi reali e fondamentali per il riscatto sociale, civile e democratico di queste terre.

E’ incredibile come questa situazione di crisi si stia consumando con il silenzio e l’indifferenza di tutti quelli che dovrebbero vigilare e battersi a difesa di una delle poche buone pratiche, di una delle esperienze più innovative a livello nazionale – che molti indicano come modello da esportare anche in altre realtà.
In primo luogo dovrebbero svegliarsi gli organi di governo locali, provinciali e regionali per impedire che questa realtà venga lasciata in uno assurdo isolamento. In secondo luogo si richiede uno scatto di mobilitazione anche da parte delle associazioni più impegnate sul fronte della legalità democratica, a partire da Libera e dall’associazione Mò Basta, composta dalle più importanti organizzazioni datoriali e del movimento sindacale.

Occorre agire con urgenza, prima che la situazione precipiti fino a compromettere e bloccare tutti gli interventi in cui Agrorinasce è stazione appaltante – in primo luogo per mettere in attività tanti beni confiscati in attesa di essere ristrutturati e riutilizzati. In secondo luogo incombe il rischio che vengano revocati tanti finanziamenti, con danni enormi per il pubblico erario. Senza parlare delle tante attività di pubblica utilità come quelle dell’Università o del teatro della Legalità. Altro che pacco alla camorra! Sarebbe un duro colpo per tutto il lavoro svolto finora da tante associazioni ed imprese giovanili.

Un’altra notizia altrettanto drammatica circola in questi giorni: “Rischia di chiudere a fine anno l'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzati. Infatti, il ministero dell'Economia ha espresso parere negativo alla richiesta di proroga fino al 31 dicembre 2013 della disposizione contenuta nel decreto 159/2011 che consente all'Agenzia di avvalersi del personale proveniente dalle altre amministrazioni dello Stato e di stipulare contratti a tempo determinato. Personale che, di fatto, rappresenta la quasi totalità del personale della struttura”.

E’ un lusso che non possiamo permetterci: un regalo troppo grande alle forze criminali, che negli ultimi anni hanno subito notevoli colpi dalle forze dello stato e della magistratura. Ecco un campo su cui si può misurare la volontà concreta di cambiare e di innovare, in primo luogo da parte delle  forze politiche e delle istituzioni. E’ un primo segnale serio di mobilitazione che richiede una attenzione diversa da parte dei partiti, soprattutto in un momento di transizione come quello che stiamo vivendo con le elezioni nazionali alle porte.


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